Oggi pomeriggio circa 150 lavoratori, disoccupati, pensionati, si sono dati appuntamento in via Cefalonia, a Brescia Due, davanti alla sede dell’Associazione Industriali Bresciani. L’appuntamento, indetto dall’Assemblea dei Lavoratori Combattivi riunitasi il 19 ottobre, era in concomitanza con altre analoghe mobilitazioni in tutte le città italiane (di quella di Napoli, aggredita dalla polizia, hanno parlato anche i TG nazionali) ed è stato, nonostante la concomitanza di due altre iniziative “di movimento” parallele (quella di via Milano per protestare contro l’aggressione di due vigili urbani contro un immigrato e quella di “Basta Veleni”), un discreto successo, se consideriamo, oltre alle altre due scadenze indette alla stessa ora, anche i problemi dovuti all’epidemia di Covid-19.

Uno degli striscioni appesi fuori dall’AIB

Il grosso dei manifestanti apparteneva al settore della logistica organizzato dal SiCOBAS, ma non mancavano i lavoratori appartenenti alla sinistra CGIL (il Sindacato è un’altra cosa), soprattutto metalmeccanici e della Funzione Pubblica (Sanità), allo SLAI COBAS ed alla Confederazione COBAS. Anche alcune forze politiche erano presenti, in particolare Sinistra Anticapitalista ed il PCI, e una delegazione del Comitato Futuro Iveco. Tutti gli interventi (il microfono era aperto a chiunque volesse dire la sua) hanno sottolineato il fatto che la crisi dovuta alla pandemia stanno già pagandola (in termini economici e sanitari) soprattutto i lavoratori ed in generale le classi popolari, mentre la borghesia ha spesso incrementato i propri profitti (anche grazie ai generosi “aiuti” statali). Lo slogan ripetuto (anche sugli striscioni appesi sotto la sede AIB) era “La vostra crisi – riferito ai padroni – NON LA PAGHIAMO”. La rivendicazione della riduzione drastica dell’orario di lavoro a parità di salario (strumento chiave per far pagare la crisi ai più ricchi, insieme alla patrimoniale del 10%) è stata avanzata praticamente da tutti gli oratori. E tutti hanno insistito sulla necessità di avanzare nella costruzione di un “fronte unico dei lavoratori”, al di là delle sigle sindacali o politiche, di cui le assemblee di Bologna del 27 settembre e, qui a Brescia, del 19 ottobre, sono solo il primo passo. Alla fine della manifestazione ci si è dati appuntamento per il prossimo 5 novembre, giorno fissato da FIOM-FIM-UILM per lo sciopero generale dei metalmeccanici. Dopo la riuscita assemblea del 19 ottobre, un altro piccolo passo avanti verso l’unità dei lavoratori combattivi. Un piccolissimo passo, indubbiamente, non ci si deve illudere, che non permette certo un ottimismo fuori luogo rispetto al compito immane di ricostruire una coscienza di classe diffusa a livello di masse significative di proletari. Ma, nel contesto dato, un tentativo generoso che va appoggiato senza riserve, al di là delle evidenti criticità.

Flavio Guidi