(Gianni Sartori)

Come testimoniato da vari precedenti, la solidarietà tra “Nazioni senza stato” rimane uno dei pochi terreni ancora praticabili dall’internazionalismo; quello autentico che sfugge alle suggestioni – e al pragmatismo interessato – della geopolitica. In Bretagna come nei Paesi Baschi, in Catalunya come in Sardegna…
Suscitano invece affettuose perplessità certe ambigue “alleanze” – magari travestite da “antimperialismo” – tra regimi fascistoidi come quello turco e il povero Venezuela assediato dall’impero a stelle e striscie (Chavez, io credo, si starà rivoltando nella tomba).

L’8 marzo in Corsica si è svolta una manifestazione per la liberazione della musicista curda Nudem Durak. Vi hanno preso parte esponenti di diverse associazioni, partiti e movimenti presenti nell’Isola di Granito: Per a pace, Insieme, Parti Communiste, CGT, a Manca, Utopia, Corsica-Palestina, Tunisiens de Corse e Corsica-Rojava.
Sempre per Nudem Durak (condannata in Turchia a 19 anni per aver cantato e insegnato canzoni in curdo, sua madre lingua) si era tenuto un concerto del gruppo corso “Cantu in fiore”.

In carcere ormai da sei anni, Nudem Durak dovrebbe tornare in libertà nel 2034. Una sorte, la sua, che fatalmente riporta alla mente la tragica fine in sciopero della fame dei musicisti di Grup Yorum: Helim Boilek (curda, alevita, di 28 anni) dopo 288 giorni di digiuno; Mustafa Kokac dopo 297 giorni (deceduti rispettivamente il 3 e 25 aprile 2020) e Ibrahim Gokcek dopo 323 giorni (7 maggio 2020).
Nata in una famiglia tradizionalmente di musicisti (“dengbej”), la giovane è rimasta vittima di una legislazione assurda per cui ogni espressione della cultura curda (e la lingua in particolare) rischia di venir assimilata al “terrorismo”.
Alla campagna internazionale “Free Nudem Durak” per la sua scarcerazione finora hanno aderito intellettuali, musicisti ed esponenti politici come il regista Ken Loach, il musicista nigeriano Keziah Jones, Carmen Castillo (già esponente del MIR cileno), l’ex Black Panther Angela Davis.
Risale sempre all’anno scorso (27 agosto) anche la morte in sciopero della fame di Ebru Timtik, condannata nel 2019 a tredici anni di prigione per presunta appartenenza a una organizzazione terrorista.
Dando prova di grande cinismo, il parlamento turco ha escluso i prigionieri politici (circa 80mila) dalla recente legge di amnistia che ha rimesso in libertà oltre 90mila detenuti (a causa dell’epidemia di covid19).
Del resto il regime di Erdogan tiene rinchiusi in cella anche decine di esponenti (sindaci, deputati…) del Partito democratico dei popoli (HDP) democraticamente eletti.
Gianni Sartori

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