Luglio si avvicina, e con ciò il 90° anniversario dell’inizio della guerra civile spagnola. Le iniziative “per ricordare” si moltiplicano. Probabilmente sia da parte degli sciacalli eredi dei “vincitori”, che, a braccio teso, urleranno “¡Arriba España!, contenti del massacro di un intero popolo, sia da parte degli eredi dei “vinti”. Che, il più delle volte, si accontenteranno di tirare un sospiro di sollievo per il minor grado di barbarie (chi si accontenta gode, cantava Ligabue) in cui la società dello Stato Spagnolo è immersa negli ultimi 50 anni, come testimonia anche l’episodio ricordato dai compagni catalani. Qualcuno forse ricorderà che, 90 anni fa, centinaia di migliaia di operai, di braccianti, di contadini tentarono l’ennesimo assalto al cielo, soprattutto in Catalogna e Aragona. E che il cosiddetto “ritorno della democrazia” lasciò intatte non solo le strutture del potere capitalistico, ma persino le tane dei boia franchisti. Noi, controcorrente, siamo tra questi ultimi.
Da “Resistencies.cat”
Il processo di appropriazione, da parte dei poteri e delle istituzioni stabilite, della memoria di coloro che furono sconfitti dal colpo di stato fascista del 18 luglio 1936, l’inizio di un genocidio che raggiunse il suo parossismo nei tre anni di guerra e nel periodo immediatamente successivo (centinaia di migliaia di morti nei combattimenti, massacri di civili, esilio di massa, usata come arma contro la popolazione contraria al regime), continua senza sosta.
Questa performance, sponsorizzata da un partito di governo che è stato, dalla transizione a oggi, il pilastro dell’anomalo regno di Spagna, riassume il desiderio di imporre una narrazione basata sulla negazione delle prove e che si è conclusa con il whitewashing dell’attuale regime.
La retorica zuccherata e vuota che accompagnò l’azione (un elicottero che sganciava migliaia di fogli con poesie sulla pace, contro la guerra, ecc. in uno degli scenari degli attentati compiuti dall’Aviazione Legionaria) faceva parte della campagna istituzionale chiamata “50 anni di libertà”.

Un’operazione di marketing tanto aggressiva quanto sfacciata, dato che ci sono ancora molte testimonianze di ciò che è accaduto nello stato spagnolo in questi “50 anni di libertà”: migliaia di persone torturate, giornali e radio chiusi manu militari con accuse inventate, carceri speciali, partiti illegalizzati, centinaia di omicidi da parte di gruppi fascisti, da parte delle forze di polizia (passate indenni, come la magistratura, dall’apparato franchista a quello “democratico”), da mercenari al servizio del Ministero dell’Interno, sparizioni, repressione violenta di movimenti politici (anarchici, comunisti rivoluzionari, indipendentisti), sindacati (operai giornalieri, lavoratori, minatori), proteste sociali (legge del bavaglio) o d’espressione (Pablo Hasel e decine di altri casi).
Impunità
Ma i 100.000 fogli lanciati sui turisti nel Quartiere Gotico non solo sono serviti a coprire la vergogna di una monarchia scelta e incoronata da Franco, ma hanno anche aggiunto uno strato all’impunità che gli attuali governanti hanno attivamente collaborato a porre sopra il diritto delle vittime dell’aggressione fascista alla “verità, giustizia, riparazione e garanzia di non ripetizione”.

Forse sarebbe stato più appropriato: un bombardamento di odi all’impunità. Infatti, contrariamente a quanto accaduto in Cile e Argentina, dove le leggi complete con cui le dittature si assolvevano furono abrogate, qui l’amnistia del ’78 è ancora in vigore e non viene messa in discussione da nessuno, e ancor meno dal PSOE e dai suoi – su questo tema – alleati del PP-VOX. Una legge che ha garantito che nessun torturatore, assassino, criminale di guerra, ladro o stupratore dalla parte franchista subisse alcuna conseguenza per i propri crimini e che, a sua volta, ha permesso i privilegi economici e di status accumulati dai franchisti e dalle classi dirigenti spagnole durante la dittatura grazie al saccheggio dei vinti, al diritto di conquista, corruzione e persino lavoro schiavo rimasero intatti per tutto questo “50 anni di libertà”.
Diritto internazionale?
Le prestazioni sovvenzionate dal consiglio comunale dell’America’s Cup e della Formula 1 hanno un cinismo aggiuntivo, ignorato dall’intera stampa che si è dedicata a riprodurre – secondo una prassi consolidata della corporazione – le note scritte dalla squadra municipale: il contesto dell’indignazione internazionale per le violazioni dei principi fondamentali del diritto internazionale compiute da Stati Uniti e Israele.
Di fronte alla brutalità degli attacchi contro le popolazioni civili, ovunque si è sollevata un’indignazione che invoca l’applicazione delle norme e dei trattati che condannano i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità, ricordando che sono crimini “imprescrittibili”.
Ebbene, si scopre che anche i bombardamenti dell’Aviazione Legionaria furono ai suoi tempi un crimine di guerra, una violazione di leggi e patti. Il primo esperimento di terrorismo contro la popolazione civile fu praticato dall’aria in una grande città europea.
Responsabilità (Ir)istituzionale
La nuvola di documenti ha servito a coprire un’altra anomalia: le istituzioni rappresentative – in stato di diritto – dei cittadini di Barcellona, colpiti da crimini che hanno violato il diritto internazionale, il Consiglio Comunale[i] e la Generalitat, che hanno il DOVERE di accompagnare vittime e famiglie in azioni legali volte a ottenere un risarcimento (come sta accadendo oggi in Italia con le pretese contro lo Stato tedesco per eventi della Seconda Guerra Mondiale ), hanno attivamente e passivamente impedito ai “loro” cittadini di ottenere anche solo un po’ di giustizia, o da un tribunale straniero.

Entrambe le entità hanno rifiutato di agire a tal riguardo, NONOSTANTE UN RAPPORTO LEGALE che sostenesse la validità di una causa per responsabilità civile contro lo Stato italiano per i crimini perpetrati dall’aviazione di quello che allora era il governo legale di quel paese. Nonostante la solidità del ragionamento (basato su una sentenza del 2014 della Corte Costituzionale italiana) e la facilità della procedura (fondamentalmente poteri per un avvocato italiano di presentare la causa a un tribunale di Roma), le persone e i gruppi che hanno formulato questa proposta si sono trovati le porte chiuse e il silenzio in risposta.
Una stampa meschina, partiti sempre più orfani di una cultura democratica, seppur formale, una società confusa da valanghe di messaggi incoerenti e false urgenze hanno permesso che questa azione, che in realtà costituisce una vera derisione della memoria delle vittime e del loro diritto alla verità e alla giustizia, fosse vista come una bella iniziativa di persone civili e politicamente corrette.
[i] Quando Jaume Asens era consigliere, il Comune di Barcellona si costituì parte civile nel procedimento penale aperto su iniziativa di due vittime della Barceloneta. Dopo la partenza di Asens, il disinteresse e i silenzi tornarono. La Generalitat non fecce neppure quello.
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