IL GOVERNO GRECO LASCIA MORIRE UN PRIGIONIERO IN SCIOPERO DELLA FAME.

La morte di Bobby Sands e di altri nove membri dell’IRA e dell’UNLA nel 1981 ha segnato una generazione. E ha contribuito, tanto quanto lo sciopero dei minatori rotto del 1984, a creare il soprannome di Iron Lady per Margaret Thatcher, la prima donna a ricoprire la carica di Primo Ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990. Quella, imminente, di Dimitris Koufontinas rappresenterebbe una prima assoluta da 40 anni in un paese dell’Unione Europea: la Grecia.

Dimitris Koufontinas, ex membro dell’organizzazione clandestina November 17 (17N), è incarcerato da 18 anni e in sciopero della fame da 54 giorni. È stato condannato, dopo essersi arreso alla polizia nel 2002, per aver partecipato all’omicidio di 11 persone. Ventitré esecuzioni di personalità considerate legate al regime dei colonnelli sono attribuite al gruppo del 17 novembre, un’organizzazione marxista-leninista che ha sostenuto la lotta armata tra il 1975 e il 2002.

Dimitris Koufontinas, 63 anni, è stato trasferito in una prigione con un regime penitenziario meno pesante nel 2018, prima che il nuovo governo conservatore approvasse una legge che escludeva questa

possibilità per i detenuti condannati per aver commesso atti di terrorismo. Un testo su misura secondo il suo avvocato intervistato da Mediapart: Dimitris Koufontinas è, infatti, l’unico prigioniero che rientra nella fattispecie della nuova legge. È stato quindi trasferito di nuovo. Questa volta in una prigione di massima sicurezza. Da allora ha chiesto di tornare nella prigione in cui è stato tra il 2002 e il 2016. Una richiesta conforme alla legge secondo un migliaio di avvocati che hanno firmato una petizione a suo favore, ma il governo di Nuova Democrazia guidato da Kyriákos Mitsotákis rifiuta di accettare.

Dal 22 febbraio Dimitris Koufontinas ha aggiunto allo sciopero della fame uno sciopero della sete. Le sue condizioni sono peggiorate drasticamente al punto che ora è in terapia intensiva e sull’orlo della morte, secondo il suo ultimo bollettino medico. Per le voci che si alzano a favore del prigioniero, il fatto che il Presidente del Consiglio sia il cognato di una delle vittime del gruppo N17 non è estraneo all’intransigenza del potere. Tale posizione di rigidità potrebbe creare fortissime turbolenze nel paese in caso di morte di Dimitris Koufontinas nei prossimi giorni.

(traduzione di Claudio Taccioli da RAPPORTS DE FORCE -L’info pour les mouvements sociaux)