Oggi i tg, i giornali di regime (cioè praticamente quasi tutti), i social, hanno aperto con la “clamorosa” notizia dell’arresto in Francia di sette “pericolosi terroristi” settantenni o giù di lì, rei (o presunti tali) di delitti che risalgono a 40-45 anni fa. Alcuni “giornalisti”, dimostrando una conoscenza storica che a malapena ricorda la rubrica “Forse non tutti sanno che...” della Settimana Enigmistica (la cosa non mi stupisce, conoscendo la categoria – pur con le dovute eccezioni -), hanno messo in un unico sacco Brigate Rosse, Prima Linea e….Lotta Continua. Ricordo quando le BR scrivevano “Abbiamo pazienza e memoria lunga, niente resterà impunito”: in realtà sono gli apparati dello stato borghese ad essersi appropriati nei fatti di quest’espressione. E non c’è da stupirsi: anche se lo stato borghese, nel decennio dopo il 1975, non ebbe certamente da temere per la sua solidità (e sicuramente non a causa dei cosiddetti “terroristi rossi”), il fatto che alcuni suoi esponenti (pensiamo in primis al leader democristiano Aldo Moro) e numerosi membri dell’apparato repressivo, mediatico e confindustriale abbiano pagato con la vita (o con le gambe) la loro fedeltà alla classe dominante non è una cosa che si possa perdonare. Alla “grande paura” del biennio rosso la borghesia rispose col fascismo; alla “piccola paura” degli anni Settanta rispose (e continua pervicacemente a farlo) con l’inasprimento repressivo, con le persecuzioni pluridecennali anche all’estero (dal Brasile alla Francia). Non è un caso che la stessa determinazione persecutoria non è mai stata applicata ai fascisti: in fin dei conti, cos’ha fatto di male il neofascista Delfo Zorzi (tranquillamente vivente alla luce del sole in Giappone)? Va beh, ha ammazzato 16 persone innocenti. Ma mica erano leader politici, giornalisti famosi, esponenti del padronato! Erano dei poveracci, come gli 8 assassinati in Piazza Loggia, i 12 fatti saltare sull’Italicus, gli 84 ammazzati alla stazione di Bologna! E i generali, gli agenti dei servizi segreti, i piduisti terroristi guidati dal criminale Licio Gelli? Tutti liberi (o morti in dorato esilio per la veneranda età). Non c’è da stupirsi. D’altra parte la tradizione di “graziare” i fascisti rimonta addirittura all’immediato secondo dopoguerra, con la famosa “amnistia” dell’allora ministro di giustizia, il “comunista” Palmiro Togliatti. Quanti fascisti assassini, quanti poliziotti assassini (oltre 250 proletari ammazzati da celerini e carabinieri tra il 1945 e il 2001, quasi 5.000 i feriti, l’ultima in Val di Susa pochi giorni fa) sono finiti in galera? Lo stesso, ovviamente, non vale per i compagni di qualsiasi tendenza. Ripeto, non c’è da stupirsi. Chi sarebbe così sciocco da perseguitare chi lo ha servito così bene? Mentre bisogna fargliela pagare, e salata, a quegli sciagurati che hanno osato sfidare il potere dello stato e della classe dominante. Sia ben chiaro: non ho mai condiviso le azioni e le scelte dei compagni che, esasperati dalla repressione e dall’impunità degli assassini (fascisti o in divisa), hanno optato per una soluzione di tipo militarista, avventurista, sostitutista. Per prima cosa per motivi, diciamo così, “strategici” (qualcuno direbbe “ideologici”): non credo nelle avanguardie autoproclamatesi tali, non credo nella cosiddetta “lotta armata” minoritaria e velleitaria. Come diceva il vecchio Marx, “l’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi”. O non sarà. E il livello dello scontro col potere economico e politico non lo decidono, in ultima istanza, i partiti politici (e tantomeno i gruppetti). In secondo luogo per motivi più contingenti. In una situazione, come quella della seconda metà degli anni Settanta, che vede il recupero dell’egemonia dei riformisti (in primis il PCI di Berlinguer) in seguito alla crisi dell’estrema sinistra organizzata (in primis i gruppi più forti: Lotta Continua, Avanguardia Operaia, PdUP e MLS), ogni guizzo estremistico e avventurista non poteva che portare acqua al mulino dei “pompieri” del PCI e della burocrazia CGIL-CISL-UIL. E così è avvenuto. La nostra corrente, la Quarta Internazionale, (non da sola, certo) lo aveva scritto a chiare lettere sul suo giornale (Bandiera Rossa) in tempi non sospetti. E Livio Maitan scrisse un opuscolo al riguardo (Violenza necessaria, inutile e dannosa) che invito a leggere ancor oggi, per la lucidità e il coraggio politico. Ciò non mi impedisce oggi, come non me lo impedì allora, al di là della necessaria presa di distanza politica, di esprimere la mia solidarietà politica ed umana ai compagni che fecero quelle scelte discutibili quando costoro sono stati vittime di una cieca, selvaggia repressione (torture, uccisioni a sangue freddo, misure carcerarie disumane, ecc.). D’altra parte lo slogan “Né con lo stato, né con le BR”* era ben diffuso tra le migliaia di militanti dell’estrema sinistra contrari a questa involuzione militarista. E non mi impedì di vedere, al di là della durezza, dei settarismi, di, in molti casi, un cieco fanatismo, l’abnegazione, la generosità personale, lo spirito di sacrificio per una “causa” che, in un certo senso, era anche la mia. La condanna politica non mi ha mai impedito di esercitare la mia solidarietà umana. Come non me lo impedisce ora, in particolare dopo oltre 4 decenni da quei fatti. Persino la legge borghese riconosce il concetto di “prescrizione” dopo tanti anni (esclusi i crimini contro l’umanità, come le stragi indiscriminate o i genocidi, delitti mai commessi – lo riconoscono gli stessi magistrati – dai compagni dei gruppi militaristi, e che invece sono tipici dei terroristi neofascisti). E quindi a che pro tanto accanimento fuori tempo massimo? Inerzia di strumenti eccezionali, da stato d’assedio, messi in piedi oltre 45 anni fa? Bisogno di consolidare una union sacrée governativa intorno a Draghi proprio sugli umori più forcaioli? Volontà, da parte di Macron, di dimostrare che non ha nulla a che fare non solo con la sinistra (su questo nessuno ha dubbi, monsieur Macron!), ma neppure con quello spirito republicain che ha usato strumentalmente per battere Marine Le Pen? Vuole far concorrenza ai fascisti d’Oltralpe sul loro stesso terreno? Quelle honte, monsieur le president! Vi siete sempre vantati della Francia come “terra d’accoglienza” per i perseguitati politici di tutte le latitudini. Un vanto non sempre confermato dai fatti (vedi ETA) ma comunque, rispetto ad altri stati borghesi, non del tutto privo di valore. Ebbene, con questa mossa (che ne segue altre, forse un po’ meno eclatanti) la Francia “repubblicana” smentisce non solo la cosiddetta “dottrina Mitterrand”, ma persino le tradizioni della Francia semplicemente liberal-democratica, quella che accoglieva i Mazzini e i Garibaldi (noti “terroristi” dell’epoca). Di questo passo sarà la Francia della Le Pen, di Petain, di Thiers, di Napoleone il piccolo ad avere il sopravvento. Con buona pace non solo dei Robespierre, dei Marat, dei Blanqui o dei Comunardi, ma persino dei Danton, dei Brissot e, si parva licet, dei Mitterrand.

Flavio Guidi

*In realtà ho sempre preferito uno slogan molto meno diffuso: “Contro lo stato, non con le BR”, che esprimeva meglio la mancata simmetria tra il nemico di classe e i “compagni che sbagliano”.

P.S. Un elemento che, lo confesso, si è aggiunto solo negli ultimi vent’anni, riguarda il rifiuto (che quand’ero giovane sinceramente non provavo, o almeno non con questa intensità) di atteggiamenti, diciamo così, giustizialisti (tipo “Tribunali del Popolo”). Giustiziare, come nel caso di Moro, una persona detenuta, disarmata, dopo un “processo”, mi ricorda troppo la classica “pena di morte”, che lascio volentieri ai fascisti di tutte le latitudini.