Le prestazioni si riducono e non sono più gratuite. È il prevedibile fallimento della sanità integrativa nei ccnl

Metasalute, il fondo sanitario integrativo dei metalmeccanici, ha comunicato con mail inviata direttamente ai lavoratori e alle lavoratrici aderenti, che a partire dal 1 gennaio 2022, i piani sanitari subiranno delle pesanti riduzioni (taglio delle prestazioni, eliminazione dei rimborsi per diarie e convalescenza, inserimento dei massimali di spesa e limitazione dell’estensione ai familiari a carico). Inoltre, le prestazioni che rimaranno non saranno più gratuite ma vincolate al pagamento di una sorta di ticket (dal 15% nei casi degli interventi chirurgici al 35% per le spese odontoiatriche). 

Rispetto ai piani integrativi già esistenti, quelli più vantaggiosi e normalmente contrattati al secondo livello, si stabilisce che non sono possibili ulteriori accordi per il biennio 22-23. Mentre gli altri, quelli già in essere subiranno, come il piano base, limitazioni alle prestazioni e introduzione del ticket.

La ragione sarebbe che «in un contesto così radicalmente cambiato» (si intende a causa del Covid, che avrebbe aumentato il ricorso alla sanità privata) «si è assistito al costante aumento delle richieste di prestazioni».

Noi siamo sempre stati contrari a Metasalute, fin dalla sua istituzione nel ccnl separato del 2012, firmato da Fim e Uilm. Tanto più contestammo il ccnl del 2016, quando l’iscrizione a Metasalute veniva estesa a tutti i metalmeccanici e resa nei fatti obbligatoria con il meccanismo del silenzio-assenso, anche con il consenso della Fiom, che fino ad allora aveva invece contrastato la sanità integrativa nei ccnl. 

Nei fatti si è avverato quanto giustamente scriveva la Fiom nei volantini del 2012 (vedi qui), quando contestava l’introduzione di Metasalute nel ccnl separato di Fim e Uilm, cioè che Metasalute avrebbe reso «difficile se non impossibile forme di controllo diretto sulle finalità e sulle prestazioni e che non è mai stato chiaro l’equilibrio tra contribuzione e prestazione, né in caso di squilibrio, se i maggiori costi si scarichino sui lavoratori aderenti». 

Il fatto di aver avuto ragione, tanto nel 2012 che nel 2016, non risolve però il problema e non ci consente di ignorare il fatto che questa situazione metterà i lavoratori e le lavoratrici in difficoltà, minando ancora di più il rapporto di fiducia con le organizzazioni sindacali. 

È irrilevante la spiegazione che viene data oggi da Metasalute, cioè che la causa del disequilibrio che porta il fondo a ridurre l’offerta per evitare di fatto il fallimento, sia o meno dovuta a un evento non prevedibile come il Covid. Un fondo sanitario, come qualsiasi fondo assicurativo, è di per sé esposto al rischio di turbamenti non prevedibili e di oscillazioni del mercato. Non metterli in conto è semplicemente da pazzi. 

Anche senza un evento imprevisto e eccezionale come il Covid, basterebbe chiedersi cosa sarebbe accaduto ai conti di Metasalute se fosse semplicemente stata più alta la percentuale di chi lo ha usato. Metasalute non ha infatti mai avuto percentuali di utilizzo particolarmente alte, anche a causa delle tantissime disfunzioni nel sistema (i ritardi, le domande non accettate, gli intoppi…). Tutte cose che, oltre a generare in questi anni un danno diretto ai lavoratori, hanno in larga parte contribuito a far desistere tanti dall’utilizzarlo, tanto che recentemente, a seguito di una class action, l’Antitrust ha condannato la società che gestisce il fondo a una multa stratosferica di ben 6 milioni (vedi qui).

Il punto è che qualsiasi fondo integrativo è sottoposto ai rischi del mercato. Con il ccnl del 2016, quando il fondo è stato avviato (prima di allora, il numero esiguo delle richieste di iscrizione, anche determinate dall’opposizione della Fiom, non ne aveva mai permesso la partenza), nessuno dei firmatari ha spiegato quale era questo rischio e forse nessuno si è domandato se il livello di prestazioni promesse potesse davvero essere sostenibile. Sì è preferito usare Metasalute come specchietto per le allodole per far digerire un ccnl evidentemente povero dal punto di vista salariale e ostico da quello normativo. 

Indipendentemente da cosa è accaduto, dai percorsi contrattuali che ci hanno portato qui e da chi avesse o meno ragione ad avvertire sui rischi, oggi la situazione è questa e come un macigno viene scaricata sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici, peraltro con una comunicazione arrivata via mail senza alcun preavviso e a meno di due settimane dall’entrata in vigore del nuovo regolamento. 

Di fronte a tutto questo, pensiamo, nell’immediato che la Fiom dovrebbe, unitariamente o meno, lanciare una campagna vertenziale per pretendere la possibilità immediata di recesso di ogni singolo aderente a Metasalute, con il corrispondente pagamento in busta paga del costo contrattuale sostenuto dalle imprese

Ancora più importante dovrebbe essere, da qui in avanti, la consapevolezza di mettere in discussione il Patto per la fabbrica, contrastando radicalmente ogni ulteriore uso della sanità integrativa nei contratti nazionali. Il dovere del sindacato e in particolare della Cgil deve essere quello di difendere la sanità pubblica, obiettivo tanto più urgente e necessario, dopo quanto è avvenuto dal 2020 a causa del Covid. La sanità integrativa nei contratti nazionali va in direzione opposta, perché alimenta la sanità privata e aumenta le divisioni nel mondo del lavoro, tra categorie diverse e tra chi non lavora o è pensionato. È di per sé uno strumento non solidaristico. Ed è appunto «a rischio» come ogni strumento finanziario e come palesemente dimostra la vicenda di Metasalute. 

La sanità integrativa è uno strumento contrattuale voluto dalla Cisl. Nei metalmeccanici è stata la Fim a farne la sua bandiera e a trascinarci in questa situazione. È un errore continuare a inseguirli, viste anche le tante lamentele e le degenerazioni segnalate nella sua gestione.

La Cgil e la Fiom in particolare facciano altro!

Diciamo finalmente no al welfare contrattuale ed in particolare alla sanità integrativa che danneggia anche quella pubblica, oltre ad essere inattuabile come servizio ai lavoratori e alle lavoratrici.

Rimettiamo, invece, al centro del nostro modello contrattuale la difesa del salario diretto e della sanità pubblica universale e per tutti e tutte. 

A partire da queste ragioni, abbiamo chiesto la convocazione urgente della Assemblea Generale della Fiom, per una profonda discussione di prospettiva. 

#RiconquistiamoTutto in Fiom