Prende poco a poco forma la campagna di solidarietà col nostro compagno Flavio Guidi, ingiustamente condannato lunedì scorso, e, indirettamente, con Brescia Anticapitalista, rea di aver ospitato gli articoli “incriminati” di Flavio sulla questione dello sciopero alla Motive di Castenedolo nel febbraio del 2016. Solidarietà espressa da varie realtà sindacali, come il SiCOBAS bresciano e nazionale (vedi comunicato in basso), dai COBAS di Brescia, dallo SLAI COBAS, dalla RSU FIOM della Pasotti (che ha stanziato anche un contributo di 100 euro alla raccolta fondi per poter ricorrere in Cassazione), e da decine di compagni e compagne. La raccolta fondi è arrivata oggi a 1335 euro, raccolti sia tramite bonifici all’IBAN pubblicato nell’articolo di 5 giorni fa (“Ancora una sentenza di classe”) sia tramite Facebook (Io sto con Flavio). Di seguito pubblichiamo la lettera scritta da Flavio al direttore del Giornale di Brescia (ricordiamo che gli inizi della schermaglia col padrone della Motive furono proprio sulla pagina Fecebook del GdB), a tutt’oggi non pubblicata.

Mi chiamo Flavio Guidi, ex insegnante di lettere presso il CPIA1 di Brescia

Ieri mattina sono stato condannato, dalla corte di Appello di Brescia, per presunta “diffamazione” del sig. Giorgio Bosio, imprenditore e proprietario della Motive di Castenedolo. Il mio delitto? In un mio articolo, uscito sul blog Brescia Anticapitalista nel febbraio del 2016, definii il succitato signore “arrogante padroncino” per come aveva trattato 22 lavoratori. Scrivo a Lei e al suo giornale per due motivi. Il primo di ordine generale, in quanto questa sentenza lede, a mio avviso, la libertà di espressione e, di fatto, configura un “reato di opinione” inammissibile per chiunque abbia a cuore uno dei diritti universalmente riconosciuti (per inciso, anche dalla Costituzione Italiana). L’altro motivo, più specifico, riguarda proprio il Giornale di Brescia. La polemica tra il sottoscritto e il sig. Bosio iniziò, infatti, proprio sulla pagina Facebook del GdB. In seguito ad un articolo di una vostra giornalista sulla vicenda dello sciopero dei 22 lavoratori, il sig. Bosio la accusò pubblicamente di “pubblicare le veline dei COBAS” (in sostanza di dar voce ai 22 lavoratori), lasciandosi andare ad insulti calunniosi nei confronti dei sindacalisti (definiti “pregiudicati” e “criminali”, oltre che accusati di “prendersi il 10% delle indennità di disoccupazione”). Di qui l’inizio di un carteggio pubblico, sempre sulla vostra pagina Facebook, tra il sottoscritto e il sig. Bosio, in cui prendevo le difese della giornalista e dei 22 lavoratori in questione. Sia detto per inciso, il sig. Bosio è poi stato condannato dal Tribunale del Lavoro a risarcire i 22 lavoratori ingiustamente licenziati. Ma torniamo alla sentenza di ieri. La Corte di Appello, pur avendo ridimensionato la sentenza di primo grado di un anno fa, ha ritenuto diffamatorio uno dei miei articoli, contenente l’espressione, appunto, di “arrogante padroncino”. Si badi bene, mentre l’esimio Bosio usava espressioni come “criminali” e “pregiudicati”, io mi limitavo  a stigmatizzare la sua arroganza da “padrone delle ferriere” ottocentesco. Una specie di duello in cui il sottoscritto impugnava il fioretto, e il sig. Bosio la scimitarra. Nonostante ciò, il tribunale, inspiegabilmente, dava sostanzialmente ragione al Bosio (anche se ridimensionando le sue assurde pretese – 600 euro invece dei 10.000 richiesti- più una multa da 140 euro e il pagamento delle spese processuali). Sto aspettando, col mio avvocato Manlio Vicini, la pubblicazione delle motivazioni della sentenza per poi ricorrere in Cassazione, ovviamente. Ma ci tengo a rendere pubblica, anche grazie al suo giornale ingiustamente attaccato dal sig. Bosio quasi 5 anni fa, la mia preoccupazione per una sentenza che sembra riportarci ai decenni bui in cui non era possibile esprimere liberamente la propria opinione. Intuisco una domanda che sorge spontanea a chi leggerà questa lettera: come mai, di fronte agli insulti scritti pubblicamente dal sig. Bosio nei confronti dei sindacalisti e dei lavoratori, il sig. Guidi non ha sporto denuncia per “diffamazione”? In fin dei conti, si dirà (giustamente) “criminale”, “pregiudicato” e ladro “del 10% dell’indennità di disoccupazione” sono espressioni ben più pesanti di “arrogante padroncino” o di “negriero”. Semplice: io, diversamente dal sig. Bosio (e anche da qualche giudice) ritengo che la libertà di opinione, anche tramite scritti pubblici, sia un bene fondamentale, anche quando scade nell’insulto (il caso del sig. Bosio) o nell’espressione forte (il mio caso). Ciò che è accaduto ieri mi preoccupa molto: può essere una china liberticida molto pericolosa. Spetta a tutti noi impedire di scivolarvi. La ringrazio per la cortese attenzione.

Flavio Guidi

Ed ecco il comunicato del SiCOBAS, sindacato a cui si erano rivolti i 22 lavoratori.

Per chi volesse contribuire alla raccolta fondi (ricordiamo che a tutt’oggi la “condanna” è pari a 3080 euro tra multa, indennizzo al padrone e spese processuali, a cui vanno aggiunti tra i 1500 e i 2000 euro per la Cassazione) ripubblichiamo qui il codice IBAN del CC su cui versare, con la causale “Io sto con Flavio”.

Codice IBAN IT07L0301503200000000205606 di Fineco Bank intestato a Flavio Guidi.