Gianni Sartori

Nella multinazionale Rio Tinto (all’epoca Rio Tinto-Zinc, mi pare, in seguito Rio Tinto Ldt) ero inciampato ancora nei primi anni ottanta con le iniziative antiapartheid (e relative campagne di denuncia e boicottaggio). Per cui ero venuto a conoscenza della presenza, non sempre gradita, di questa compagnia mineraria in Sudafrica. L’avevo poi ritrovata, sempre negli ottanta, in alcune scritte di protesta sui muri di un’azienda mineraria (non so cosa avesse combinato) in Catalunya. Del resto – ma lo avrei scoperto soltanto in seguito – il nome derivava direttamente dal fiume della penisola iberica lungo cui avviò nel 1873 le prime attività di scavo (nella provincia di Huelva). In genere, se non ricordo male, veniva contestata soprattutto per gli effetti deleteri per l’ambiente che provocava.
Sinceramente me n’ero ormai dimenticato.
La ritrovo ora in Serbia, nuovamente messa in discussione per le possibili, ulteriori ferite che potrebbe infliggere, oltre cha all’ambiente, alla salute degli abitanti delle aree interessate dalla sua attività.
In questi giorni il centro e le strade principali di alcune città sono rimasti occupati e bloccati dalle proteste che – sia a Belgrado che in altre località – hanno coinvolto migliaia di cittadini serbi contrari a due nuove leggi. Una sulle espropriazioni e l’altra sul referendum: secondo i manifestanti, due cavalli di Troia per consentire la realizzazione di alcuni progetti industriali nocivi per la salute.
Viene contestata soprattutto la prevista apertura di una miniera di litio per mano appunto della Rio Tinto.
Dato che – ovviamente – bloccare le strade e il traffico non è consentito neanche in Serbia – per evitare di incorrere nei rigori della legge e per limitare l’intervento della polizia, i manifestanti hanno attraversato e riattraversato in massa (“massa critica”) le strade, instancabilmente. Con l’ovvio risultato di mandare il traffico in tilt.
Mentre nella capitale le iniziative di protesta si sono svolte nel complesso pacificamente, altrove si sono registrati disordini e scontri con la polizia. In particolare a Sabac i contestatori avevano circondato il commissariato locale esigendo la scarcerazione di alcuni manifestanti fermati dalla polizia. Dato che per l’anno prossimo sono previste le elezioni generali, le manifestazioni hanno fornito anche l’occasione per esprimere le istanze dell’opposizione politica serba.
Gianni Sartori