(Gianni Sartori)

Qualcuno si ricorda di questi 59 nomi?

  1. Abbas Hosseinpour
  2. Abbas Yousefi
  3. Abdollah Tahriyan
  4. Aboubakr Shokri
  5. Ahmad Kahroubi
  6. Ali Abade
  7. Ali Baneiyan
  8. Ali Baziyan
  9. Ali Ghaware
  10. Ali Golparast
  11. Ali Mazna
  12. Ali Salahi
  13. Feridoun Shanga
  14. Gholamreza Barezi
  15. Hamed Mahmoud Kando
  16. Hasan Jahani
  17. Hasan Rahmanian
  18. Hejar Karimi
  19. Homayon Niloufari
  20. Hossein Kalhori
  21. Ibrahim Amini
  22. Inshallah Naderi
  23. Kamal Chawshini
  24. Kamal Karimi
  25. Kamran Zaher Hejazi
  26. Karim Kaveh
  27. Karim Rahimian
  28. Kazem Khatooni
  29. Khaled Rahim Azar
  30. Khaled Safayi
  31. Khalegh Barzani
  32. Khezer Rangin
  33. Maghsoud Mahmoudi
  34. Mahmoud Rizeyi
  35. Mansour Janah
  36. Mohamad Farough Baziar
  37. Mohammad Aboubakri
  38. Mohammad Amin ahmadi
  39. Mohammad Hosseini
  40. Mohammad Mashoodi
  41. Mohammad Olyayi
  42. Mohammad Salimi
  43. Mohamman Amin Safa
  44. Molla Hasan Lajavardi
  45. Mostafa Faghri
  46. Mostafa Ismati
  47. Rahman Khezerpour
  48. Rahman Rahimi
  49. Saleh Farhoudi
  50. Saleh Mam Ibrahimi
  51. Seyed Ibrahim Ahmadi
  52. Seyed Mahmoud Seyed Mahmoudi
  53. Shokri Naderi
  54. Siyamak Saghezi
  55. Soleiman Hasanzadeh
  56. Vafa Elyasi
  57. Yousef Ayazi
  58. Yousef Habibpanah
  59. Yousef Hasanzadeh

Appartengono ad altrettanti giovani curdi, molti ancora adolescenti, assassinati e fatti scomparire dal regime iraniano il 2 giugno del 1983.

Come dichiararono diversi testimoni, i ragazzi vennero rastrellati indiscriminatamente – solamente in quanto curdi – per le strade di Mahabad da uomini in abiti civili mentre – in gran parte studenti – si recavano a scuola o all’università.

Nessuno li ha più rivisti, nemmeno da morti.

Negli anni ottanta, dopo la dichiarazione di “guerra santa” contro i curdi dichiarata da Khomeini, il regime di Teheran aveva ulteriormente inasprito la repressione nei confronti di questo popolo arbitrariamente diviso tra Turchia, Iran, Iraq e Siria. All’epoca centinaia di villaggi curdi vennero completamente distrutti.
Una vera e propria guerra interna che si svolgeva non solamente a livello militare, ma anche culturale, economico, psicologico e che in qualche modo prosegue anche ai nostri giorni. Basti pensare al gran numero di esecuzioni capitali di cui sono vittime i curdi del Rojhilat (Kurdistan dell’Est, sotto amministrazione iraniana).
Senza contare che le risorse naturali (le foreste in particolare) di cui dispongono questi territori curdi vengono regolarmente sequestrate, saccheggiate da Teheran mentre molti villaggi e città sono stati letteralmente militarizzati. Si calcola che ormai vi siano più militari che insegnanti e medici.
Anche dietro l’ampia diffusione della droga tra i giovani curdi si intravede la longa manus del regime. Un modo questo per indebolire la resistenza dei curdi. Del resto era stato ampiamente sperimentato e applicato sia in Irlanda del Nord che nei Paesi Baschi e nei ghetti afro-americani nel secolo scorso.

Gianni Sartori