di Rolando d’Alessandro
Dopo la scoperta del cosiddetto “Gabinetto della Vergogna” negli anni ’90, i tribunali italiani hanno aperto procedimenti penali contro i criminali di guerra nazisti responsabili di massacri di civili (Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Civitella della Chiana, ecc.). Quasi tutti i condannati sono sfuggiti al carcere, ma quando si è trattato di determinare la responsabilità finanziaria, i tribunali hanno ripetutamente accolto le richieste di risarcimento dei familiari delle vittime nei confronti dello Stato tedesco. Sotto una pioggia di sentenze di condanna, il governo federale si è rivolto alla Corte dell’Aia, che, con una sentenza controversa, gli ha dato ragione, pur riconoscendo la legittimità delle richieste delle vittime e invitando le parti a una soluzione diplomatica.
Una sentenza del 2014 e recenti pronunciamenti, uno nel 2020, della Corte Costituzionale, han tuttavia ribadito il rifiuto, nell’ordinamento giuridico italiano, del principio di immunità statale nei casi di crimini contro l’umanità. La dignità della persona umana si antepone allà ragion di stato. Un principio dirompente
Successivamente, vista l’impossibilità di costringere lo Stato tedesco a conformarsi alle sentenze del tribunale tramite il diritto internazionale, il governo italiano ha istituito un fondo specifico per soddisfare le richieste delle vittime: il “Fondo speciale per il risarcimento dei danni dei crimini nazisti”.
È ovvio che in questo scenario un eventuale ricorso dinanzi a un tribunale civile italiano avrebbe buone probabilità di successo, poiché l’intervento del regime di Mussolini, oltre all’aggressione e all’occupazione illegale (in quanto violava il principio di non intervento negli affari interni – non paragonabile al diritto di Stati terzi di aiutare un governo legittimo -)
Fondo ristoro e la sinistra superficiale
Opportunità di ridare allà lotta antifascista il significato di rivoluzione sociale – non esclusivo, certo, ma ben presente e oggi scomparso-.
Il disinteresse della sinistra in genere e di quella ancora quasi rivoluzionaria in particolare per la vicenda è sintomatico e rivelatore dell’assenza di strategia e riflessione sui grandi temi che ci assillano e che vengono abbordati sempre entro i parametri definiti da media mainstream e política istituzionale.
Nel campo internazionale, oggi cosí presente con lo sgretolamento dei principi di diritto internazionale a parole alla base della nascita stessa della UE, il principio della non immnità degli stati – introdotto dalla sentenza della CC – è potenzialmente dirompente e, da solo, meriterebbe.
In parallelo, quello della responsabilità degli stati apre la porta a percorsi di controffensiva se interpretato non più come esigenza legittima di riparazione in capo a individui (in questo caso familiari ed eredi), ma comunità che potrebbero accampare richieste in sede giudiziaria d’investimenti alternativi, per esempio, a quelli militari, di tipo sociale, comunitario, di formazione, nel quadro di strategie non solo difensive ma di ricostruzione del presente con indirizzi autonomi e di classe, solidali (economia regenerativa, non quella del greenwashing, certo, finanze etiche, solidarietà internazionale).
Una indifferenza spiegabile solo con il trionfo delal narrazione egemonica, di cui il PCI e la sua squallida progenie si sono fatti negli anni portabandiera, in cui la guerra partigiana è stata spogliata di qualsiasi carica rivoluzionaria, appiattita sulla retorica nazional populista con abbondante ricorso ai simboli patri, della guerra di liberazione dal male, comunque straniero. Una posizione che negli anni ha prodotto addirittura la complicitaà e collaborazione attiva con la repressione diretta e spietata di chi negli anni settanta rivendicava una continuità con l’antifascismo di classe.
(Un altro giorno parleremo di come questo stato di fatto pacificamente acquisito e in cui l’imperialismo vincente in quel conflitto è abbondantemente sdoganato contrasta con l’attuale diffusa difesa di stati teocratici impegnati in guerre contro le stesse potenze imperiali e i loro figli)
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