Si sente parlare di #rider dal 2016 ma il problema non è ancora risolto.
La nostra immagine è stata “usata” negli anni da figure politiche che avevano come unico scopo quello di raccogliere voti e consensi.
Le poche vittorie strappate alle aziende sono frutto della nostra lotta.

Solo nel 2019 c’è stato un timido tentativo da parte del governo di regolarizzare la posizione dei rider con il tanto pubblicizzato “Decreto rider” in cui viene vietato il pagamento a consegna e previste una serie di tutele minime (ma minime davvero!).

Lo stesso decreto però prevede la possibilità per aziende e sindacati di fare degli accordi alternativi. Le aziende, unitesi nell’associazione di categoria Assodelivery, ne hanno approfittato per costruirsi ad hoc la controparte sindacale: ANAR (Associazione Nazionale Autonoma Rider, nata direttamente negli uffici di Glovo) poi associatosi a UGL, sindacato più attento alle dirigenze che ai lavoratori.

Assodelivery e ANAR, il 15 settembre hanno firmato il loro accordo, impropriamente chiamato #CCNL rider, che oltre a peggiorare notevolmente le nostre condizioni, conferma l’autonomia e il pagamento a consegna.
Questo accordo inoltre mette a rischio tutte quelle categorie già nel limbo tra l’autonomia e la subordinazione.

Questo è un lavoro, e noi non vogliamo essere lavoratori di serie b, quindi vogliamo avere garanzie e tutele concrete come la possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno, l’eliminazione della soglia dei 5000 euro e di qualunque tipo di #ranking, oltre che un monte ore garantito.

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“NON SIAMO SOLI NÉ SOLO LAVORATORI”

#ridersrulesletsfight