L’Europa di fronte allo specchio ucraino

Soffermiamoci un momento in ciò che questa guerra ci racconta sull’Europa. In primo luogo, rende manifesta un’ipocrisia scandalosa sulla questione dei rifugiati. Logicamente non possiamo che accogliere positivamente la volontà di accogliere, regolarizzare, scolarizzare, aiutare tutte e tutti i rifugiati ucraini, però è ripugnante la doppiezza di questa calorosa accoglienza riservata a bianchi, cristiani, biondi e con gli occhi azzurri (“sono come noi”, esultano molti corrispondenti di media occidentali, facendo risaltare il razzismo occulto del pregiudizio rifugiato=scuro, occhi neri, musulmano). Ancor più venendo da istituzioni che delegano a Turchia e Marocco la repressione dell’immigrazione e l’arrivo dei rifugiati – che in buona misura fuggono da guerre imperialiste in gran parte causate dall’Occidente (e che, com’è logico, sono solite godere di molta meno copertura mediatica), senza dimenticare la partecipazione in prima fila anche della Russia, come nel caso siriano – affinché il fuoco mediatico delle violazioni dei diritti umani si sposti su paesi terzi, in cambio di importanti concessioni geopolitiche: intervento in Kurdistan e Siria per l’uno, colonizzazione definitiva e provincializzazione à la Trump del Sahara Occidentale (che praticamente è passato inosservata nei media occidentali, troppo occupati nella bontà delle spedizioni di armi all’Ucraina) per l’altro, dopo anni di guerra coloniale, con l’accordo aperto della ex metropoli, guidata dal “governo più progressista della storia” – e la Germania “socialdemocratica” di Scholz. Questo quando non si lasciano morire migliaia e migliaia di profughi nell’enorme fossa comune in cui i leader dell’Europa dolce e civile hanno trasformato il Mediterraneo. In secondo luogo, non si può perdere di vista il già citato ambiente di rimilitarizzazione, di intimidazione neo-maccartista della dissidenza e di richiesta di nuovi sacrifici alle classi popolari in tempo di guerra, che Miguel Urbán ha giustamente denunciato nella succitata conferenza stampa (103). Terzo, è profondamente inquietante che la chiusura dei media russi come Sputnik e Russia Today (RT), accusati di aver diffuso le fake news del Cremlino, sia passata in gran parte inosservata e abbia generato scarso dibattito pubblico. È vero che il sistema mediatico russo è particolarmente sottomesso al potere e partecipa alla spudorata intossicazione propagandistica del populismo reazionario di Putin, che non è estraneo a quello di Trump o Johnson. Detto questo, chiunque sia minimamente critico e informato non crede che l’accusa di propaganda non possa estendersi anche alla CNN, alla BBC o a TV5 Monde, solo per citare alcuni esempi salienti? (104) Senza andare oltre, nel Regno Unito per anni i governi conservatori hanno epurato la BBC da giornalisti seri mentre hanno fatto pressioni sui giudici affinché deportassero Julian Assange negli Stati Uniti per fargli scontare l’ergastolo per aver fatto trapelare informazioni sui crimini di guerra perpetrati dal loro esercito, dando un messaggio inequivocabile al giornalismo critico e indipendente. Ciò che mi sembra ancora più grave nel caso in questione è che i media vengono chiusi senza nemmeno un ordine del tribunale. Nonostante esistano indubbiamente notizie false, credo che ciò violi il diritto all’informazione e rappresenti un pericolo per la democrazia nei paesi europei. Come spiega molto bene un ex giornalista, corrispondente estero di un noto quotidiano liberale catalano (105), più lontano lavori da casa, più libertà c’è per un giornalista critico e, più ti avvicinano, più il tuo il lavoro è in pericolo. Penso che questo valga anche per alcuni giornalisti critici che sono stati appena licenziati da RT, ad esempio, anche se la diffusione di notizie false è spesso confermata anche da questi organi di stampa. Un’altra vicenda legata alla guerra e alla libertà di espressione e di stampa è la detenzione da due mesi in Polonia del giornalista basco Pablo González, accusato di spionaggio a favore della Russia, senza che sia nota alcuna azione a suo favore da parte del governo spagnolo (106). Penso che non sia difficile immaginare cosa si direbbe nelle cancellerie europee se tutto questo accadesse a Cuba o in Venezuela… Insomma, il sostegno dell’Ue (107) al bando dei 12 partiti presumibilmente filorussi e perlopiù di sinistra che Zelenski (108) ha deciso con decreto il 20 marzo mi sembra di una gravità straordinaria (109). Come è possibile sostenere l’ennesima limitazione dei diritti democratici in Ucraina dal 2014 quando ciò di cui quel Paese ha bisogno è preservare il più possibile il pluralismo politico, promuovere il dibattito e la critica e incoraggiare la mobilitazione dei cittadini per affrontare non solo i problemi della resistenza oggi, ma anche gli aspetti politici, sociali ed economici della ricostruzione del Paese nell’interesse della maggioranza domani. Insomma, questa logica di eccezionalità che sovverte la norma, insediata nel mondo almeno dall’11 settembre 2001 (110), è un avviso molto inquietante della logica liberticida dello scenario mondiale già turbolento che questa guerra non fa altro che radicalizzare (111).

VII

Esiti incerti e cambiamento radicale di epoca

L’inflazione e la carestia provocheranno altri cambiamenti in Europa. L’ulteriore deterioramento delle condizioni di vita della maggioranza sociale che si aggiungerà alle conseguenze della crisi del 2008 e della pandemia: chi ne trarrà vantaggio elettorale? In Spagna abbiamo uno scenario abbastanza chiaro al riguardo, nel resto dell’UE ogni Paese ha il suo. Quali regimi gestiranno il generale deterioramento del welfare nei diversi paesi d’Europa? Sembra che non solo la Russia, e ovviamente l’Ucraina, ma tutti noi usciremo perdenti con i “cambiamenti di regime” determinati dalla guerra. Rafael Poch de Feliu, “Cambiamenti di regime” https://ctxt.es/es/20220301/Firmas/39208/Rafael-Poch-United-States-Russia-Regime-model-government.htm

Nonostante le ipotesi avanzate nel paragrafo precedente, oggi è molto difficile intravedere l’esito del conflitto. Putin sembra determinato ad andare lontano a tutti i costi. Con l’intensificarsi della guerra, la tensione internazionale non farà che aumentare, così come la volontà della NATO e dell’UE di condurre una guerra per procura cercando di controllare a distanza la resistenza militare ucraina a proprio vantaggio, da un lato, e destabilizzare la società russa inasprendo le sanzioni economiche, dall’altro (112). In questa dinamica, è molto più difficile immaginare una soluzione negoziata che una generalizzazione del conflitto ad altri paesi con l’enorme rischio che essa comporta di degenerare in una conflagrazione globale (113). Inoltre, se, come è stato confermato, l’intelligence statunitense aveva ragione nella previsione che Putin avrebbe lanciato l’invasione (decisione che, secondo queste stesse fonti, avrebbe adottato solo a febbraio), se gli americani avessero davvero voluto evitare il conflitto, perché in quel momento non hanno preso alcuna iniziativa in tal senso, limitandosi invece a impegnarsi in una “diplomazia da megafono” (114) e divulgando alla stampa i piani di invasione? Questa domanda non è stata sollevata da nessuno nei maggiori media occidentali e, a mio avviso, consente di ipotizzare che almeno gli Stati Uniti, e forse anche il Regno Unito (115), non solo non abbiano fatto nulla per impedire la guerra, ma, al contrario, ci sono già indicazioni coerenti per ritenere che fossero interessati a incoraggiarla, vista la situazione attuale. Ma, tornando alla situazione attuale, risultante dalla combinazione delle azioni e delle omissioni fin qui esposte, a mio avviso qualsiasi minimo incidente (o accidente) tra le forze di terra, navali o aeree russe e della NATO, non solo nelle vicinanze dell’Ucraina , ma in una qualsiasi delle aree del mondo in cui sono schierati e dove esiste il rischio di contatto fisico (Mar Nero, Baltico, Pacifico settentrionale, Mediterraneo, Medio Oriente, Sahel, ecc.), potrebbe sfuggire al controllo in qualsiasi momento (116). Oggi non ci sono canali per gestire le tensioni tra blocchi militari come quelli che hanno gestito la Guerra Fredda e qualsiasi incidente o errore di calcolo potrebbe rapidamente sfuggire al controllo e aprire una spirale infernale in senso stretto (117). Questo è senza ombra di dubbio il momento più pericoloso che l’umanità abbia vissuto dalla crisi dei missili cubani nell’ottobre 1962. Inoltre, l’insistenza dei ministeri degli Esteri occidentali sui crimini di guerra commessi dalle truppe occupanti – che saranno sicuramente confermati in futuro con indagini indipendenti e che si verificano nella maggior parte delle guerre imperialiste ma che, come le invocazioni ai diritti umani, vengono denunciati solo nel caso di stati nemici (118)- cerca anche di impedire qualsiasi soluzione negoziata facendo appello all’impossibilità di sedersi a negoziare con i criminali di guerra e dicendo implicitamente che non c’è altra via d’uscita che la distruzione totale del regime che è responsabile di tutto ciò. Tutto questo ci costringe a mettere tutta la carne sul fuoco della mobilitazione cittadina contro l’invasione russa e a sostegno della resistenza ucraina, ma anche, e al tempo stesso, a denunciare il ruolo della NATO e la consapevolezza del pericolo che comportano i blocchi militari e la corsa agli armamenti. Senza dubbio, il 24 febbraio 2022 ha inaugurato una svolta storica radicale e drammatica (119), caratterizzata da nuove turbolenze economiche (120) che si aggiungono alla crisi di fondo che ci trasciniamo dal 2008 e già aggravata dal coronavirus, da dinamiche di rimilitarizzazione (121) e rafforzamento della NATO —con nuovi rischi connessi ad un ipotetico allargamento a Svezia e Finlandia—, una nuova subordinazione dell’UE alla logica militaristica di Washington, un ambiente maccartista di criminalizzazione del dissenso, un rafforzamento del neofascismo… Senza dimenticare un più che probabile nuovo dispiegamento di armi nucleari strategiche e tattiche in Europa, paragonabile a quello avvenuto durante la seconda guerra fredda degli anni ’80 e al già citato pericolo che da un momento all’altro questa nuova situazione possa degenerare in uno scontro tra potenze nucleari in cui perderebbero tutte e ciascuna di esse. Infine, ma non meno importante, questa guerra sta distogliendo l’attenzione dai problemi più gravi e dalle sfide più urgenti che l’umanità deve affrontare in questo momento: la lotta al riscaldamento globale, l’esplosione delle disuguaglianze e la crescente minaccia globale dell’estrema destra. Di fronte a uno scenario così avverso, la prima cosa da fare, come ci ha ricordato Rosa Luxemburg, è avere una visione d’insieme, mantenere la calma e mantenere un leggero sorriso.

VIII

Che tipo di solidarietà?

Questo è, ovviamente, un altro secolo, e la sinistra è in una posizione molto più debole, con molta meno influenza sul corso degli eventi. Per lo stesso motivo, è molto più vulnerabile ad essere travolta o spazzata via da uno scontro militarizzato di grandi potenze nella cui creazione non ha avuto alcun ruolo. Alcuni dei vecchi strumenti – internazionalismo, solidarietà di classe, una chiarezza analitica fiera e intransigente – saranno necessari per armare la sinistra contro questo nuovo ciclo di contese interimperiali: contro i potenti, sia contro le loro guerre che contro la loro pace”. Tony Wood, cit.

Indubbiamente solidarietà al popolo ucraino in generale e al popolo di sinistra in particolare che resiste all’invasione di Putin è la priorità del momento, senza dimenticare l’importanza fondamentale di sostenere il movimento russo contro la guerra. Per questo motivo, la corrente politica in cui sono attivo concentra il suo sostegno sulle due principali organizzazioni anticapitaliste e internazionaliste gemellate di entrambi i paesi, il Sotsialnyi Rukh in Ucraina e il Movimento socialista russo (123). Indubbiamente, i due elementi più positivi del terribile dramma in corso sono la mobilitazione di massa per la difesa nazionale in Ucraina contro la brutalità dell’invasione putinista e una non meno ammirevole mobilitazione del movimento socialista russo e contro la guerra, che soffre di una dura repressione. Detto questo, come ai tempi di Maidan, la sinistra ucraina, pur essendo in via di ricomposizione, è costretta a combattere in un contesto molto avverso e in un clima di intenso antimarxismo. Questo mi porta a pensare che, a sinistra, i settori che pongono maggiormente l’accento sulla mancanza di armi in Ucraina tendono anche ad esagerare le potenzialità progressiste della situazione, parlando di un immaginario processo di “auto-organizzazione”. A mio avviso, l’enorme mobilitazione popolare ucraina per perseguire la difesa nazionale e l’esibizione solidale di mutuo soccorso nei quartieri e nelle località non sta cristallizzando al momento forme di autorganizzazione. Dire questo non significa sottovalutarne l’importanza, ma semplicemente qualificare le caratteristiche della sua dinamica. La mobilitazione dei cittadini viene organizzata alla maniera del servizio di protezione civile che il governo Churchill istituì nel Regno Unito all’inizio della seconda guerra mondiale, cioè inquadrato dal governo e nell’ambito dello Stato. I fenomeni di autorganizzazione popolare si verificano in contesti di autoattività delle masse che, sebbene auspicabili, non si verificano al momento, soprattutto perché normalmente rispondono a una logica di autonomia politica dalle istituzioni. Inoltre, l’autorganizzazione implica solitamente la capacità di soddisfare, attraverso le organizzazioni nate dalla lotta, bisogni popolari quotidiani che una crisi dello Stato e/o dell’economia non possono soddisfare in modo normale. Si tratterebbe senza dubbio di uno scenario auspicabile, soprattutto se si svolgesse in una dinamica di sviluppo di valori progressisti che stavano entrando in contraddizione, se non in antagonismo, con la linea di destra del governo Zelensky. Ritengo però che uno scenario di cronicizzazione della guerra difficilmente rafforzerà la sinistra e, cosa più preoccupante, probabilmente aumenterà invece il potere dell’estrema destra in un contesto, per nulla escluso, di crisi o di bancarotta. dello Stato. Pertanto, mi sembra fondamentale non confondere realtà e desiderio e concentrarci sulla raccolta delle massime risorse politiche e materiali per rafforzare sia la sinistra socialista ucraina che russa, mettendo a loro disposizione i mezzi logistici di cui disponiamo e cercando di coinvolgere anche il tessuto sociale e sindacale dei vari paesi nel rafforzamento delle loro controparti. Un secondo aspetto cruciale è la richiesta all’Unione Europea di accogliere non solo rifugiati non maschi, anziani e bambini in fuga dall’Ucraina, ma anche disertori russi, esiliati russi in fuga dalla repressione di Putin e, non da ultimo, obiettori di coscienza ucraini che, per per qualsiasi motivo, non si uniscono volontariamente alla difesa armata del loro paese. Penso che questo pacchetto sia essenziale per la sinistra anticapitalista europea. Un altro importantissimo asse di solidarietà con il popolo ucraino è l’abolizione del suo debito estero, qualcosa che i governi europei stanno cercando di mettere a tacere con la loro ostinata insistenza su spedizioni miracolose di armi, che dovrebbero risolvere tutti i problemi. Logicamente, un altro dei paradossi storici che stiamo vivendo è che, mentre sul Maidan nel 2014 volavano bottiglie molotov, romanzate dalla stampa mondiale, alla ricerca dell’incorporazione nel sogno europeo… ad Atene le bottiglie, considerate terroriste in questo caso, volavano per denunciare l’incubo delle imposizioni del capitale mitteleuropeo, che chiedeva il suicidio sociale della Grecia sull’altare del pagamento del debito. È molto probabile che dopo il conflitto anche l’Ucraina soffra dell’incubo europeo del debito, con il suo correlato di ulteriori tagli, privatizzazioni e colonizzazione economica. Nonostante la sua storia d’amore con Zelensky, penso che l’attuale rifiuto dell’UE di abolire il debito dell’Ucraina ne sia un segno sicuro. Un quarto asse che mi sembra essenziale è dirigere le sanzioni, non contro il popolo —contro i russi… e indirettamente contro l’insieme delle classi popolari di tutto il mondo, tra l’altro —, ma verso l’oligarchia russa, ma anche all’oligarchia ucraina e alla comunità internazionale che depreda i paesi, sostiene il populismo reazionario e distrugge le conquiste sociali di due secoli di movimento operaio. Attaccare in esclusiva l’oligarchia russa è ipocrita se non si estende all’oligarchia transnazionale nel suo insieme (quel famoso 1% di cui parlavano gli attivisti di Occupy Wall Street), che richiede un attacco globale ai paradisi fiscali e un registro delle fortune offshore nel mondo, cosa a cui, ovviamente, le élite europee sono fortemente contrarie. Inoltre, è uno scandalo che la stragrande maggioranza dei paesi che hanno applicato acriticamente i dettami di Washington nei confronti della Federazione Russa in materia di sanzioni, coincidano per la maggior parte con i governi che si rifiutano di applicare le misure promosse da anni per la campagna BDS contro lo Stato di Israele (124). A ciò si lega, ma con un impatto ancora maggiore nel frenare la macchina da guerra di Putin, il già citato provvedimento di decretare un boicottaggio generalizzato degli idrocarburi russi e di utilizzarlo come leva di emergenza per accelerare la transizione energetica attraverso ingenti investimenti di risorse in energie rinnovabili guidate dalle esigenze dell’emergenza climatica che stiamo vivendo in tutto il mondo. Insomma, credo che un ultimo dovere di solidarietà, ma non di poco conto, sia che la sinistra europea rimanga fedele a se stessa e non si sbagli mai né di nemico né di battaglia.

Andreu Coll, militante di Anticapitalistas, sezione della IV Internazionale nello Stato Spagnolo, Barcellona, 12/5/2022

note

1/ https://ctxt.es/es/20220301/Politica/38974/Noam-Chomsky-war-Ukraine-Russia-Putin-USA-NATO-geopolitics-Polychroniou.htm 2/ Vite. questo editoriale della recensione mensile https://monthlyreview.org/2022/03/07/mr-073-11-2022-04_0/ 3/ Vedi. Rafael Poch, “Verso un fallimento della Russia” su https://rafaelpoch.com/2022/03/01/towards-a-quiebra-in-russia/ 4/ https://elpais.com/elpais/2016/03/07/eps/1457353410_506770.html. 5/ Un amico lo ha recentemente ricordato in modo molto poetico: https://vientosur.info/ukrania-y-la-doctrina-del-shock/ 6/ La dottrina dello shock. L’ascesa del capitalismo dei disastri, Ed. Planeta, Barcellona, ​​2012. 7/ https://newleftreview.es/issues/94/articles/perry-anderson-russia-incommensurable.pdf. 8/ https://www.elsaltodiario.com/opinion/richard-seymour-guerra-ukrania-beligerantes. 9/ https://jacobinlat.com/2022/03/14/orwellian-attacks-against-nato-critics/ 10/ https://ctxt.es/es/20220301/Firmas/39043/ukraine-russia-war-bbc-jonathan-cook-gaza-palestina-israel-double-standard.htm. 11/ https://puntodevistainternacional.org/project/against-the-military-escalation-of-nato-and-russia-in-eastern-europe/?et_fb=1&PageSpeed=off 12/ Vedi. https://jacobinlat.com/2022/03/16/la-eterna-marcha-hacia-el-este/ 13/ Un articolo molto equilibrato, completo e sintetico subito dopo l’invasione è il seguente di Valerio Arcady https://jacobinlat.com/2022/02/28/ukraine-ni-putin-ni-la-nato-son-innocentes / 14/ Chi in cambio sosterrebbe la “guerra al terrorismo” di George W. Bush a partire dall’11 settembre 2001. 15/ Rafael Poch de Feliu, Capire la Russia di Putin, Ed. Akal, Madrid, 2018, p. 83. 16/ La terapia d’urto filo-capitalista, l’impoverimento generalizzato e le umiliazioni economiche inflitte da Geoffrey Sachs sono ben descritti in Cédric Durand, “Pace fredda”: https://newleftreview.org/sidecar/posts/cold-peace 17/ Anche questo articolo di Volodymyr Ishchenko, uno dei principali intellettuali marxisti ucraini, è molto illuminante sulla questione: https://jacobinlat.com/2022/02/13/what-there-to-know-about- ucraina / 18/ Vite https://rafaelpoch.com/2022/02/15/making-memory/ 19/ https://rafaelpoch.com/2022/02/02/bursting-the-ukrainian-powder-bin/ 20/ Nonostante non siano stati chiariti gli autori degli eventi, almeno si sa che gli spari provenivano da un edificio controllato dai manifestanti —non dalla polizia di Yanukovich—. Professore emerito all’Università di Princeton e autore della biografia principale su Bukharin, Stephen Cohen (War With Russia?: From Putin & Ukraine to Trump & Russiagate, Hot Books, 2019), ritiene quasi provato che le sparatorie siano state effettuate da tiratori di il Settore Pravi. La stessa tesi è supportata dal politologo dell’Università di Ottawa Ivan Katchanovski in uno studio documentato: https://www.researchgate.net/profile/Ivan-Katchanovski/publication/266855828_The_Snipers’_Massacre_on_the_Maidan_in_Ukraine/links/5a83a7f7a6fdcc6f3eb295a5/The-Snipers – Massacro-sul-Maidan-in-Ucraina.pdf 21/ Vedi https://newleftreview.org/issues/ii133/articles/volodymyr-ishchenko-towards-the-abyss 22/ Si veda in proposito questo rapporto di Amnesty International https://www.amnesty.org/en/latest/news/2015/12/ukraine-communist-party-ban-decisive-blow-for-freedom-of-speech-in-the-country/ 23/ C’è stata persino una logica di revisionismo storico —molto simile, tra l’altro, a quella che esiste nella Russia di Putin— che ha portato alla censura di opere come Stalingrado, dell’eminente storico militare britannico Anthony Beevor, che non è sospettato di simpatizzare con l’URSS e meno con Putin. Qui Beevor riflette sul suo caso e più in generale sui pericoli del revisionismo storico e della giudizialità della storiografia. https://www.theguardian.com/books/2018/feb/03/antony-beevor-stalingrad-ukraine-ban-censorship 24/ vid. Articolo recente di Tony Wood: https://newleftreview.org/issues/ii133/articles/tony-wood-matrix-of-war 25/ Fortunatamente esiste un rapporto abbastanza conclusivo sugli eventi del Consiglio d’Europa: https://www.wsws.org/en/articles/2016/01/19/odes-j16.html 26/ La repressione di Milosevic contro gli albanesi kosovari nel 1999, a mio avviso molto più limitata, e la creazione dell’UÇK — come sappiamo oggi — con alcuni settori della criminalità organizzata e in parte inquadrata dalla CIA, è stato un pretesto sufficiente per la NATO per lancia il suo primo attacco militare sul suolo europeo dopo la Guerra Fredda. 27/ Non dimentichiamo che il ruolo di Saakashvili nel fallito tentativo della Georgia di riconquistare militarmente l’Ossezia del Sud e di incorporare l’ex repubblica sovietica nella NATO ha costituito una svolta fondamentale nel deterioramento delle relazioni con la Russia e nella ricostruzione di un imperialismo regionale da parte del Cremlino . Vite. Poch, op. cit., pag. 108. 28/ https://www.eurozine.com/caught-in-the-geopolitical-crossfire/#anchor-footnote-6 29/ Tuttavia, ci sono indicazioni abbastanza consistenti per dubitare dell’onestà del combattimento anti-ol L’igarchico di Zelensky, vid. https://www.theguardian.com/news/2021/oct/03/revealed-anti-oligarch-ukrainian-president-offshore-connections-volodymyr-zelenskiy 30/ Tuttavia, non perdiamo di vista il fatto che è un convinto difensore dell’imperialismo occidentale. Questa lettera aperta dalla Palestina ci ricorda due cose fondamentali: in primo luogo, l’estrema ipocrisia e il doppio standard dell’imperialismo occidentale di fronte alle occupazioni dei governi “amici” e, in secondo luogo, che è ancora un comico che presiede il terribile dramma della il popolo ucraino: https://vientosur.info/parallelismos-entre-la-trabajo-de-ukrania-y-la-de-palestina/. Anche questa dichiarazione del Comitato nazionale palestinese BDS sulle sanzioni contro la Russia e la scandalosa ipocrisia che distillano in molti casi è altamente raccomandata: https://rafaelpoch.com/2022/03/27/la-respuesta-del-occidente- prima-l’invasione-russa-dimostra-che-non-ci-sono-scuse-per-rifiutare-bds-contro-l-occupazione-israeliana/ 31/ A questo proposito, si veda la seguente intervista a Volodymyr Ishchenko, uno dei principali intellettuali di sinistra del Paese: Si veda: https://rafaelpoch.com/2022/03/26/esta-guerra-no-era- inevitabile/# più-923 32/ Vid. Tariq Ali, “Notizie dalla Natoland” https://newleftreview.org/sidecar/posts/news-from-natoland 33/ È vero che Putin usa la questione NATO come elemento di propaganda per legittimare la propria agenda reazionaria imperiale (come sostiene giustamente David Ost: https://vientosur.info/rusia-ukrania-la-nato-y-la-left /), tuttavia, la crescente aggressività imperiale di Putin non può essere intesa a prescindere dall’espansione di detta organizzazione militare. A mio avviso, il fatto che questa guerra scoppi ora non è esclusivamente il risultato, né di uno sfogo né di un calcolo errato del rapporto di forze internazionale di Putin, ma piuttosto il culmine di una lotta interimperialista per questioni politiche, economiche e il controllo militare dell’Ucraina risale almeno al 2014. 34/ Questo articolo di Kessler a questo proposito è interessante https://jacobinlat.com/2022/02/27/putin’s-anti-bolshevik-fantasies-could-be-his-doom/?fbclid=IwAR1vAajatyEEsv6GOvgohV_kuIDgY1hWK4pPGDnfEbEQQYidMG25GKDY_PU 35/ https://responsiblestatecraft.org/2022/02/15/the-origins-of-the-ukraine-crisis-and-how-conflict-can-be-avoided/ 36/ Slavoj Zizek ci ha ricordato la nauseante ipocrisia che distilla l’entusiasmo dei governi e delle istituzioni dell’UE a favore dell’accoglienza dei rifugiati ucraini, che senza dubbio sosteniamo, quando sono responsabili di un autentico genocidio, con la loro necropolitica alla ricerca di Fortress Europe, da trasformando per anni il Mediterraneo in un’enorme fossa comune di profughi provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa, la maggior parte dei quali fugge dalle guerre e dalle disuguaglianze causate dall’imperialismo occidentale: https://www.project-syndicate.org/commentary/europe- diseguaglianza-di-trattamento-dei-rifugiati-esposti-dall’ucraina-da-slavoj-zizek-2022-03/spagnolo 37/ Ha ragione Marco d’Eramo (https://newleftreview.org/sidecar/posts/216) quando sostiene che l’Unione Europea non ha potuto avere altro rapporto con la Russia che voltarle le spalle, dato le sue dimensioni, il potenziale militare e la natura eurasiatica, fattori che hanno sempre generato un panico identitario nell’UE, qualcosa di simile alle contraddizioni che ha generato storicamente nei suoi rapporti con la Turchia. 38/ Qui puoi trovare tutti i testi: https://vientosur.info/debate-la-guerra-en-ukrania-y-el-antiimperialismo/ 39/ A cui parteciparono 1.700 soldati inviati dall’allora presidente ucraino Kuchma in missione di “stabilizzazione”, cfr. Tony Wood, cit. 40/ Vid. Perry Anderson, “Ucraina perpetua?” https://newleftreview.es/issues/125/articles/ukania-perpetua-translation.pdf 41/ A proposito, secondo il citato analista conservatore Robert Kaplan (cit.), uno scenario di destabilizzazione politico-militare al confine meridionale degli Stati Uniti è un’eventualità assolutamente da escludere nei prossimi anni. 42/ Anche se dobbiamo condannare inequivocabilmente la propaganda putinista che presume che l’Ucraina non sia uno stato vitale e che assimila l’intenzione dell’Ucraina di aderire alla NATO a un pericolo immediato per la sicurezza della Russia e quindi cerca di legittimare un’invasione criminale e imperialista, non è meno vero che gli americani avevano installato importanti complessi militari nel Paese, come la base navale di Ochakiv (https://navalpost.com/u-s-plan-to-modernize-naval-base-at-ukraine /) o la base di Yavoriv (https ://www.clarin.com/mundo/guerra-rusia-ukrania-base-unidos-entreno-27-000-soldados-ukranianos_0_hPJr7DjiY1.html). Inoltre, secondo Noam Chomsky, quello che sembra aver accelerato la crisi che stiamo vivendo è un protocollo di relazioni militari con gli Stati Uniti che sembrava accelerare notevolmente la prospettiva di incorporare l’Ucraina nella NATO, come si può vedere nella Dichiarazione Congiunta sulla un partenariato strategico tra gli Stati Uniti e l’Ucraina firmato dalla Casa Bianca il 1 settembre 2021: https://www.whitehouse.gov/briefing-room/statements-releases/2021/09/01/joint-statement-on- la-u-u-ucraina-partenariato-strategico/ 43/ Vid. Perry Anderson, Il nuovo vecchio mondo, Ed. Akal, Madrid, 2012. 44/ Vid. https://vientosur.info/otan-control-geopolitico-soberanias-limitadas-e-involucion-politica/ e il libro di Daniele Ganser, Gli eserciti segreti della NATO, Operazione Gladio e il terrorismo in Europa occidentale, Ed. The Old Mole , Barcellona, ​​2010. 45/ Penso che questo spieghi perché questo manifesto di solidarietà con l’Ucraina non fa menzione della NATO quando si fa riferimento alla guerra in corso (Castellano | European Solidarity Network with Ukraine (ukraine-solidarity.eu). Credo che questa iniziativa sia per il momento molto limitati nella costruzione della solidarietà internazionale e molto incoerenti nella caratterizzazione del conflitto, di conseguenza organizzazioni come gli Anticapitalisti, che hanno esplicitamente approvato che non parteciperanno ad alcuna iniziativa che non condanni sia il responsabile della guerra (Putin ) in quanto principale organizzazione responsabile dell’esplosione della pace (NATO), ha rifiutato di firmarlo. I suoi promotori hanno preferito ottenere il sostegno dell’organizzazione polacca Razem, apertamente atlantista e filonucleare, che ritiene che l’adesione della Polonia alla NATO non sia sufficiente e difende quindi la creazione di un esercito europeo al suo interno per rafforzare i “compiti di difesa” (https://en.wikipedia.org/wiki/Left _Insieme)… Adesione, ha detto, ottenuta al prezzo di ritirare dal manifesto ogni riferimento critico alla NATO. 46/ Credo che libri come Geography’s Revenge (editori RBA, Barcellona, ​​​​2013) e Ritorno al mondo di Marco Polo (editori RBA, Barcellona, ​​2019), di un autore poco sospettato di essere amico di Putin come Robert Kaplan, uno dei massimi esponenti della corrente realista nelle relazioni internazionali, illustra molto bene che tutti gli Stati sono paranoici sulla loro sicurezza davanti agli altri Stati e, come diceva Manuel Vázquez Montalbán dell’URSS in cui l’ex agente della KGB Vladimir Putin e che può certamente essere esteso alla Russia che attualmente presiede, “la cosa peggiore che può succedere a una persona paranoica è che lo perseguiti”. 47/ Juan Carlos Pereira, Storia delle relazioni internazionali contemporanee, Ed. Ariel, Barcellona, ​​​​2009. 48/ Secondo l’espressione di Cédric Durand: https://newleftreview.org/sidecar/posts/cold-peace 49/ Che in questa guerra appaia ai settori ampi come un’organizzazione che difende i deboli dai forti, come giustamente fa notare Franco Turigliatto: https://anticapitalista.org/2022/03/20/contro-le-aggressioni-imperialisti- per- il-ritiro-delle-truppe-russe-dallucraina/ 50/ Condivido pienamente qui molte delle linee di riflessione di Wolfgang Streek in un recente articolo: https://www.elsaltodiario.com/carta-desde-europa/wolfgang-streeck-guerra-ukrania-todos-losers 51/ Non si può sottolineare abbastanza che la dichiarazione della NATO dopo il vertice di Bucarest dell’aprile 2008, in cui era stato annunciato che Georgia e Ucraina avrebbero aderito a tale organizzazione, con al suo interno una responsabilità molto importante degli Stati Uniti, costituisce indubbiamente un vero punto di svolta nell’accelerato degrado delle relazioni tra Occidente e Russia dopo la fine della Guerra Fredda e uno degli stimoli più potenti per la Russia per cercare di ricostruire un’area di influenza nella regione e quindi ostacolare detti piani. Una promessa che, peraltro, in mancanza di scadenze precise, ha reso questi paesi il bersaglio di possibili ritorsioni russe. La guerra russo-georgiana scoppiata pochi mesi dopo già prefigurava la sceneggiatura del dramma ucraino di oggi. La Russia aveva cambiato politica, ma Washington è rimasta con il pilota automatico. Di quelle polveri, questi fanghi. Vite. Tony Wood, cit. 52/ Qualcosa che lo stesso Achcar riconosce (https://vientosur.info/para-los-fabricantes-de-armas-la-guerra-en-ukrania-es-un-gran-business/), ma in punta di piedi su un punto fondamentale , ovvero che l’intervento della NATO in Ucraina, con l’invio di “armi difensive”, che l’autore sostiene, sia il principale collegamento immediato tra l’invasione russa e il rilancio dell’industria militare occidentale, a prescindere dalle sfacciate esagerazioni propagandistiche sulla Russia forza militare che punta a destra. 53/ https://vientosur.info/in-this-time-of-serious-danger-in-solidarity-with-the-ukrainian-resistance-rebuild-the-international-anti-war-movement/ 54/ Come sottolinea molto bene Noam Chomsky (https://www.sinpermiso.info/textos/focusemos-en-avoiding-a-nuclear-war-invece-of-debating-about-the-just-war-interview – a-noam), sembra che a scatenare la crisi sia stato il seguente documento (https://www.whitehouse.gov/briefing-room/statements-relea ses/2021/09/01/joint-statement-on-the-u-s-ukraine-strategic-partnership/), il partenariato strategico USA-Ucraina che ha aperto la strada all’integrazione dell’Ucraina nella NATO. 55/ In questa documentazione il governo degli Stati Uniti (https://www.whitehouse.gov/briefing-room/statements-releases/2022/03/16/fact-sheet-on-u-s-security-assistance-for-ukraine/) dettaglia solo il contenuto dell’ultimo carico di armi inviato in Ucraina, logicamente non conta tutte le spedizioni recenti prima dell’invasione o degli anni precedenti allo scoppio di questa crisi. 56/ Per un rapporto dettagliato sulle spedizioni di armi dagli Stati Uniti, dalla NATO e dall’Unione Europea, si veda questo rapporto della Camera dei Comuni britannica: https://researchbriefings.files.parliament.uk/documents/CBP-9477/CBP-9477.pdf 57/ È stato detto che l’opposizione alla NATO è, nello stato spagnolo, una questione di “identità” (vedi https://www.elsaltodiario.com/laplaza/otan-no-o-la-crisis-de- identity- della-sinistra-spagnola). Certo, ci possono essere persone che ostentano un antiamericanismo primario tipico di altri tempi e, anzi, una visione campista che classifica il grado di progressismo di ciascuno Stato secondo il suo livello di antagonismo con gli Stati Uniti; altri indubbiamente usano il loro rifiuto della NATO per differenziarsi e nascondere decisioni disastrose come l’adesione a governi di collaborazione di classe e gestione leale del sistema… ma secondo me – e penso che sia un’idea condivisa dalla maggior parte delle alternative sinistra e movimenti sociali locali — la necessità di opporsi alla NATO si basa sull’evidenza: non è l’unica, ma la principale e più potente ala armata del capitalismo mondiale e quindi una struttura di potere controrivoluzionaria che, poiché ogni organizzazione militare è offensiva, non importa quanto esso proclami sistematicamente il contrario. Inoltre, la sua natura offensiva è stata ampiamente accreditata dopo i suoi interventi nei Balcani, in Libia e in Afghanistan dalla fine della Guerra Fredda. Temo molto che se questo viene perso di vista in paesi come la Francia, non prevedo un futuro molto promettente per le sue forze di sinistra. 58/ I militanti di Anticapitalistas hanno l’onore di avere tra le nostre fila Miguel Urbán, uno dei soli 15 eurodeputati che hanno votato contro una risoluzione del PE che ha approfittato dello shock dell’opinione pubblica all’invasione per lanciare un programma di rilancio militaristico e neo -aggressività imperialista debitamente unta di un clima di sacra unione e adornata, a sua volta, con un pacchetto di bei proclami di solidarietà. Qui puoi leggere la motivazione del tuo orientamento al voto: https://www.eldiario.es/euroblog/parlamento-europeo-vota-caminar-senderos-gloria_132_8833235.html 59/ Questo è brillantemente esposto in una delle opere capitali sulla geopolitica scritta da un punto di riferimento della politica estera americana e dal grande artefice della trappola afgana che affondò l’URSS negli anni ’80: Zbigniew Brzezinski, The Great World Board. La supremazia americana e i suoi imperativi geostrategici, Ed. Paidós, Barcellona, ​​​​1997. Un testo chiave per comprendere le dinamiche della Longue Durée nella politica internazionale in generale e in quella americana in particolare. Lo ricorda anche dalle posizioni di sinistra ispirate alla massima di Liebknecht, “il nemico è a casa”, Leandros Fischer https://www.contretemps.eu/guerre-ukraine-critique-imperialisme-gauche-allemande/ 60/ Vite. Peter Gowan, La scommessa sulla globalizzazione. La geoeconomia e la geopolitica dell’imperialismo euroamericano, Ed. Akal, Madrid, 2000. 61/ Non posso fare a meno di consigliare il film del regista e sceneggiatore australiano David Michôd, “War Machine”, una satira esilarante di questo periodo, basata su altri eventi reali, a mio avviso paragonabili ai classici del genere di registi come E. Lubitsch, B. Wilder o S. Kubrick, una brillante eccezione che conferma la regola della scarsa qualità generale delle produzioni cinematografiche Netflix. 62/ Per un resoconto fattuale sintetico di un militante pacifista veterano sull’evoluzione strategica della NATO, cfr. https://blogs.publico.es/cronicas-inumisas/2022/03/01/la-guerra-de-ukrania-responsabilidades-asimetrica/ 63/ Penso che questo articolo di Francisco Louça colpisca nel segno a questo proposito e corrobora che far saltare in aria il progetto Nord Stream 2 era un obiettivo strategico dell’amministrazione Biden: https://www.contretemps.eu/ukraine-russie -strategie-sanzioni-vittoria-usa/ 64/ Ecco un interessante articolo sul sottosviluppo sociale e la prostrazione del movimento operaio che un complesso militare-industriale ipertrofico comporta, come nel caso degli Stati Uniti, e come il ruolo imperialista e controrivoluzionario della NATO abbia accentuato tale dinamica: https ://blogs.publico.es/vicenc-navarro/2022/03/14/causas-y-consecuencias-de-la-guerra-en-ukrania/ 65/ Vid. https: //www.nytimes.com/2022/02/26/world/europe/russia-putin-matteo-salvini-marine-le-pen.html 66/ Bernard-Henri Lévy, enfant terrible pentito del 1968 che costituisce la grande icona dell’impostura intellettuale narcisistica, fortemente promossa dal sistema mediatico francese per la sua esaltazione dell’imperialismo (e del sionismo) atlantista liberale e per la sua frivolezza e conformismo di sinistra. [67] Vedi. Daniel Bensaïd, Trotskismo, editoriale Sylone, Barcellona, ​​2015. 68/ In una lettera aperta (https://www.sinpermiso.info/textos/una-carta-desde-kiev-a-la-left-occidental), Taras Bilous ha giustamente denunciato la sinistra occidentale che ha accusato solo l’imperialismo della crisi , ha giustamente ricordato che la Russia ha violato nel 2014 il protocollo di Bucarest con cui l’Ucraina ha ceduto le sue armi nucleari alla Russia in cambio di garanzie della sua integrità territoriale e ha fatto una serie di considerazioni normali e ragionevoli dal punto di vista della sinistra ucraina, che senza dubbio avrà ha fortemente influenzato i compagni che tendono a generalizzare l’etichetta di “camper” a tutti coloro che continuano a pensare che sia fondamentale capire il ruolo dell’imperialismo occidentale e non ridurre questo conflitto esclusivamente a una guerra di liberazione nazionale. Tuttavia, quando Taras Bolous traccia un’analogia con l’invasione americana dell’Iraq nel 2003, dimentica che nessuno della sinistra occidentale e del movimento contro la guerra pensavano di fare una campagna per l’invio di armi in Iraq, uno stato sovrano nonostante fosse una dittatura, per prevenire l’invasione nordamericana del 2003. Né cita quello che a mio avviso è il nucleo politico dell’attuale conflitto armato, anche se certamente non implicava un rischio immediato per la Russia e tanto meno una giustificazione per un’invasione indubbiamente criminale e riprovevole sotto tutti i punti di vista: la decisione della Rada ucraina di abbandonare nel 2014 il suo status di Paese non allineato e di recepire anche nella Costituzione del 2019 – cosa che non accade in nessun altro Paese al mondo – la sua vocazione ad aderire La NATO, l’unica politica —lo status di neutralità— che garantisse la sovranità dell’Ucraina, la coesione nazionale e la fattibilità a medio e lungo termine in un contesto di tensioni internazionali. ri-imperialisti esacerbati dalla crisi dell’imperialismo statunitense, dall’ascesa della Cina e dalla svolta etno-nazionalista del regime di Putin dal 2008. Con questo non dico che un popolo meriti necessariamente i politici che ha, ma che una parte importante della la sinistra è stata impercettibile di fronte agli innegabili rischi che l’Ucraina diventi uno strumento dell’imperialismo della NATO contro la Russia, come era già accaduto con il Kosovo nel 1999 per giustificare la guerra “umanitaria” della NATO contro la Serbia. 69/ In questo recente articolo (http://www.europe-solidaire.org/spip.php?article62130) Gilbert Achcar è abbastanza esauriente nell’affermare che l’unico sostegno efficace al popolo ucraino passa inesorabilmente attraverso il sostegno all’intervento indiretto della NATO in Ucraina. Inoltre, converte l’opposizione all’intervento per procura della NATO in un’equivalenza, dimenticando che tutte le spedizioni di armi sono soggette a condizionalità (a cominciare dall’essere agli antipodi politici dei rivoluzionari vietnamiti degli anni ’60 e ’70 o dei rivoluzionari siriani del 2011, solo per riferirsi per un paio di analogie che usa spesso) e persegue obiettivi propri che non necessariamente coincidono con quelli dei soggetti che li chiedono — e la negazione del diritto del popolo ucraino di armarsi in generale (che sostengo senza la necessità di tifare l’agenzia NATO). 70/ traduzione in spagnolo disponibile su puntodevistainternacional.org. 71/ Questo articolo di Paul Martial, oltre a ricordare i rischi alimentari che l’aggravarsi della crisi economica dovuto a questa guerra comporta per l’Africa (a cui si aggiungono i gravissimi effetti del COVID sul continente), illustra molto bene le cause del risentimento movimento antioccidentale e anti-NATO in Africa e della simpatia suscitata da qualsiasi governo che sfida l’egemonia euroamericana: https://lanticapitaliste.org/actualite/international/guerre-contre-lukraine-un-desastre-aussi- pour-lafrique 72/ Ecco il dibattito tra Achcar e Callinicos: https://socialistworker.co.uk/long-reads/ukraine-and-anti-imperialism-gilbert-achcar-and-alex-callinicos-debate/?fbclid=IwAR3x96p9EmPinYDbsVK37KIlkjtEAwA5Aq8sRgZPRxZ7gb8A8mTFAtxj- M0 73/ https://puntodevistainternacional.org/what-the-invasion-of-ukraine-by-russia-tells-us-about-21st-century-imperialism-interview-with-claudio-katz/ e Ucraina : diagnosi e controversie – America Latina giacobina (jacobinlat.com) 74/ Qui potete leggere la polemica tra Achcar e Kouvelakis: https://vientosur.info/debate-la-guerra-en-ukrania-y-el-antiimperialismo/ 75/ Per alcuni dati recenti sulla potenza militare che la NATO rappresenta, cfr. C. Serfati: http://www.europe-solidaire.org/spip.php?article61 628 76/ In un recente articolo, lo storico nordamericano Adam Tooze ha paragonato l’“Ukraine Democracy Defense Lend-Lease Act del 2022” che il Congresso degli Stati Uniti ha appena approvato con quello che Rousevelt ha istituito per sostenere lo sforzo bellico anglo-sovietico contro il Terzo Reich prima dell’ingresso degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, sia dal punto di vista del volume degli aiuti militari che comprende, sia per la logica della guerra indiretta che rappresenta, nonché per le implicazioni che potrebbe avere in termini di escalation e pericolo di confronto diretto. Vite: https://www.theguardian.com/commentisfree/2022/may/04/us-lend-lease-act-ukraine-1941-second-world-war 77/ In questo articolo Francis Fukuyama, il grande propagandista della “fine della storia”, è chiarissimo: https://www.americanpurpose.com/blog/fukuyama/preparing-for-defeat/ 78/ Ci sono sempre più conferme documentali, anche dalla stampa dell’establishment, che c’è una vera guerra per procura della NATO contro la Russia. Questo articolo calcola che il sostegno militare statunitense all’Ucraina sia già finanziariamente superiore al costo medio annuo dell’occupazione dell’Afghanistan e che questa escalation stia dando segnali inequivocabili del crescente pericolo di scivolare verso una guerra generale: la guerra di Putin in Ucraina entra in una dimensione internazionale spirale di conseguenze imprevedibili | Internazionale | IL PAESE (elpais.com) 79/ Penso che questa eventualità sia molto ben sviluppata da questo articolo: https://www.lamarea.com/2022/04/22/el-peligro-de-ignorar-a-la-ultraright-en-ukrania/ 80/ Questa è la posizione di E. Balibar (http://www.europe-solidaire.org/spip.php?article61676), D. Tanuro (http://www.europe-solidaire.org/spip.php? articolo 61771) o C. Samary (https://vientosur.info/por-que-no-he-firmado-el-manifierto-feminista-contra-la-guerra-en-ukrania/). 81/ Gli americani calcolarono che l’invasione russa sarebbe stata completata in soli tre o quattro giorni, sottovalutando la forza dell’esercito ucraino ed esagerando, a sua volta, il potenziale bellico russo. Vite: https://newleftreview.org/issues/ii133/articles/volodymyr-ishchenko-towards-the-abyss 82/ Questa intervista con Anthony Beevor illustra gli errori e le debolezze militari che l’esercito russo sta mostrando: https://www.spiegel.de/international/world/british-historian-antony-beevor-putin-want-to- essere-temuto-come-stalin-e-hitler-a-93a32290-fa50-425b-9cc0-5c6d2f6c9ba6 83/ https://www.publico.es/internacional/conocer-numero-muertos-war-ukrania.html#md=modulo-portada-fila-de-modulos:2×3;mm=mobile-big 84/ La cosa che mi parrebbe più grave di tutto questo è che si è creduto che le finalità perseguite dalle spedizioni di armi della NATO in Ucraina coincidessero con quelle della sinistra antimperialista, quando accetta la logica del minore male (vassallaggio dell’Ucraina da parte dell’Occidente) per evitare il male più grande (la sua totale sottomissione alla Russia). 85/ L’ex capo della CIA Leon Panetta ha esplicitamente riconosciuto che gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra per procura contro la Russia in Ucraina: Vid. https://www.abc.net.au/news/2022-03-25/nato-us-in-proxy-war-with-russia-biden-next-move-crucial/100937196 86/ È bene ricordare che entrambi i repubblicani spagnoli durante la guerra civile — che, tra l’altro, subirono un boicottaggio delle “democrazie occidentali” nel loro diritto di armarsi, quando Francia e Inghilterra misero in scena la farsa della Comitato di non intervento — poiché i rivoluzionari vietnamiti hanno pagato un prezzo altissimo per gli aiuti militari sovietici: alcuni costretti a fermare e reprimere la rivoluzione sociale (soprattutto a Barcellona e in Aragona) e ad imporre una sorta di “democrazia popolare” avant la lettre, altri subiscono le manovre diplomatiche di capitolazione del Cremlino, a cominciare dalla spartizione del Paese nel 1953. Nessun appoggio finanziario o militare è neutrale ed esente da subordinazione politica. Solo figure della statura di Ho Chi Minh o di Tito – che liberò la Jugoslavia dai nazisti con i propri mezzi, collegando liberazione nazionale e rivoluzione sociale, muovendosi abilmente nella lotta Stalin-Churchill e resistendo alle pressioni di entrambi – avevano la statura e l’audacia di limitarlo al massimo a difesa dei suoi interessi nazionali e di classe. Ho ragionevoli dubbi sul fatto che Zelensky, sebbene indubbiamente un patriota coraggioso e coraggioso (come, per inciso, Churchill aveva avuto nell’ora più buia di maggio-giugno 1940), dimostrerà un’indipendenza politica lontanamente paragonabile, tanto per cominciare perché nonostante tutto è un professionista -politico borghese imperialista, anche se alcuni amici tendono a dimenticarlo. 87/ Quindi, sottoscrivo pienamente la posizione espressa da Volodymyr Ishchenko in questa intervista: https://puntodevistainternacional.org/stopping-the-war-is-una-absolute-priority-entrevista-a-volodymyr-ishchenko-sobre-el – futuro-del-tuo-paese-e-responsabilità-della-sinistra-a-est-e-ovest/ 88/ Al quale si è esplicitamente appellato Hillary Clinton su MSNBC News il 28 febbraio. 89/ Secondo Rafael Poch de Feliu, la guerra in corso sta infatti risolvendo una vecchia divisione nell’establishment superando la vecchia dicotomia “contro la Russia o contro la Cina” a favore della seguente soluzione: “prima Russia e poi Cina” . Vite: https://ctxt.es/es/20220401/Firmas/39377/Rafael-Poch-Estados-Unidos-rusia-invasion-Ukraine-war-Finland-Guerra-de-Invierno.htm 90/ L’intervento diretto dell’intelligence militare statunitense nel conflitto per fornire informazioni per liquidare una dozzina di generali russi è ora ufficialmente riconosciuto. Vite. https://www.nytimes.com/2022/05/04/us/politics/russia-generals-killed-ukraine.html 91/ Al momento, tutto fa pensare che un colpo di stato contro Putin è impraticabile nel breve termine in quanto l’oligarchia russa non ha i mezzi per realizzarlo e sembra che il sistema di controllo di Putin abbia mostrato la sua resilienza a questo livello. Questo articolo di Ilya Matveev a riguardo è consigliato: https://studies.aljazeera.net/en/analyses/ukrainian-invasion-implications-putin%E2%80%99s-power#a17 92/ Il tradimento dei curdi che stavano combattendo contro Daesh in Siria è ancora recente quando, dopo anni di collaborazione militare e di intelligence, manipolazione e promesse di cattiva paga, gli americani si sono improvvisamente ritirati e li hanno lasciati alla mercé dell’esercito turco. Vite. Traditi dagli Stati Uniti, i curdi sono stati la chiave per trovare il capo dello Stato islamico – The New York Times (nytimes.com). 93/ Questa era l’opinione di Patrick Cockburn all’inizio della guerra e ritiene che ci siano buone possibilità che si intensifichi in un conflitto con la NATO: https://www.counterpunch.org/2022/03/07/even- se-la-russia-cattura-kiev-putin-è-già-sconfitta-dopo-l’inizio-di-una-guerra-non-vincibile/ 94/ Per un’analisi dell’origine del dramma attuale, si veda l’articolo di questa nuova star emergente sulla New Left Review che, considerata la sua qualità, promette di porre la bandiera della famiglia molto alta in termini di pietre miliari intellettuali sulla sinistra. : https://novaramedia.com/2022/03/03/in-ukraine-rival-worldviews-led-to-unnecessary-war/ 95/ Harari, il popolare autore israeliano di Sapiens e Homo deus, prevedeva la sconfitta russa già nelle prime fasi del conflitto: https://www.eldiario.es/internacional/theguardian/vladimir-putin-perdido-guerra_129_8790058.html 96/ https://www.bbc.com/news/world-europe-61020567 97/ In questa guerra il problema della grande influenza delle tendenze di estrema destra non è più esclusivamente ucraino. L’arrivo di migliaia di volontari, principalmente ex militari ed ex poliziotti (o anche funzionari attivi) provenienti da tutto il mondo, rafforza anche militarmente e offre un campo di addestramento per il neofascismo internazionale. Questo non squalifica la resistenza ucraina fin dall’inizio e, per il momento, continua a essere un problema limitato, ma non possiamo perdere di vista il fatto che in caso di crollo dello Stato ucraino, questa guerra avrebbe potuto essere molto potenti effetti sulla proliferazione di un’estrema destra internazionale armata di un modo simile a come la guerra in Afghanistan (1979-1989) ha catapultato il terrorismo di Al Qaeda nel mondo e le guerre in Iraq (dal 2003) e Siria (dal 2011) hanno stato il trampolino di lancio politico, militare ed economico per lo sviluppo dello Stato Islamico. Questo articolo di Miquel Ramos passa in rassegna il ruolo dell’estrema destra ucraina del Maidan (https://blogs.publico.es/dominiopublico/42714/el-Polvorin-neonazi-en-ukrania/) e ne indaga anche le connessioni con piccoli gruppi che ha partecipato all’assalto di Trump a Capitol Hill, allarmando l’FBI…; qui si sostiene che la cronaca della guerra sia lo scenario migliore per il rafforzamento delle tendenze ultranazionaliste (https://novaramedia.com/2022/02/22/the-far-right-is-using-the-situation-in -ukraine-to-cement-its-power/), qui si passa in rassegna il ruolo delle milizie neonaziste (https://vientosur.info/la-verdad-sobre-las-milicias-de-extrema-right/) e qui vengono affrontati i rischi connessi all’arrivo di migliaia di volontari stranieri (https://www.newtral.es/voluntarios-extranjeros-ukrania/20220321/). 98/ Questo articolo di Branko Marcetic mi sembra abbastanza conclusivo al riguardo e sottolinea l’impossibilità di controllare —come riconoscono diversi ufficiali militari statunitensi—il destino delle armi con cui 20 paesi imperialisti stanno inondando l’Ucraina da mesi: https://jacobinmag.com/2022/04/united-states-military-aid-ukraine-war-weapons?fbclid=IwAR3_XjpuWGbCnK-3UgIUNTU24uUIfmBc4j3nYsws2oF__2fYr4yObrvCDI0 99/ Questo saggio contributo di un gruppo di rivoluzionari siriani in esilio con cui concordo pienamente (https://vientosur.info/diez-lecciones-de-siria/), purtroppo non affronta due questioni chiave a mio avviso. Primo, il rifiuto occidentale di sostenere militarmente la rivoluzione democratica all’inizio della guerra in Siria, che contrasta con l’armamento del regime neoliberista filo-occidentale di Zelensky, dimostrando che, a prescindere dal fatto che l’Ucraina ha tutto il diritto di resistere all’invasione di Putin, la NATO non armerà mai alcun attore che non difenda apertamente il interessi di tale organizzazione. In secondo luogo, non approfondisce il fatto che la crescita del jihadismo durante la guerra civile siriana ha avuto molto a che fare anche con il sostegno finanziario e militare ricevuto da stati reazionari come Qatar, Arabia Saudita e Turchia e, non dimentichiamolo, dalla CIA e dall’MI6 fino praticamente agli attacchi Daesh a Parigi e Saint-Denis (come denunciò all’epoca Patrick Cockburn https://www.farsnews.ir/en/news/13930125001019/MI6-he-CIA-and-Trkey39 – s-Rge-Game-in-Siria). 100/ https://www.lamarea.com/2022/04/22/el-danger-of-ignoring-the-estrema-destra-in-ucraina/ 101/ In questo senso sono abbastanza d’accordo con questa analisi di Branko Marcetic: https://www.jacobinmag.com/2022/03/left-antiwar-policy-ukraine-russian-invasion-war-levitz-liberal-interventionism 102/ In questo articolo, un ex analista della CIA specializzato in Russia si chiede come possa finire la guerra in corso. Alcune delle ipotesi che sta considerando non potrebbero essere più inquietanti: https://responsiblestatecraft.org/2022/04/29/how-will-the-war-in-ukraine-end/ 103/ https://www.eldiario.es/euroblog/parlamento-europeo-vota-caminar-senderos-gloria_132_8833235.html 104/ Non posso che condividere molti degli argomenti della giornalista russa Inna Afinogenova, ex dipendente di RT e in questo momento senza dubbio critica nei confronti del governo russo e inequivocabilmente contraria all’invasione dell’Ucraina, sulla propaganda in tutti i principali media: Dov’è Inna Afinogenova e cosa le è successo – YouTube 105/ Questa intervista di Pablo Iglesias con Rafael Poch de Feliu è molto interessante: https://www.youtube.com/watch?v=yTxNH-QgDC8 106/ https://www.rtve.es/noticias/20220323/periodista-espionaje-polonia-provisional-prison/2321582.shtml 107/ https://www.europapress.es/internacional/noticia-bruselas-enmarca-suspension-partes-opositores-ukrania-ley-marcial-plena-invasion-rusa-20220322154330.html 108/ https://www.eldiario.es/internacional/ultima-hora-invasion-rusa-ukrania-directo_6_8846082_1086968.html 109/ A proposito, non solo è stato perpetrato il divieto dei 12 partiti, ma, a quanto pare, c’è anche un allarmante aumento delle perquisizioni e degli arresti di blogger e militanti di sinistra e di quelli contrari a Zelensky. Inoltre, come ci ricordano i nostri amici di Sotsialnyi Rukh, dal 2014 anche i partiti favorevoli al neutralismo o semplicemente poco entusiasti dell’UE e della NATO sono stati squalificati come “filorussi”. Vite: https://www.contretemps.eu/ukraine-zelensky-interdiction-partis-pro-russes/ 110/ Vid. Daniel Bensaïd, Elogio della politica secolare, Ed. Península, Barcellona, ​​2009. 111/ Vid. https://vientosur.info/la-tormenta-perfecta-ya-esta-aqui/ 112/ A proposito, uno dei principali rischi per l’imperialismo americano in questo conflitto è l’indebolimento del dollaro come valuta di rifugio a causa della confisca dei beni russi all’estero. Vedi https://rafaelpoch.com/2022/03/25/el-suicidio-del-dolar-ii/ 113/ Articoli giornalistici recenti fanno già riferimento a una dinamica di “trabocco” della guerra e al rischio di una sua estensione in Trasnistria nei prossimi giorni: https://elpais.com/opinion/2022-05-02/desbordamiento-belico. html 114/ Vid. https://newleftreview.org/issues/ii133/articles/volodymyr-ishchenko-towards-the-abyss 115/ Il 26 aprile James Heappey, Segretario di Stato alla Difesa britannico, disse agli ucraini di estendere la guerra al territorio russo. Vite Marco d’Eramo: Vite: https://newleftreview.org/sidecar/posts/radioactive-rettiness 116/ Prestigiosi analisti, come Chomsky, da tempo avvertono del grave pericolo che corriamo: https://www.sinpermiso.info/textos/centremonos-en-evitar-una-guerra-nuclear-en-lugar -de-debate-sobre -la-guerra-giusta-intervista-con-noam 117/ Infatti Marco d’Eramo afferma che le grandi potenze si comportano come sonnambuli che si avvicinano all’abisso in un modo che ricorda molto l’antecedente della Grande Guerra del 1914. Cit. 118/ Vid. Marco d’Eramo, cit. 119/ Per una caratterizzazione sintetica e appassionatamente ironica di questo cambio d’epoca si vedano queste note di Mike Davis, in cui non manca un raffinato senso dell’umorismo: https://newleftreview.org/sidecar/posts/thanatos-triumphant 120/ Francisco Louça sostiene che stiamo assistendo all’inizio della fine della globalizzazione per mano di guerre e sanzioni: “La rete finanziaria globale si sta frammentando, con il rischio aggiuntivo di bloccare l’approvvigionamento di energia e cibo. Ci saranno due internet, due sistemi di pagamento e di commercio, due economie che entreranno in collisione: poiché 10 paesi detengono il 75% della produzione di tutti i minerali, i confini Le ere di questi mondi li attraverseranno. Dopo la globalizzazione, siamo entrati nel tempo della guerra infinita. Dopo la globalizzazione, siamo entrati nel tempo della guerra infinita.

121/ Secondo l’annuario SIPRI, la spesa militare mondiale è già aumentata dello 0,7% nel 2021 nonostante la pandemia.

Le politiche di rimilitarizzazione nel 2022 potrebbero raggiungere livelli molto superiori a quelli della Guerra Fredda: https://www.sipri.org/sites/default/files/2021-09/yb21_summary_esp.pdf

123/ Approfitto di questo articolo per esortare i suoi lettori a sostenere la nostra campagna di sostegno finanziario alla sinistra anticapitalista ucraina e russa: https://www.anticapitalistas.org/comunicados/campana-de-solidaridad-con-las -socialistas-de-ucraina-e-russia/

124/ https://bdsmovement.net/en/news/the-west-response-to-invasi%C3%B3n-russia-shows-non-ci-sono-scuse-per-rifiutare-bds