di Alberto Giovanelli (dal sito del PCL)
Guidate dai lavoratori delle miniere, di fabbrica e dal settore dell’istruzione, ieri le proteste si sono intensificate in tutto il Paese. Il governo di Rodrigo Paz cerca di rispondere con la repressione, ma è stato sconfitto nelle strade di La Paz e di El Alto da una resistenza popolare che ha costretto le forze di polizia e militari a ritirarsi.
L’alleanza tra lavoratori e contadini assedia il governo, oggi con oltre ottanta blocchi stradali, e la tendenza è all’aumento. L’alleanza tra operai-contadini si è rafforzata con l’adesione di settori popolari guidati dalle Juntas Vecinales (comitati di quartiere) di El Alto e dalla Confederación de Trabajadores por Cuenta Propia. Le basi di queste organizzazioni lanciano lo slogan: “Fuori Rodrigo Paz! Che si dimetta il governo incapace!”.
Il governo ha perso ogni forza e legittimità per avviare qualsiasi negoziato. Viene sfidato con forza il potere dei ricchi, delle compagnie petrolifere e dell’agroindustria, delle banche e degli oligarchi, delle ingerenze degli Stati Uniti e del loro governo fantoccio. Questo movimento si trasforma oggettivamente in un’insurrezione delle maggioranze sfruttate e oppresse.
Il governo è entrato troppo velocemente nella sua china disastrosa e ha subito un’erosione accelerata della sua legittimità.
Il paese entra ancora una volta in un terreno di “dualismo dei poteri”. Assistiamo nuovamente all’esistenza di uno Stato borghese (rimesso in piedi da Paz) e di un potere popolare che si rifiuta di obbedire.

In sintesi, il governo mantiene l’apparato statale, ma in condizioni di grave disorganizzazione e debolezza; i sindacati riacquistano forza nelle piazze insieme ai movimenti sociali, di quartiere e persino agli studenti universitari, che occupano oggettivamente il centro della scena. Ma anche la destra di Tuto Quiroga cerca di trarre vantaggio dall’indebolimento del governo, mentre il malcontento popolare si moltiplica in assenza di una guida unitaria.
Le stesse direzioni sindacali traggono le loro conclusioni dopo essersi accordate con il governo nel mese di gennaio. In quell’occasione, in seguito agli accordi, hanno ricevuto le critiche implacabili delle basi contadine, che hanno iniziato a non dare riconoscimento ai propri dirigenti. I rappresentanti della provincia di Omasuyos hanno attaccato a colpi di frusta l’auto in cui si trovavano i dirigenti dei lavoratori. Persino la COB (Central Obrera Boliviana) ha dovuto autocriticarsi pubblicamente, ed è per questo che oggi esigono le dimissioni di Paz senza alcun tipo di condizionamento.
La base della COB e l’alleanza tra operai e contadini dimostrano di possedere una forza enorme e di poter dare un carattere formale al potere duale che esiste nelle strade.
Ora dopo ora, minuto dopo minuto, man mano che la mobilitazione cresce, diventa sempre più chiaro che è possibile sconfiggere l’intera offensiva imperialista e interventista degli Stati Uniti e del loro governo fantoccio. Si può lottare non solo per le rivendicazioni economiche, ma anche per il potere politico delle formazioni della classe lavoratrice, per il potere dell’alleanza operaia e contadina. In concreto, il prossimo periodo è quello in cui rendere cosciente la lotta per il governo della COB, delle organizzazioni contadine, delle organizzazioni di quartiere e giovanili.
Per questo, mentre dichiariamo lo sciopero generale fino alla caduta del governo, dobbiamo preparare allo stesso tempo il programma operaio, popolare e contadino di soluzione a questa crisi, in diretta contrapposizione al programma neoliberista che Paz sta applicando.
Il PIL della Bolivia è il frutto del lavoro delle maggioranze sfruttate e oppresse. Chi si appropria della stragrande maggioranza dei profitti di quella ricchezza non è la classe lavoratrice che la produce, bensì l’oligarchia, la borghesia e l’imperialismo. Quella stessa élite bancaria, agroindustriale, latifondista, farmaceutica e petrolifera, che non intende pagare nemmeno un centesimo per la crisi, colloca i profitti estorti in rifugi finanziari all’estero. Questo non è contribuire, ma saccheggiare. È necessario stabilire una tassa pesante su questi saccheggiatori, è necessario che il Paese si riappropri della ricchezza del proprio lavoro, per il monopolio del commercio estero, un piano di sviluppo superiore nelle mani di un autentico governo operaio, contadino e popolare.
Sciopero generale fino alla caduta del governo!
Assemblee popolari e democratiche nelle quali i lavoratori e i contadini discutano il piano di governo alternativo!
Per un governo di chi sta in basso, di chi non ha mai governato, della COB, delle comunità indigene, dei contadini, dei giovani, delle comitati di quartiere!
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