Sono appena tornato dal funerale di Mirko Lombardi, presso il tempio crematorio di Sant’Eufemia. La scomparsa di questo compagno è stata ricordata dai media locali (tra cui Radio Onda d’Urto, il cui articolo riproduciamo sotto) parlando di Mirko (“un vecchio comunista” si era definito anche ultimamente, quando l’impegno politico non era più per lui una priorità) come di una delle figure chiave della sinistra bresciana dagli anni ’90 in poi. E le organizzazioni in cui ha militato (PRC e SEL-SI) lo hanno ricordato con i comunicati che riproduciamo in basso. In effetti, al funerale c’erano “tutti”: un buon numero dei vecchi militanti del suo partito originario, il PCI (ora quasi tutti nel PD), i militanti di Rifondazione (con l’unica bandiera rossa presente), quelli di SEL, ora in Sinistra Italiana, quelli che, come me, non erano mai stati nel PCI ma avevano condiviso, almeno per alcuni anni, il percorso in Rifondazione Comunista, e quelli che, pur non avendo mai militato negli stessi partiti di Mirko, avevano condiviso con lui percorsi di lotta su questioni concrete (soprattutto la casa e l’ambiente). Uno spaccato del “popolo di sinistra” bresciano degli anni ’80 e ’90 e del primo decennio del secolo attuale. Infatti molte teste grigie o calve, praticamente nessuno al di sotto dei 50 anni. Mirko, che ho conosciuto nel 1991, quando entrambi entrammo nel PRC, secondo me rappresentava la continuità dell’esperienza del PCI, che è sempre stato il “suo partito”, anche in Rifondazione e, credo, più tardi in SEL. Scrivo “credo” perché il mio rapporto politico con lui cessò nel 1998, quando andai a vivere e lavorare all’estero e, al mio ritorno a Brescia, dopo 15 anni, al di là di qualche scambio polemico su Facebook, non ci fu più occasione di confrontarsi davvero. Per me lui è sempre stato il classico militante del PCI, nel bene e nel male (per fortuna senza l’intolleranza settaria dei “vecchi stalinisti” del partito di Togliatti, Longo e Berlinguer). Credo che per lui (e probabilmente per la grande maggioranza di quelle decine di migliaia di militanti che passarono per l’esperienza del PRC) la parola “Rifondazione” significasse “rifondare” il PCI, il partito che, scomparendo, lo lasciava in un certo senso orfano, ma al quale rimase fedele culturalmente fino alla fine. Per me, che speravo che “Rifondazione” significasse un enorme rinnovamento, buttando a mare stalinismo e riformismo, era in un certo senso l’opposto. E non potevamo certo andare “ideologicamente” d’accordo. Infatti Mirko fu sempre in maggioranza, nel nostro comune partito, ed io sempre in minoranza (tanto per cambiare). Ciò non ci impedì di fare, in quei sette anni in cui militai con lui, molta strada insieme (visto che comunque eravamo “dalla stessa parte della barricata”) e, soprattutto, di confrontarci senza anatemi e senza asprezze (e tanto meno insulti). Ricordo ancora un suo intervento al Comitato Politico Provinciale del PRC (credo nel 1994) quando, cercando di convincerci della necessità di schierarci col PDS e le altre forze di centro-sinistra per contrastare il “fenomeno” Berlusconi, fece un paragone calcistico sul “giocare con le nuove regole” (erano le prime elezioni con l’antidemocratico sistema maggioritario, che porterà al “menopeggismo” che ci perseguita tuttora), riuscendo senza troppa fatica a convincere la maggioranza dei compagni (non certo noi, “gli estremisti”). Oggi, dopo il breve commosso ricordo di Marino Ruzzenenti, la musica suonata dai suoi compagni di banda (Mirko suonava il clarinetto), pur bellissima, non faceva nessun riferimento al Mirko “vecchio comunista”. Nessuno ha suonato o cantato l’Internazionale. Una sola bandiera rossa, del partito da cui era uscito 17 anni prima, a testimoniare il suo legame con la storia del movimento operaio. Un segnale, forse, della delusione e delle sconfitte che ci hanno segnato tutti quanti, noi “rivoluzionari” e pure i “realisti” (non so se Mirko avrebbe gradito l’aggettivo “riformisti”) come lui. Che la terra ti sia lieve, Mirko.
Flavio Guidi
[da Radio Onda d’Urto] Nella notte, dopo aver combattuto contro una terribile malattia per anni, è morto il compagno Mirko Lombardi. Una lunga militanza pluridecennale nella sinistra, dalla fondazione del SUNIA -Cgil, al funzionariato nel PCI, poi in Rifondazione comunista per cui è stato consigliere comunale a Brescia e poi regionale e infine tra i fondatori di SEL. Aveva una grande passione per la musica coltivata fino alla fine della sua vita, suonando il clarinetto nella Banda Filarmonica Isidoro Capitanio con cui ha partecipato, già provato dal male, al suo ultimo concerto per l’anniversario della Strage del 28 maggio. Laureato in architettura e molto colto, si era anche impegnato nella Fondazione Luigi Micheletti dove ha avuto un ruolo centrale nel salvare il settore della ricerca ambientalista mostrando anche in questo modo la sensibilità e l’attenzione verso quelle tematiche; negli ultimi anni aveva sviluppato un profondo interesse per la paleoantropologia che l’ha portato ad effettuare ricerche e studi in Tanzania. Viene ricordato per il suo approccio unitario e non settario, per la sua capacità di dialogare, di confrontarsi e di mettersi a disposizione dei movimenti anche quando ricopriva ruoli più istituzionali.
Il corpo di Mirko riposa presso l’abitazione familiare in via Gabbiane 30 quartiere San Bartolomeo a Brescia. Il funerale si svolgerà sabato 1 agosto alle ore 13 al Tempio crematorio di Sant’Eufemia.
Il ricordo di Marino Ruzzenenti, storico dell’ambiente e grande amico di Mirko Ascolta o scarica
Arturo Squassina che ha condiviso con Mirko l’esperienza nel PCI Ascolta o scarica
Manuela Gobbi che ha suonato con Mirko nella Banda Ascolta o scarica
Il comunicato di Rifondazione Comunista
Rifondazione Comunista piange la scomparsa di Mirko Lombardi, compagno appassionato con cui abbiamo condiviso tanti anni di impegno e lotta.
Mirko è stato un militante politico e sindacale, un dirigente comunista e un vero intellettuale organico che coniugava impegno rigoroso, studio della realtà, grande cultura e competenza.
Lo ricordiamo come consigliere comunale e regionale, segretario di federazione e dirigente nazionale che diede grandissimo impulso alla nostra iniziativa sui temi dell’ambiente, dei beni comuni, dell’urbanistica, della casa, dei trasporti.
Negli ultimi anni non aveva più appartenenze di partito, ma fino all’ultimo incontro pubblico a cui ha partecipato Mirko si è definito un “vecchio comunista”.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Fiorenzo Bertocchi, segretario della federazione di Brescia del Partito della Rifondazione Comunista
Il comunicato di Sinistra Italiana Federazione di Brescia
Se n’è andato per sempre nella notte Mirko Lombardi, ex consigliere comunale e regionale. Un uomo che si è sempre battuto per la giustizia sociale e ambientale, che considerava un tutt’uno inscindibile.
Nato a Brescia il 22 aprile 1950, architetto con lode all’Università di Firenze, ha percorso una vita intera all’insegna dell’impegno concreto: dal sindacato degli inquilini (tra i fondatori del SUNIA CGIL a Brescia) alla politica attiva, prima nel PCI e poi in Rifondazione Comunista, di cui fu dirigente nazionale con responsabilità sui temi della casa, dell’urbanistica, del lavoro e dell’ambiente. Consigliere comunale a Brescia per dieci anni (1985-1995) e soprattutto consigliere regionale in Lombardia per due legislature (1995-2005), è stato tra i fondatori nazionali di Sinistra Ecologia e Libertà.
Negli anni del Consiglio regionale è rimasto sempre in prima linea, con particolare determinazione contro le centrali a turbogas, difendendo territorio, salute e qualità della vita delle comunità locali. Per lui non esisteva separazione tra diritti sociali e tutela dell’ambiente: erano due facce della stessa battaglia per una società più giusta e sostenibile.
Anche dopo l’impegno istituzionale ha continuato a impegnarsi: consigliere di amministrazione dell’ALER di Brescia, segretario cittadino di SEL, socio fondatore e tesoriere dell’associazione “Ripensare il mondo”, impegnato nel rilancio del Museo di Scienze Naturali di Brescia e, negli ultimi anni, appassionato di paleoantropologia con le campagne di scavo alle Gole di Olduvai in Tanzania. Ha fatto parte del Consiglio di amministrazione della Fondazione Luigi Micheletti. un uomo coerente, colto e tenace, che ha vissuto la politica come servizio e non come mestiere.
Scopri di più da Brescia Anticapitalista
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.