di Gianni Sartori

Non si arresta – anzi va in crescendo – l’opera di persecuzione (a base di uccisioni, torture, rapimenti, saccheggi, demolizione delle abitazioni, abbattimento di migliaia di ulivi, espulsioni forzate…) dell’esercito turco e dei suoi mercenari islamisti nei confronti dei curdi in generale e di quelli yazidi in particolare per costringerli ad abbandonare la regione di Afrin (nord ovest della Siria).

Soltanto negli ultimi due mesi (dal 1 gennaio 2022) sono stati assassinati almeno una decina di civili e un altro centinaio (96 le persone accertate e identificate) sono stati sequestrati. Tra loro una dozzina di donne e almeno cinque bambini. Si calcola che dall’inizio dell’occupazione, iniziata quattro anni fa, le persone rapite siano circa 8500. Più della metà sono ormai da considerare desaparecidos. Soprattutto per le bande islamiste quella dei rapimenti è divenuta una vera e propria attività economica, un’industria da cui ottenere ampi margini di profitti.

Con il risultato che un sempre maggior numero di abitanti della regione di Afrin fugge altrove. E il loro posto, le loro stesse abitazioni, vengono occupati dalle famiglie dei miliziani jihadisti. Un’operazione di sostituzione etnica da manuale.

Non va meglio in altre zone del nord della Siria.

Il 24 febbraio l’ennesimo attacco con i droni di fabbricazione turca ha colpito un minibus sulla strada tra Qamishlo et Amûdê. Almeno quattro donne sono rimaste ferite. Per ora si conoscono i nomi di tre di loro: Daliya Şêxmûs, Roza Hemo e Menîfe Himêdî.

Dall’inizio di febbraio questo è già il terzo attacco con i droni a veicoli civili nei pressi di Amûdê. In questo modo il 9 febbraio sulla strada tra Amûdê e Dirbêsiyê, era stato ucciso un bambino di undici anni, Mihemed Eli Kelah. Nella stessa circostanza erano rimasti feriti un altro bambino e una donna.

Contemporaneamente i tiri dei mortai delle milizie jihadiste filo-turche ferivano alcune donne nei pressi di Manbij. Altri mortai colpivano i villaggi di Semuqa e Cebel Neyaf nella regione di Afrin.

Quanto ai droni turchi, il 12 febbraio ferivano altre persone nel quartiere di Cewheriyê (zona ovest di Amûdê) mentre il 22 febbraio era stato attaccato lo stesso Consiglio militare di Manbij.

Gianni Sartori