Come abbiamo visto con la sigla “CS” si identifica il micidiale aerosol impiegato in quantità industriale contro i manifestanti No-global nel luglio 2001. Se ne era occupato – in collaborazione con il Social Forum – l’avvocato Nicola Canestrini che fin dall’inizio aveva seguito le questioni legali derivate dai fatti di Genova 2001. Lo avevo intervistato nel suo studio di Rovereto nel 2006.

D. Sono ormai passati cinque anni (l’intervista risale al 2006 nda) dalle giornate di Genova del luglio 2001. Oltre alla morte di Carlo Giuliani, ai pestaggi della Diaz e ai maltrattamenti di Bolzaneto, sono emerse altre violazioni dei diritti umani. Per esempio l’uso dei gas “CS”, proibiti dalla Convenzione di Ginevra. Cosa può dirci in proposito? 

R. In effetti in quei tragici giorni la violazione dei diritti umani è stata di qualità tale che molti pensano che in quelle circostanze lo stato di diritto sia stato sospeso, facendoci regredire di centinaia di anni di civiltà giuridica e politica. I procedimenti penali pendenti non rispecchiano che una parte delle gravissime violazioni dei diritti umani che si sono verificate. Penso ad esempio al fatto che a parlamentari della repubblica, come ad avvocati che pure esercitano una funzione – quella della difesa – di natura costituzionale, fu impedito l’accesso alla Scuola Diaz. Ma devo aggiungere che non abbiamo saputo trarre i giusti insegnamenti da quanto è successo, dato che ancora manca l’obbligo per il pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico di farsi identificare (anche solo con un codice alfanumerico stampato sulla divisa e sul casco), come ad oggi l’Italia non ha ancora attuato quanto statuito dalla Convenzione contro la tortura di New York del 1984 che pure ha ratificato nel 1988, non avendo accolto nel nostro codice penale il reato di tortura. 

Capitolo a parte merita l’uso del gas CS, il cui impiego è vietato in tempi di guerra fin dal 1925. Dato che a Genova non fu proclamato lo stato di guerra, tale convenzione non ha alcuna efficacia giuridica (ma è comunque degno di nota il fatto che uno stato si impegni a non usare una arma chimica contro i “nemici” ma poi la usi contro i suoi cittadini): si tratta allora di capire se si possano configurare altri illeciti, quali lesioni personali gravissime o altri. Purtroppo l’accertamento del nesso causale tra lesioni lamentate da molti manifestanti (ma anche da qualche appartenente alle forze dell’ordine) e esposizione al gas è oltremodo difficile e costoso. Ne devo trarre la conclusione che il tutto si risolverà in un nulla di fatto, anche se mi pare che la notizia della denuncia abbia comunque limitato l’suo del gas nell’ordine pubblico. 

D. Come si è configurata l’azione legale? A suo avviso tutti coloro che a Genova furono intossicati dai gas hanno poi sporto denuncia? Ci può parlare di qualche caso emblematico tra le vittime dei gas? 

R. A suo tempo sporgemmo denuncia con istanze di sequestro: solo l’istanza di sequestro probatorio è stata accolta, ma da lì in poi non abbiamo avuto più alcuna notizia. Solo una minima parte degli intossicati ha sporto denuncia, anche perché molti non riuscirono a vedere il collegamento tra disturbi ricorrenti (dermatiti, difficoltà respiratorie, ecc.) e l’inalazione del gas. La cronaca allora riportò la testimonianza di una professoressa che riuscì a provare una sensibile quanto permanente riduzione della capacità polmonare. Altro non vorrei aggiungere per ovvi motivi di riservatezza. 

D. Qual è ora la situazione? È vero che si è arrivati alla prescrizione? 

R. Ho già detto che non abbiamo saputo trarre le giuste conclusioni da quanto è avvenuto: la cosa più importante è impedire che situazioni analoghe accadano. Per quanto avvenuto, dopo cinque anni non è più possibile chiedere il risarcimento dei danni (si parla di prescrizione quinquennale per gli illeciti civili), mentre provvedimenti legislativi dello scorsa legislatura hanno reso praticamente impossibile l’ottenimento di sentenze di condanna definitive.

D. Un suo giudizio in generale sui fatti di Genova 2001. Se “parva licet”, è possibile stabilire un’analogia con altre repressioni storiche (Sharpeville 1960, “Bloody Sunday” a Derry 1972, Piazza delle Tre Culture a Città del Messico 1968…), repressioni che comunque hanno tutte stroncato dei movimenti della società civile ancora “in fasce”…? Come appunto è accaduto a Genova per i “No-global”. 

R. Senza voler fare alcun paragone ai fatti citati, che maturarono in contesti assai diversi, rilevo come di fronte a quanto successo – ivi compreso l’omicidio di un manifestante da parte di un appartenente alle forze dell’ordine – la opinione pubblica italiana non abbia reagito con quello sdegno e quell’attenzione che mi sarei aspettato. È prevalso un “menefreghismo patrimoniale”, per il quale tutto è concesso basta che non incida sul proprio portafoglio. È triste vedere come la vertenza sull’abolizione delle licenze dei tassisti provochi più mobilitazione di violazioni gravissime dei diritti umani, ma anche ciò è probabilmente segno dei tempi. Per quanto mi riguarda sono contento di essere seduto, come diceva Brecht, “dalla parte del torto”.
(intervista a cura di Gianni Sartori, Rovereto 2006)