Dopodomani, 27 gennaio, un’altra “giornata della memoria”, l’ennesima che passa quasi senza lasciare tracce nella coscienza di buona parte della società italiana, visto quello che ci suggeriscono i sondaggi elettorali, che vedono postfascisti, parafascisti ed a-fascisti non molto lontani dal 50% dei voti, se si votasse oggi. Va beh, mi direte, la maggioranza di quei milioni che dicono di voler votare la vispa teresa, il salvinetto o il berluschino non sono certo paragonabili a quei 4 gatti (mi scuso in anticipo con quei simpatici animali che sono i gatti) che rivendicano la “bontà” dello sterminio nei lager o a quella minoranza di minorati che negano l’esistenza dell’olocausto o ne minimizzano le dimensioni. Ma, parafrasando De Andrè, per quanto loro si sentano assolti, sono lo stesso coinvolti. Credo che la stragrande maggioranza dei miei concittadini (compresi moltissimi di quella metà di cui parlavo poc’anzi) condanni, per esempio, Hitler e il gruppo dirigente nazista per ciò che è accaduto nei campi di sterminio durante la seconda guerra mondiale. E sono disposto a scommettere che una percentuale analoga condannerebbe un’organizzazione di assassini come le SS per lo stesso crimine. Ho la sensazione che la percentuale si ridurrebbe (sicuramente di molto per ciò che riguarda la metà di cui sopra) se si trattasse, che so, di condannare il soldato che azionava l’immissione del gas ziklon B nelle apposite camere adibite allo sterminio (che, poveretto, “ubbidiva agli ordini”, come recita l’alibi degli eterni innocenti), oppure il semplice militante del partito nazista. Per non parlare di ciascuno dei 13 milioni di elettori (ben il 43,9% dei votanti) che nel 1933 decisero di votare per Hitler: qui, sono quasi sicuro che saremmo una minoranza ad emettere un “verdetto di condanna” (seppur con le classiche “attenuanti generiche”). Eppure, il miserabile individuo coi baffetti non avrebbe mai potuto fare ciò che ha fatto senza l’appoggio non solo dei vari Himmler, Goebbels, Goering, ecc., delle SS e delle SA, del grosso dei capitalisti tedeschi e delle centinaia di migliaia di militanti nazisti, ma anche senza l’appoggio di quei 13 milioni di cittadini che gli permisero di salire al potere, e financo senza l’indifferenza e la passività di altri milioni di cittadini, che lasciarono correre, che chiusero occhi, bocche e orecchi. E, sia detto en passant, senza la complicità e il sostegno attivo dei fascisti italiani, ungheresi, rumeni, ucraini, croati e di tutti gli altri stati, alleati ed anche nemici della Germania nazista. Se i milioni di ebrei, di “zingari”, di comunisti, di anarchici, di socialisti, di antifascisti di ogni tipo, di omosessuali, di testimoni di Geova, ecc. hanno potuto essere catturati, imprigionati, avviati alle camere a gas da tutta Europa, non è solo colpa dei nazisti tedeschi e dei loro complici in camicia nera, verde o azzurra sparsi tra l’Atlantico e il Don, ma anche di quei milioni di europei antisemiti, antirom, anticomunisti, antisocialisti, omofobici, ecc. che, pur non avendo sparato un solo colpo o aperto nessun rubinetto del gas ziklon B, hanno contribuito a creare l’ambiente favorevole affinché i criminali con la svastica potessero agire. Certo, come in ogni processo, ci sono diversi livelli di responsabilità: non è la stessa cosa organizzare e perpetrare il crimine ed esserne complici passivi o semplicemente spettatori accondiscendenti. Ma sarebbe ora che si facesse strada il senso della responsabilità individuale di fronte alla Storia, ieri con l’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale, oggi con le innumerevoli tragedie che affliggono il mondo contemporaneo. Hannah Arendt con la sua Banalità del Male, o Gramsci col suo Gli Indifferenti ce lo ricordano ancor oggi.

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Torino, 11 febbraio 1917

Flavio Guidi