Ieri in molte città italiane si sono svolte manifestazioni della campagna “Non possiamo più aspettareSaniamo la sanatoria 2020, documenti per tutti e tutte”. A 10 mesi dalla chiusura delle domande di sanatoria, solo circa il 5% delle circa 200mila pratiche è stato esaminato e ci sono già segnali molto negativi per quanto riguarda i rigetti.

Ieri pomeriggio ale 17 molti migranti si sono dati appuntamento davanti alla prefettura. Il presidio con molti interventi è stato organizzato dall’Associazione Diritti per tutti, Fabi (Federazione delle Associazioni Bresciane per l’Immigrazione), Coordinamento immigrati CGIL, Associazione senegalesi di Brescia e provincia, Coordinamento delle Associazioni senegalesi e Associazione culturale islamica Muhammadiah, che gestisce la Moschea di via della Volta. C’è stato un incontro tra i rappresentanti di queste associazioni e un rappresentante del prefetto. Alcuni miglioramenti sono stati promessi, ma giudicati assolutamente insufficienti dai migranti, che rischiano di aspettare ancora un anno e mezzo, pagare tasse e balzelli, per poi vedersi respingere la richiesta di regolarizzazione e essere rigettati nella clandestinità.

Di seguito, l’appello ripreso dal sito meltingpot.org:

“Non possiamo più aspettare. Saniamo la sanatoria, documenti per tutti e tutte. Dal 19 al 22 maggio iniziative in diverse città per il permesso di soggiorno e i diritti fondamentaliIl 19, 20 e 22 maggio i lavoratori e le lavoratrici migranti, insieme alle reti antirazziste e ai sindacati, scenderanno nuovamente nelle piazze e davanti alle Prefetture di diverse città italiane per rendere visibile la lotta per il permesso di soggiorno e i diritti fondamentali.

Le giornate di mobilitazione sono una nuova tappa di un percorso di iniziative diffuse che dall’inizio della pandemia in poi, di fatto, non si è mai fermato. Il punto principale, questa volta, è legato alla cosiddetta sanatoria che invece di migliorare le condizioni di vita dei e delle migranti ha generato truffe, altra precarietà e un limbo di sospensione. Ma insieme a questa istanza c’è la volontà di allargare l’orizzonte dei diritti anche per coloro che non sono riusciti ad accedere alle procedure del 2020 o che rischiano di diventare irregolari a causa di una crisi economica che sta mettendo a dura prova tutto il mercato del lavoro.

«Una lunga attesa, la sensazione di essere sospesi in una bolla che toglie energie e rallenta le vite sta producendo tra i lavoratori e le lavoratrici migranti un pensiero comune: Non possiamo più aspettare! Documenti per tutti e tutte!» è il messaggio che introduce l’appello che invita tutti e tutte a unirsi alle mobilitazioni.

L’appello – «Da alcuni mesi in tutta Italia sono sorti gruppi whatsapp e telegram organizzati tra le persone truffate dalla cosiddetta sanatoria per fare il punto della situazione nelle varie province; a loro si sono unite moltissime associazioni antirazziste, sindacati di base, gruppi informali e singoli cittadini che stanno monitorando le procedure di emersione/regolarizzazione raccogliendo risultati sconfortanti. E’ trascorso ormai un anno dal decreto del governo italiano che annunciava in grande stile, lacrime della ministra incluse, la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per chi era già presente nel territorio italiano. Ma a distanza di dieci mesi dalla chiusura di una sanatoria escludente e complicata sono state evase poco più del 5% di tutte le richieste pervenute.

Vi è una immobilità totale delle prefetture, una richiesta sempre più complessa di documentazione e un accanimento attraverso circolari ministeriali che tolgono diritti invece di semplificare.

Da un anno i lavoratori e le lavoratrici dei due settori prescelti (agricoltura e cura) sono in attesa di una convocazione che non arriva.

Da un anno uomini e donne sono sottoposti a ricatti e sfruttamento da parte dei datori di lavoro e c’è chi un datore di lavoro nel frattempo l’ha perso. Questo provoca ostacoli insormontabili sia per vedersi garantiti i diritti fondamentali, tra cui quello alla salute, e sia per accedere alle (poche) prestazioni sociali disponibili. Perchè oltre il danno di aver pagato i costi di una procedura illogica non ci sia anche la beffa di rimanere senza documenti.

CHIEDIAMO:

- Chiarezza sulle procedure e sui tempi di rilascio dei permessi di soggiorno per coloro che sono riusciti partecipare alla sanatoria.

- Che non siano i lavoratori e le lavoratrici a dover subire l’incompetenza di un sistema che non funziona subendo l’ennesima beffa pagata a caro prezzo.

- L’abrogazione del requisito dell’idoneità dell’alloggio, requisito ostativo al rilascio del permesso e che da sempre è di difficile ottenimento.

PER TUTTE E TUTTI CHIEDIAMO:

- Un permesso di soggiorno anche per coloro che non rientravano nei parametri restrittivi delle procedure del 2020, ma che da anni vivono e lavorano nel nostro paese per uscire dall’invisibilità alla quale sono stati condannati da una sanatoria beffa che non ha voluto vederli. Il decreto Lamorgese ha previsto la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per protezione speciale della durata di 2 anni e convertibile in permesso per lavoro. Questo titolo di soggiorno deve poter essere richiesto e rilasciato direttamente dalle questure senza formalizzare una domanda di protezione internazionale.

- Una moratoria sul requisito del reddito. In piena crisi economica dovuta al Covid-19 non è pensabile continuare a vincolare le procedure per il rinnovo del titolo di soggiorno, per il ricongiungimento familiare e la richiesta di cittadinanza ad una quota minima di reddito.»