Mi pare fosse il 1946. I due principali esponenti del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (allora il primo partito operaio, davanti al PCI di Togliatti), in una lettera da Brescia (mi sembra fosse Nenni che scriveva a Saragat) parlano di “Brescia, la Vandea d’Italia”. Apprezzamento non certo lusinghiero (la Vandea è la regione francese, poco a sud della Bretagna, che divenne famosa per l’opposizione reazionaria e oscurantista alla rivoluzione francese negli anni ’90 del XVIII secolo), ma, pur con i necessari distinguo (per esempio Bergamo, Vicenza o Trento erano ancora peggio), abbastanza veritiera. Anche se la città, come al solito, era meno arretrata e clericale della provincia (con qualche eccezione “rossa”, come Cevo in Val Camonica), restava purtroppo una delle città più “bianche” d’Italia. Non fascista, sia chiaro, ma clericale e, ad essere generosi, “moderata”. Ma anche nella cosiddetta “Leonessa d’Italia” il vento caldo degli anni ’60 e ’70 portò dei cambiamenti sociali, politici e culturali. Ne è uno specchio abbastanza fedele il risultato delle elezioni amministrative del 1975 (che, con quelle politiche dell’anno dopo, sono state le elezioni più “rosse” del secondo dopoguerra). Ed è interessante dare un’occhiata ai dati elettorali dell’epoca, quartiere per quartiere. Nella prima colonna ho riportato le percentuali delle tre formazioni legate al movimento operaio (PCI, PSI e la miniformazione Unità Popolare, legata al PCI – ml), nella seconda la DC, partito chiave (a Brescia ancor più che altrove) dello schieramento conservatore.

QuartierePCI+PSI+UPDCDifferenza %
Chiusure53,632,820,8
Chiesanuova52,635,117,5
Fiumicello52,633,219,4
Lamarmora49,633,116,5
Casazza49,633,715,9
Urago Mella48,636,811,8
Primo maggio48,236,711,5
Badia49,138,710,4
S. Eufemia46,336,010,3
Sereno48,340,67,7
Don Bosco44,136,57,6
Borgo Trento42,537,25,3
Porta Milano41,936,65,3
Violino47,342,35,0
Prealpino45,840,85,0
S. Bartolomeo42,737,94,8
Centro storico nord41,437,73,7
S. Polo45,242,72,5
Fornaci44,142,02,1
S. Eustacchio37,837,40,4
Porta Venezia33,433,40,0
Porta Cremona40,740,9-0,2
Mompiano37,942,2-4,3
Folzano43,549,6-6,1
Bettole Buffalora42,949,7-6,8
Brescia Antica30,439,4-9,0
Crocifissa di Rosa30,139,8-9,7
Caionvico34,947,2-12,3
S. Rocchino30,845,0-14,2
Centro Storico sud29,944,3-14,4

Come si vede, gli storici quartieri operai “rossi” di Via Chiusure, Fiumicello e Chiesanuova (Ideal Standard, Caffaro, Pietra, Ruggeri, ecc.) vedono la maggioranza assoluta dei partiti “operai”, con quasi 20 punti in media di vantaggio sulla DC. Percentuali, se non emiliane o toscane, paragonabili alla “provincia rossa” lombarda per eccellenza, il Mantovano. Anche in un’altra decina di quartieri operai, sia storici, sia “nuovi” (come la Badia) il vantaggio della sinistra sulla DC supera i 10 punti. Comunque, in due terzi dei quartieri la sinistra supera più o meno abbondantemente la DC. Che si tratti di un voto “di classe”, operaio e popolare, balza subito agli occhi. Sono ovviamente i quartieri “borghesi” per eccellenza (o quelli contadini, come Folzano o Bettole-Buffalora) delle aree benestanti del centro storico o delle colline a “castigare” PCI, PSI ed estrema sinistra, premiando la DC (e nel caso di Crocifissa di Rosa pure il MSI-DN, pur senza permettere, nemmeno in questo “feudo” relativo, al partito di Almirante di raggiungere percentuali simili a quelle raggiunte al Sud Italia in quegli anni). D’altra parte chi di noi, studenti o giovani operai degli anni ’70, non ricorda le “aree di influenza” nel centro storico, quando i neofascisti, dalla loro “riserva di caccia” di Piazzale Arnaldo, non osavano spingersi oltre Corso Zanardelli, e noi “rossi”, dalle nostre strade e piazze tra Garibaldi, il Carmine e Piazzetta Vescovado dovevamo muoverci in gruppo per avvicinarci senza pericolo alla zona est del centro storico? Questa divisione in “sfere d’influenza”, questa mini-Yalta (poco rispettata, diversamente da quella “seria”) abbastanza ridicola e un po’ infantile (anche se vissuta da noi ragazzi con intensità e “alta motivazione politica”, e col rischio di prenderle o persino di farsi sparare, come successe al compagno Mario Paris) era un po’ il prolungamento della divisione tra una Brescia, “rossa” e popolare, e una Brescia “bianca” (e grigia) e borghese, rispecchiata nella tabella di cui sopra. Cose di mezzo secolo fa. Storia passata (e sepolta?).

Flavio Guidi