La Patrimoniale è una misura sacrosanta contro la crisi. I ricchi devono pagare quanto è da loro dovuto al paese [Adriano Alessandria]

Siamo di fronte a una terribile crisi sanitaria, economica e sociale che ha già prodotto una spaventosa strage (più di 60 mila vittime) e 14 milioni di persone in povertà assoluta o relativa.

Di fronte a tanto dolore e sacrifici della stragrande maggioranza del paese è giusto che le classi ricche borghesi, che dispongono di grandi ricchezze e patrimoni, mettano mano al portafoglio e contribuiscano a fronteggiare i terribili danni della crisi.

Invece la questione della patrimoniale è tabù; il pensiero dominante cerca di espellere dall’agenda politica questo strumento d’intervento economico.

E’ bastato che pochi deputati in Parlamento (Leu e qualche parlamentare del PD) presentassero una limitata, ma significativa misura di imposizione fiscale sui patrimoni dei ricchi (proposta che tra l’altro avrebbe diminuito il carico fiscale sui redditi medio e bassi), per scatenare le urla e le furie di tutti i partiti che in varie modalità difendono gli interessi dei padroni: da Salvini alla Meloni e a Forza Italia, ma anche i maggiori dirigenti del PD e dei 5 Stelle, per non parlare del solito Renzi. 

Il ragionamento è molto semplice: da 30 anni tutti i governi succedutesi hanno messo in atto dure politiche di austerità, imponendo  sacrifici sempre più pesanti alle classi popolari attraverso misure tra loro convergenti:

  • la riduzione della spesa sociale e dei servizi pubblici aumentandone nello stesso tempo i costi agli utenti;
  • i tagli alla Sanità pubblica che hanno comportato il pagamento dei ticket e costretto a rivolgersi al privato e prodotto infine la catastrofe attuale del sistema sanitario;
  • i tagli alla Scuola che hanno indebolito sempre più l’istruzione pubblica e reso più difficile e costosissimo l’accesso all’università;
  • la riduzione generalizzata dei salari sia pubblici che privati e la creazione di un grande esercito di lavoratrici e lavoratori precari con salari indegni;
  •  l’aumento dell’età pensionabile e la contemporanea riduzione degli assegni previdenziali.

Queste misure sono state sostenute da una massiccia campagna propagandistica dei media per convincere le classi popolari della necessità di accettare questi sacrifici per il bene del Paese.

Nello stesso tempo sull’altro versante di classe, ai padroni e ai ricchi di ogni sorta è stato ridotto fortemente il carico fiscale; la tassazione sulle imprese nel giro di 15 anni è stata ridotta dal 34% al 23%, a cui sono seguite innumerevoli agevolazioni fiscali e tanti contributi a fondo perduto per il valore di molte decine di miliardi.

Il risultato è stato impressionante, il 10% degli italiani più ricchi e privilegiati, detiene il 44% della ricchezza del paese! Il 30% delle famiglie più agiate si appropria del 75% delle ricchezze nazionali, mentre al 30% delle famiglie più povere tocca appena l’1%.

E come se non bastasse le spese militari hanno continuato a crescere: 6 miliardi in più nella legge di bilancio 2021.

Le conclusioni non possono che essere semplici:

E’ giusto e sacrosanto che chi è ricco contribuisca adeguatamente a una politica economica che sostenga chi è in difficoltà e metta in atto un vasto piano di rilancio della sanità pubblica, della scuola, dei trasporti, dei servizi e per creare centinaia di migliaia di lavoro stabili e sicuri.

La gran parte delle risorse stanziate dai provvedimenti governativi, tanto più nel contesto della drammatica emergenza dell’epidemia, sta andando invece nella direzione sbagliata, cioè alle imprese private e ai vari settori delle classi borghesi (compresi i soggetti che in questi anni si sono distinti per l’evasione fiscale).

Gli aiuti e i contributi che il governo ha dato per sostenere redditi e investimenti, siano essi provenienti dal Recovery Fund o dal MES, sono debiti che andranno restituiti. A chi verrà chiesto questa restituzione? Se non si legifera una forte imposizione fiscale per i ricchi, a pagare questo debito saranno ancora una volta le lavoratrici e i lavoratori, la stragrande maggioranza dei cittadini già impoveriti, tagliando ancora la Sanità pubblica, le Pensioni, i Salari, la Scuola, l’assistenza sociale.

Se non sono rimosse le cause delle scandalose differenziazioni sociali, di cui si discute astrattamente nelle trasmissioni televisive, cresceranno ancora.

Infine come ultima considerazione: la parte più ricca del pianeta anche nella crisi ha aumentato la sua ricchezza. Questa non è frutto del suo lavoro ma dello sfruttamento dei lavoratori, delle lavoratrici e delle risorse dell’intero pianeta: interi continenti derubati delle loro risorse, lavoro schiavistico, migranti pagati due euro all’ora, evasione e paradisi fiscali, grande criminalità organizzata, aumento della povertà anche tra gli occupati, disoccupazione di massa per alimentare la guerra tra poveri, privatizzazione e appropriazione delle proprietà pubbliche …

Dobbiamo dire basta, dobbiamo ribellarci, dobbiamo chiedere, anzi pretendere ed imporre che paghi finalmente chi non ha mai pagato.

E’ necessaria una grande riforma fiscale progressiva che riduca il peso delle imposte sulle classi lavoratrici e popolari, aumentandolo alle classi superiori, congiunta a una patrimoniale sulle grandi ricchezze.

Davanti a una grande catastrofe bisogna saper rispondere con misure eccezionali che difendano le condizioni di vita e la salute della stragrande maggioranza delle cittadine e dei cittadini. La patrimoniale non è la sola, ma di certo è una di queste, una delle principali, insieme a una drastica riduzione delle spese militari.