Quando, nel famoso maggio del ’68, qualcuno scrisse questo slogan (col punto esclamativo, non interrogativo) sui muri della Sorbona, certamente non pensava né a De Gaulle, né a Macron (e tantomeno alla Le Pen). Io, all’epoca, ero ancora troppo piccolo per scrivere sui muri, e soprattutto per capire il significato di questo slogan, che ritrovai più tardi, durante gli anni Settanta, in qualche angolino di un movimento impetuoso, ma poco fantasioso. Devo dire che mi è venuto in mente in questi giorni, pensando…al governo Meloni! Certo, si tratta di una fantasia malata, molto tossica, esattamente contrapposta a quella auspicata dai Sessantottini, ma, visto che stiamo verificando giorno per giorno quanto fosse ottimista Orwell quando scrisse “1984”, dobbiamo riconoscerlo. Ci vuole molta fantasia per rivendicare al peggior governo degli ultimi 80 anni (il più longevo, questo sì, ma questo non c’entra con la fantasia) l’aver migliorato le condizioni della grande maggioranza degli italiani (e di chi italiano non è, ma vive, lavora e paga le tasse nel Belpaese), cioè dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati, dei “poveri” (cioè del 90% dei cittadini). Non importa se sanità e scuola, salari e pensioni fanno acqua da tutte le parti, se la legge Fornero non solo non è stata abrogata, ma addirittura peggiorata, se le famigerate accise non sono state abolite, se l’unica cosa che aumenta (oltre ai prezzi) è la spesa per gli armamenti, ecc. ecc. La nostra Giorgia “faccia di tolla” (espressione bresciana in simil-bronzo), sorridente e sicura di sé (almeno apparentemente) appare in TV a reti unificate e ci dimostra che con lei, per davvero, la “fantasia” è al potere. Ma il vertice della fantasia lo stanno dimostrando in questi giorni in Parlamento, gli erede di Mussolini (ed altri poco rispettabili “sodali”). I nipotini politici di quelli che, come Almirante, “difendevano la razza” aiutando a deportare gli ebrei (e non solo quelli) nei campi di sterminio, che rivendicavano a voce alta ed orgogliosamente il loro antisemitismo, stanno cercando, con la “legge bavaglio” di dare dell’antisemita a chi, come noi (intesi anche come i nostri nonni e padri politici), ha sempre combattuto con forza ogni forma di antisemitismo, anche quello blando de “gli ebrei sono usurai, tirchi, controllano il mondo, ecc.”. I figli politici dei Mussolini, degli Almirante, degli Junio Valerio Borghese o degli Julius Evola, quelli che scrivevano sui muri negli anni Settanta “Ebrei nei forni” vogliono dar lezioni a me, che li ho combattuti politicamente (e spesso fisicamente) di “lotta contro l’antisemitismo”? Qualcuno di loro, che magari è stato pure in consiglio comunale a Brescia, dovrebbe ricordare i sonori ceffoni (e calci in culo) che si è preso dal sottoscritto e da altri che la pensavano come me quando è stato sorpreso a scrivere quegli orribili graffiti antisemiti. Ed ora questi signori vogliono spiegarci che essere contro il genocidio del fascio-sionista governo israeliano (ed in genere contro il sionismo, ideologia nemica non solo dei palestinesi, ma pure del “popolo ebraico”, che rischia di pagare un’altra volta per i massacri fatti in suo nome) è uguale ad essere “antisemita”. Se non è fantasia sfrenata questa, cosa lo è? Siamo veramente alla “neolingua” di cui parlava Orwell: la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza! Ma noi, che odiamo la guerra, la schiavitù, l’ignoranza, ed ogni forma di razzismo (compreso l’odioso razzismo antisemita) continueremo a gridare a voce alta, nonostante le vostre leggi liberticide, NO al genocidio in Palestina (e ovunque), NO al sionismo (e ad ogni nazionalismo), NO alle guerre “tra i popoli”! E soprattutto, NO alla pace tra le classi.
Flavio Guidi
Scopri di più da Brescia Anticapitalista
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.