Nato a Virle Treponti (Rezzato) il 29 gennaio 1903. Durante il biennio rosso, il 16enne Faustino desta l’interesse della polizia come “elemento socialista indi anarchico (sic!”. Esce dal PSI molto presto ed aderisce alle idee libertarie. Nell’ottobre del 1921 viene incarcerato per 25 giorni per “violenza a pubblico ufficiale” (oggi si beccherebbe vari anni di galera, per lo stesso reato). Nel luglio del ’22 viene condannato ad alcuni mesi di carcere per “lesioni personali volontarie”, ma riesce ad emigrare in Francia in settembre, dove lavora come operaio scalpellino a Reims, Parigi e Sataren. Il 6 aprile 1925 la Corte di Appello di Parigi lo condanna a sei mesi di reclusione per aver procurato “lievi lesioni” a degli avversari politici (presumibilmente fascisti). Decide di rientrare in Italia per “fare la naja”, ma viene arrestato al confine di Modane per “diserzione” il 4 marzo 1926. Assolto perché il fatto non sussiste, viene assegnato al 24° Reggimento di fanteria, a Genova, dove non manca di fare propaganda libertaria. Anche per questo, alla fine del servizio militare, nell’aprile del ’27, viene “ammonito” per due anni in quanto “elemento pericoloso all’ordine nazionale dello Stato”. Trasferitosi a Brescia, in agosto è condannato a tre mesi di carcere per aver contravvenuto alla “ammonizione”. Operaio marmista, chiede il passaporto per raggiungere suo fratello, già emigrato in Francia, cosa che avverrà nell’agosto del 1934. Si stabilisce a Saint Martin.sur-Ocre, nella Loira, e poco dopo a Parigi. Un anno dopo è colpito da provvedimento di espulsione perché ritenuto “politicamente pericoloso”, e diventa clandestino. Nel settembre 1936 si reca a Barcellona per combattere i franchisti, arruolandosi, con Ateo Scorticati, nella sezione italiana della Colonna “Francisco Ascaso”, organizzata dalla CNT-FAI, a cui appartengono non solo anarchici, ma pure militanti di Giustizia e Libertà (tra cui Rosselli), della sinistra repubblicana (come Angeloni), socialisti massimalisti e comunisti antistalinisti. In novembre entra nel Batallòn de la Muerte col quale partecipa a numerosi combattimenti, fino al giugno del ’37. Ferito alla testa il 16 giugno 1937 sul fronte di Huesca, pare che, una volta guarito decida, diversamente da molti anarchici e comunisti antistalinisti italiani dopo la repressione stalino-moderata del maggio-giugno del ’37 (i “fatti di maggio” di Barcellona), di continuare l’impegno militare. Lo ritroviamo, nell’aprile 1938, nel battaglione disciplinare della 45a Divisione dell’Esercito Repubblicano, che comprende anche la XII Brigata Internazionale (di cui fa parte la “Garibaldi”). Il fatto che fosse in un battaglione disciplinare è una testimonianza dell’atteggiamento ribelle del nostro, che per altro viene definito, in un rapporto della polizia fascista, “comunista dissidente” (quindi antistalinista). Rientrato in Francia nel febbraio 1939, dopo la caduta di Barcellona, viene internato nel campo di concentramento di Argelés-sur-Mer, dove fa parte del gruppo libertario “Libertà o Morte”, e poi in quelli di Le Vernet d’Ariège e di Gurs. Dopo la disfatta francese viene catturato dai tedeschi e deportato in Germania. Riconsegnato ai francesi alla fine del 1940, viene rinchiuso nel campo di concentramento di Reims (nell’ex ospedale militare). Nel luglio 1941 risulta internato nel campo di Cazeaux. Da questo momento in poi non si avranno di lui altre notizie*
*Ringrazio l’ottimo lavoro fatto dal compianto compagno Roberto Cucchini, “I soldati della buona ventura”, GAM, 2009.
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