Nel paese non si terranno più le elezioni: così ha deciso l’orteguismo nel corso della celebrazione del 47° anniversario della rivoluzione popolare sandinista

di Bái Qiú’ēn (da “La Bottega del Barbieri”)

Habrá patria para todos o no habrá para ninguno (De la libertad del pueblo, 1979)

Dopo due mesi senza apparire in pubblico, il 19 luglio scorso, nel corso della celebrazione del 47° anniversario, Daniel ha posto la pietra tombale sulla storia della Rivoluzione Popolare Sandinista e sui sogni di un intero popolo: nel Nicaragua della famiglia Ortega-Murillo non ci saranno più elezioni. Le sue testuali parole sono state: «Non ci saranno più elezioni per permettere loro (all’opposizione) di tentare di impadronirsi del governo, di prendere il potere».

Sorge spontanea la domanda: a quale opposizione si riferiva, se tutto ciò che può essere catalogato come tale è stato completamente annichilito negli ultimi otto anni e ormai stai eliminando persino i più fedeli sostenitori dell’orteguismo, per sostituirli con tuoi accoliti?

Tra i cardini essenziali della nuova società ipotizzati da Carlos Fonseca dopo l’abbattimento della dittatura somozista vi era la instaurazione e il rafforzamento di un sistema partitico pluralista. Oggi, gli oppositori «tramano e cercano di organizzare partiti, affinché – nelle elezioni che immaginano – quei partiti possano vincere».

Cara Rosario, ti ricordo le parole di una canzone del 1979, che tu hai dimenticato o che volutamente ignori: «Ci sarà patria per tutti o non ci sarà per nessuno». Nella euforia del triunfo, si esprimeva l’idea rivoluzionaria secondo la quale la dignità, la libertà e i diritti di una nazione appartengono a tutti i cittadini senza esclusioni, oppure non possono esistere in una società divisa od oppressa.

Per quanto il sottoscritto non sia avvezzo al facile complottismo, la unica e vera ragione di questa scelta di assassinare coscientemente una rivoluzione che aveva entusiasmato e affascinato il mondo, può essere una soltanto: tuo marito, l’ormai ultraottantenne Daniel è al capolinea e tu, cara Rosario sai perfettamente che ben pochi militanti sandinisti (autenticamente sandinisti) ti sceglierebbero per dirigere il Paese. Chi da parecchi anni tira le fila delle scelte politiche sei tu, essendo Daniel un vero e proprio ostaggio nelle tue mani, da dopo il tuo salvataggio da lei coscientemente realizzato sulla questione della sua figliastra (tua figlia) Zoilamérica. Anche la sua salute (fisica e mentale) non è delle migliori e lo si è visto in numerose occasioni: camminata lenta e insicura, difficoltà nel pronunciare i discorsi.

Altro che la retorica affermazione, sempre buona per infiammare gli animi, ma lontana anni luce dalla realtà: «Non importa quanti soldi gli yankees diano loro, non saranno in grado di farcela». Quanti finanziamenti potrebbero arrivare da Washington se l’opposizione è del tutto inesistente, divisa e soprattutto esiliata (oltre che privata della nazionalità)? Non siamo più negli anni Ottanta e questo discorso di Daniel non è soltanto la pietra tombale sulla Rivoluzione Popolare Sandinista, ma è a tutti gli effetti il suo “testamento politico”. Scritto probabilmente di tuo pugno e da lui letto senza che si rendesse conto di ciò che stava dicendo.

«Lavoreremo con l’Assemblea Nazionale perché dobbiamo varare leggi che erigano un muro contro i golpisti e i traditori, affinché, per quanto denaro gli yankees possano dare loro, non riescano a vincere». Come se la Asamblea Nacional non fosse subordinata ai tuoi capricci. Mentre da noi sembra che il problema politico fondamentale sia riscrivere per l’ennesima volta la legge elettorale, tu risolvi il problema alla radice, con un ben assestato colpo di machete.

Nonostante la completa riscrittura della Costituzione approvata meno di due anni fa (25 febbraio 2025), prevedendo retroattivamente perfino lo slittamento di un anno delle elezioni che avrebbero dovuto svolgersi alla fine di questo 2026 e il mandato presidenziale allungato da cinque a sei anni, non è sufficiente per garantirti la vittoria elettorale, senza la presenza di Daniel. Perciò: nessuna elezione nel novembre 2027, né in seguito. Da qui alla eternità. Nulla è però eterno, cara Rosario: come ricordava spesso Tomás Borge, anche l’Impero romano è crollato.

Ricoprendo però il ruolo istituzionale di co-presidente (il Nicaragua è l’unico caso al mondo di due presidenti che co-governano con i medesimi poteri), non hai alcuna necessità di essere confermata nella carica che, a questo punto, è vitalizia.

In ogni caso, con questa decisione si conclude un ventennio durante il quale gli spazi di democrazia (per quanto borghese potesse ancora essere) sono stati progressivamente chiusi e non certamente sostituiti con un effettivo potere al popolo. Lo slogan El pueblo Presidente è rimasto e rimane null’altro che uno slogan, parola che deriva dal gaelico sluaghghairm «grido di guerra».

Neppure Somoza, neppure Videla, neppure Pinochet e, che io ricordi, nessuno dei tanti dittatori che hanno infestato e funestato l’America latina nel secolo scorso, erano mai arrivati a tanto. Questa tua ennesima follia, che imponi a Daniel con o senza il suo assenso cosciente, la pubblicizzi in un momento nel quale la mappa geopolitica delle Americhe e del mondo è completamente mutata rispetto a soli dieci anni fa. The Donald sta adattando a se stesso la vecchia ma evergreen Dottrina Monroe: da l’America agli Americani, a il mondo a me.

Quale alternativa resta, non dico ai pochissimi somozisti ancora presenti in Nicaragua facilmente identificabili e isolabili, ma a un intero popolo che nel 1979 sognava un futuro diverso per se stesso e per i propri figli? Quella che trionfò il 19 luglio del 1979 era davvero una rivoluzione popolare, realizzata dal popolo e per il popolo. Oggi, questo popolo conta come il due di coppe quando briscola è denari (lo so, per te è “arabo”, ma puoi fartelo spiegare dalla ormai ex tua ambasciatrice a Roma, oggi disoccupata).

Questa tua improvvida decisione potrebbe però condurre direttamente a una nuova guerra civile e, a questo punto, sì che Washington potrebbe intervenire ufficialmente, non finanziando ciò che non esiste, ma mobilitando i marines. Sarebbe uno splendido risultato, cara Rosario.

La storia è una ottima maestra ma, a quanto pare, non ha allievi in grado di comprendere i suoi insegnamenti. La cronaca è addirittura una professoressa e il recente sequestro piratesco realizzato a Caracas qualcosina ti dovrebbe insegnare.

So perfettamente che non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire e certamente queste righe non serviranno a farti rinsavire e a renderti finalmente conto che non può esistere una tua Patria personale se non è la stessa di tutti gli altri nicaraguensi.


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