Tre ore fa si è svolta una nuova manifestazione contro la guerra, dopo quella molto partecipata di giovedì sera. Il Comitato bresciano contro la guerra ha organizzato un presidio-conferenza stampa, proprio sotto la prefettura, e tre suoi esponenti, Luigino Beltrami, Giorgio Cremaschi e Dino Greco, sono stati ricevuti dal rappresentante del governo italiano per comunicare la nostra volontà di batterci contro la guerra in Ucraina, chiedendo il ritiro delle truppe russe e contemporaneamente il non intervento italiano e NATO, sia dal punto di vista dell’invio di truppe e materiale militare (scelta avventurista e pericolosissima, che potrebbe portare ad un’estensione del conflitto e, in prospettiva, ad una guerra mondiale distruttiva dell’intera umanità), sia da qualsiasi atto aggressivo in generale. Al presidio erano presenti un centinaio di persone, forse un po’ di più (difficile dirlo per la quasi concomitanza della manifestazione del Presidio 9 agosto, “Per la difesa del Chiese” e l’ovvia mescolanza dei partecipanti), appartenenti in prevalenza a partiti ed associazioni della sinistra cosiddetta radicale. Presenti giornalisti di Brescia Oggi, Giornale di Brescia e Teletutto, che hanno intervistato i tre delegati del Comitato. Si è ribadita la necessità della chiusura (o per lo meno la denuclearizzazione) della base di Ghedi, obiettivo di prim’ordine in caso di guerra (con prevedibile scomparsa non solo di Ghedi e dell’intera provincia bresciana, ma probabilmente di un’area ben più vasta). A questo proposito il Comitato dà appuntamento a tutti i cittadini contrari alla guerra (non solo bresciani) per domenica prossima, 6 marzo, a partire dalle ore 14, di fronte all’entrata principale della base atomica di Ghedi. Ognuno sarà libero di portare le proprie bandiere e i propri striscioni, diversamente da ciò che è stato imposto oggi.*

*Ci si riferisce qui al malcostume antidemocratico, invalso in questi ultimi anni di qualunquismo “anti-partiti” dilagante, di impedire la libera espressione delle proprie idee (rappresentate anche da bandiere e striscioni), da parte di sedicenti “esponenti di movimento” che pretenderebbero di rappresentare una presunta sensibilità “unitaria” (a senso unico, visto che gli strali polemici si rivolgono, guarda caso, solo contro le forze della sinistra).