di Gianni Sartori

Ovviamente qualsiasi ipotesi in merito alla possibile complicità di elementi legati al PDK (Partito Democratico Curdo) di Barzani sarebbe prematura e ingiusta. Ciò non toglie che sia perlomeno sospetto il fatto che i presunti assassini di Nagihan Akarsel (uccisa nel distretto di Bahtiyar il 4 ottobre alle ore 9,30 da quella che possiamo definire una squadra della morte a tutti gli effetti) siano stati fermati nel territorio di Koyê ad un posto di blocco (l’ultimo prima di quelli del PDK) dell’UPK (Unione Patriottica Curda, l’altra grande formazione curda – storica e meno disposta a dialogare con Ankara – in territorio iracheno) mentre cercavano di raggiungere Hewlêr. Presumibilmente per rifugiarsi in una zona controllata dal PDK.

In base a quanto comunicato dalle forze di sicurezza locali di Sulaymaniyah la cattura dei sospetti uccisori della universitaria e giornalista di Jineolojî è stata resa possibile dalla collaborazione delle forze di sicurezza di Koyê.

Giunte immediatamente sul luogo del delitto, le forze di sicurezza di Sulaymaniyah avevano subito cominciato a indagare arrivando, grazie al prezioso contributo della popolazione che ha dato precise informazioni (nel giro di poche ore, già nella serata di martedì 4 ottobre) a catturare i sospetti.

Per ora non vengono divulgate altre indicazioni sull’operazione di polizia, tanto meno sull’identità delle persone fermate di cui, precisano nel comunicato “proseguono gli interrogatori”.

Inevitabile ricordare che da tempo il clan Barzani e il PDK non nascondono di collaborare attivamente con la Turchia. Talvolta anche a spese di quella parte del loro stesso popolo che invece sostiene il PKK. Ovviamente per il movimento curdo i principali sospettati, perlomeno come mandanti, rimangono gli agenti del MIT, il servizio segreto turco.

L’indignazione per la brutale esecuzione della femminista curda si va esprimendo con decine di manifestazioni già preannunciate un po’ dovunque nel mondo (anche in Italia).  Significativa quella che si è svolta “a caldo” martedì 4 ottobre (nel giorno stesso del delitto) a Parigi in place della République. Indetta dalle Femmes kurdes en France (TJK-F) contro “questi femminicidi che colpiscono le donne curde e del mondo intero”.

Gianni Sartori