Situazione sociale e politica estremamente tesa in Bolivia dove è in corso un grande sciopero generale prolungato contro il governo di Rodrigo Paz con l’arrivo, oggi, nella capitale La Paz di una lunga colonna di contadini, indios e minatori. Da domenica l’esercito è nelle strade accanto alla polizia per sbloccare le principali strade del paese chiuse da picchetti e barricate da due settimane di sciopero generale.

A differenza dello scorso dicembre, questa volta i capi delle burocrazie sindacali non sono riusciti a sabotare lo sciopero generale perché l’esasperazione delle masse sfruttate delle città e delle campagne è al massimo: per l’inflazione rampante, per la crescente disoccupazione, per la carenza di carburante, per le politiche di privatizzazione delle terre rimaste ancora comunitarie e delle risorse minerarie adottate dal governo, per la brutale repressione di polizia ed esercito.

Nonostante la grande forza della mobilitazione proletaria e popolare, però, restano aperte una serie di questioni politiche da affrontare a cui allude, nell’articolo che riprendiamo da “Prensa Obrera”, il compagno Rafael Santos: il consolidamento dell’unità del movimento contro le manovre divisive del governo, e le prospettive del movimento oltre lo sciopero generale e l’obiettivo – fondamentale – di abbattere il governo Paz.

Dal lontano 1952 le masse sfruttate della Bolivia hanno avuto un posto di primo piano nella lotta di classe anti-imperialista e anti-capitalista all’interno del continente latino-americano, e paiono intenzionate a riconquistarlo dopo la grande delusione lasciata dalla fine dell’esperienza di governo di Evo Morales (e dal modo in cui è finita). Le “riforme” messe in cantiere dal governo Paz e dai suoi soprastanti di Washington e delle istituzioni finanziarie internazionali le rimanderebbero indietro di almeno un ventennio.

Ringraziamo il compagno Sauro e il compagno Luis per averci girato la documentazione e i video che qui pubblichiamo. (Red.)

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Bolivia. Huelga contra la Entrega.

Bolivia en pié de lucha pide la renuncia del Presidente Rodrigo Paz.

Bolivia: 12 dias de bloqueos contra las reformas de derecha del gobierno.

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Bolivia: Lo sciopero generale cerca di prendere slancio; ci attendono giorni decisivi. Respingiamo l’intervento di Milei.

In Bolivia è in corso lo sciopero generale. Tra lunedì e martedì, è previsto che la manifestazione contadina/indigena, partita da Caracollo (a 200 chilometri dalla capitale), raggiunga La Paz. Si prevede la convergenza di diversi movimenti di protesta (studenti universitari, minatori, ecc.), accompagnata da forti scontri repressivi da parte del governo, che non vuole che occupino Plaza Murillo, vicino al Palazzo del Governo.

Sabato, il governo ha tentato di sgomberare i picchetti e i blocchi stradali che paralizzano La Paz da oltre due settimane e che stanno causando crescenti carenze in città. La repressione è stata violenta (57 arresti, secondo l’Ufficio del Difensore Civico). In alcuni casi, i blocchi sono stati temporaneamente rimossi, ma le forze repressive sono state poi costrette a ritirarsi a causa della persistenza (e della crescita) della mobilitazione. L’assedio di La Paz si intensifica.

Il bastone e la carota

Anche le minacce repressive si stanno intensificando. Il capo della polizia Mirko Sokol ha minacciato di passare dall’uso di gas lacrimogeni all’impiego di armi da fuoco. Diverse organizzazioni imprenditoriali hanno chiesto lo stato di emergenza (legge marziale) e l’intervento aperto dell’esercito (che sta già supportando la polizia nelle operazioni repressive).

Gli agricoltori della regione produttrice di coca hanno occupato l’aeroporto di Chimoré, nella regione di Chapare a Cochabamba, per impedire l’atterraggio delle truppe destinate ad arrestare l’ex presidente e leader del disciolto Movimento per il Socialismo (MAS), Evo Morales. Fonti attendibili affermano che la DEA (Drug Enforcement Administration) statunitense sia dietro questa operazione e abbia addirittura ricevuto ordini diretti di imprigionare o assassinare Morales.

Contemporaneamente, il governo di Rodrigo Paz sta negoziando con diversi leader e movimenti che partecipano allo sciopero e alle proteste, nel tentativo di dividere e indebolire lo sciopero generale. Ha promesso ai camionisti un risarcimento per i danni causati ai motori dei loro veicoli dalla benzina adulterata; ha abrogato la Legge 1720, che aveva decimato le piccole proprietà agricole, per gli agricoltori di Pando (ma sta preparando una legge simile), ecc. Il Ministero del Lavoro ha raggiunto un “accordo” con la Confederazione degli Insegnanti, concedendo loro un bonus annuale di 2.400 pesos boliviani e promettendo la “partecipazione” dei suoi leader alla stesura di una nuova legge sull’istruzione in cambio della fine delle proteste e degli scioperi che avevano in corso. Il Sindacato degli Insegnanti Urbani non ha approvato questo accordo e un’importante assemblea di Insegnanti Rurali lo ha respinto categoricamente. Si trattava di un “aumento” di circa 500.000 pesos argentini all’anno, una cifra trascurabile (meno del 2%) rispetto all’aumento del 20% che gli insegnanti avevano richiesto.

Aiuti umanitari e democrazia dai sostenitori di Milei/Trump?

Il portavoce presidenziale boliviano José Luis Gálvez ha dichiarato che “il narcotraffico è dietro i leader” che partecipano allo sciopero. Sta incitando all’applicazione del patto recentemente firmato (“Scudo delle Americhe”) tra gli Stati Uniti e i governi di destra del continente, che consente l’intervento politico e militare imperialista per contrastare il “narcoterrorismo”. Questo patto è stato precedentemente utilizzato nei bombardamenti e nell’invasione del Venezuela per rapire il presidente Maduro da parte delle forze militari statunitensi.

Il governo di Milei ha inviato due aerei Hercules con “aiuti umanitari” per rompere il blocco di La Paz da parte della popolazione mobilitata nello sciopero generale. Milei ha promosso una dichiarazione “umanitaria” e “democratica”, firmata da otto paesi (Argentina, Cile, Costa Rica, Ecuador, Guatemala, Panama, Paraguay e Perù), a sostegno del governo oppressivo e repressivo di Rodrigo Paz. La destra trumpiana sta preparando un intervento politico-militare contro la popolazione mobilitata, in nome del diritto del governo di affamare le masse lavoratrici.

Stanchi delle manovre del governo – che a dicembre è riuscito a sospendere uno sciopero generale con false promesse di revocare gli aumenti del prezzo del carburante, per poi attuarli – la stragrande maggioranza delle organizzazioni chiede non solo le proprie rivendicazioni, ma anche le dimissioni immediate di Rodrigo Paz. Questi teme che l’occupazione di Plaza Murillo, oggi o domani, possa diventare il pretesto per la sua destituzione.

È fondamentale che i movimenti non solo rafforzino la propria organizzazione e mobilitazione, ma si coordinino e si uniscano a livello locale e nazionale per impedire la divisione e la frammentazione di questo grande sciopero generale. Devono impedire che lo sciopero venga nuovamente sospeso dalla burocrazia, come accaduto alla fine dello scorso anno, accettando le false promesse del governo. Le assemblee combattive degli insegnanti dimostrano la via da seguire. È necessario muoversi verso l’organizzazione di assemblee nei luoghi di lavoro e nei quartieri, coordinando e convocando assemblee popolari regionali e una grande assemblea popolare nazionale con delegati eletti dai movimenti di base. Questo getterà le basi per lottare non solo per le nostre rivendicazioni e per la caduta del governo di destra che ci sta affamando, ma anche per la prospettiva di un governo dei lavoratori.

In Argentina (e in America Latina), questa lotta sta dando l’impulso per contrastare la politica di Milei attraverso lo sciopero generale. Fuori Milei, Kast e Trump! Lunga vita alla lotta dei lavoratori e dei contadini in Bolivia e ai popoli sfruttati del continente!

da: https://pungolorosso.com/2026/05/19/bolivia-un-grande-sciopero-generale-prolungato-preludio-di-guerra-civile/


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