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Non capita tutti i giorni che il presidente di un Paese minacci una cantante pop, ma è quello che è successo quando il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha promesso di “strappare la lingua” a coloro che insultano le figure religiose.

Il discorso di Erdoğan è arrivato pochi giorni dopo che i conservatori in Turchia avevano iniziato a prendere di mira la leggendaria cantante e cantautrice Sezen Aksu per una canzone di quattro anni fa che definisce Adamo ed Eva, considerati figure sacre nell’Islam, “ignoranti”.

Dopo l’incendiaria minaccia di Erdoğan, la diva turca ha rilasciato un’intensa dichiarazione in cui afferma che scrive canzoni da 47 anni e che continuerà a farlo. A seguito dell’ampio sostegno pubblico per la musicista, Erdoğan è tornato sui suoi passi e ha detto che le sue parole non riguardavano affatto Aksu. Al segnale del presidente, anche i suoi sostenitori hanno fatto marcia indietro.

Tuttavia, settimane di minacce contro Aksu provenienti dai massimi livelli dello stato hanno rivelato che non sono solo gli attivisti e i giornalisti a essere in pericolo in Turchia. Se la Turchia è il sesto paese per numero di giornalisti in carcere (in discesa rispetto al primo posto del 2016), meno ampiamente discussa è la difficile situazione di artisti e musicisti.

L’ultimo rapporto sullo stato della libertà artistica di Freemuse conferma con i numeri la paura e l’ansia che casi come l’attacco a Sezen Aksu creano tra gli artisti in Turchia. Nel 2020, la Turchia aveva sette artisti in prigione, condividendo il terzo posto nel mondo con Myanmar, Bielorussia e Cina. Lo stesso anno, 17 artisti in Turchia sono stati perseguiti. Di tutti i 236 casi di violazione del diritto alla libertà di espressione artistica documentati nel mondo nel 2020, la Turchia registra il maggior numero con 32 casi.

Il caso di Sezen Aksu potrebbe essere eccezionale a causa della sua fama e del diffuso sostegno di cui gode, ma rimane emblematico del ciclo di molestie online e azioni legali che in genere porta gli artisti negli scontri incrociati del governo.

Sezen Aksu, nota affettuosamente come il “Piccolo passerotto turco”, è molto amata da quando ha iniziato a pubblicare musica a metà degli anni ’70, con innumerevoli successi al primo posto delle classifiche in Turchia e album considerati capolavori come Ağlamak Güzeldir (1981) e Işık Doğudan Yükselir (1995). Le sue collaborazioni con il compositore Goran Bregović e la cantante Haris Alexiou l’hanno fatta conoscere al pubblico europeo negli anni ’90. La “Regina del Pop” turca ha ora 67 anni e rimane in vetta alle classifiche nazionali dalla radio allo streaming.

La canzone che ha recentemente portato Aksu sulle pagine dei giornali è in realtà del 2017. Tuttavia, il 30 dicembre 2021 Aksu ha pubblicato un video musicale per la canzone “Şahane Bir Şey Yaşamak” (Vivere è una cosa meravigliosa), che descrive la dolcezza e il dolore della vita. Secondo Aksu, la vita è come un ottovolante su cui stiamo dalla nascita alla morte, “salutando quegli ignoranti di Eva e Adamo”.

Il testo della canzone ha fatto arrabbiare alcuni conservatori in Turchia. Nei primi giorni del 2022, l’hashtag #SezenAksuKnowYourPlace (“Sezen Aksu, stai al tuo posto”) ha iniziato a fare tendenza su Twitter. In seguito, un avvocato di Ankara ha fatto causa ad Aksu. Secondo l’articolo 216/3 del codice penale turco, il “degrado pubblico dei valori religiosi” è un reato. Il 17 gennaio, un gruppo nazionalista di estrema destra noto come Movimento di difesa nazionale, con legami con il ministro dell’Interno turco, ha minacciato Aksu e ha tenuto una protesta davanti alla sua casa.

A questo punto, anche i parlamentari del Partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP) e del suo partner Partito d’azione nazionalista (MHP) hanno iniziato a prendere di mira Aksu per aver insultato i valori della Turchia “sotto le spoglie dell’arte e della musica”, come ha affermato un politico su Twitter. Poi il 21 gennaio, durante la preghiera del venerdì presso la Grande Moschea Çamlıca di Istanbul, il presidente Erdoğan ha tuonato: “Nessuno può mostrare la lingua al santo Adamo. È nostro dovere strappare quelle lingue”.

Sebbene Erdoğan non abbia menzionato Aksu, il riferimento ad Adam ha chiarito che il presidente della Turchia ha messo tutto il proprio peso dietro la campagna per intimidire e mettere a tacere chiunque dica, anche nel contesto della creatività artistica, cose che i conservatori trovano discutibili.

Lo stesso giorno, il Vicepresidente del Consiglio Supremo della radio e della televisione turca ha iniziato a chiamare i canali avvertendoli di non trasmettere la canzone di Aksu o altre simili. Sebbene non sia illegale trasmettere la canzone, RTUK può vietare i contenuti che non approva emettendo sanzioni o divieti temporanei di trasmissione contro i canali TV.

Dopo il bando alla trasmissione e la minaccia di Erdoğan, in difesa di Aksu ha iniziato a radunarsi l’opposizione turca, tra cui il sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu e la leggendaria attrice Mujde Ar. Nella sua risposta del 22 gennaio, Aksu ha ringraziato tutti coloro che l’hanno sostenuta e poi ha condiviso il testo di una nuova canzone chiamata “The Hunter”. Nel testo troviamo frasi come “Non puoi schiacciare la mia lingua”, in un chiaro riferimento a Erdoğan, e “Vediamo chi è il viaggiatore e chi è l’albergatore”, a suggerire che, mentre i politici vanno e vengono, gli artisti di un paese rimangono. Sui social media, i testi sono stati ampiamente condivisi e tradotti in più di 50 lingue.

Quattro giorni dopo la dichiarazione di Aksu, Erdoğan ha rilasciato quella che molti hanno visto come una ritrattazione: “La mia dichiarazione non era diretta a Sezen Aksu, un nome importante nella musica turca che ha tradotto i sentimenti della nostra gente con le sue canzoni”.

È raro che Erdoğan faccia marcia indietro dopo aver preso di mira qualcuno. Questo raro esempio potrebbe mostrare che l’opposizione è stata efficace nell’unirsi in difesa di Aksu. O forse il presidente ha esitato a prendere di mira una musicista che, sebbene spesso allineata con cause di sinistra o liberali, ha sostenuto il suo governo all’inizio degli anni 2010 su un referendum costituzionale e un processo di pace con i curdi poi abbandonato.

Eppure, solo perché il presidente ha rinunciato a prendere di mira una musicista famosa come Aksu, non significa che gli attacchi contro gli artisti e la libertà di espressione diminuiranno.

Al contrario, una circolare presidenziale pubblicata a tarda notte il 28 gennaio, appena un giorno dopo la ritrattazione di Erdoğan, ha fatto preoccupare molti osservatori per l’arrivo di una nuova repressione. La circolare afferma che “l’era digitale ha tanti pericoli quanti benefici” e che servono “mosse decisive” contro “lo sconvolgimento della struttura familiare” e “l’usura dei nostri valori nazionali e spirituali con i media”.

Da quando è stata rilasciata la circolare, è già stato cancellato un programma televisivo su un canale di opposizione con l’accusa di “promozione del paganesimo e propaganda per il satanismo”. Con la libertà di espressione in pericolo in Turchia, poco può impedire a questi divieti di estendersi ulteriormente alla musica, al cinema, alle arti visive e ad altri campi.

A cura di Kenan Sharpe.