Non solo Roma: sono una cinquantina i cimiteri in Italia dove vengono sepolti, all’insaputa delle donne, i feti derivati dalle interruzioni volontarie di gravidanza, sfruttando un buco legislativo che permane dal 1990. E se a Roma, nella croce, viene riportato addirittura il nome e cognome della donna, in altri cimiteri – come il Vantiniano di Brescia – si trova un nome fittizio per il feto, di solito “Celeste”, e il cognome della donna. Un’iniziativa targata Movimento per la vita che stamattina avrebbe dovuto tenere una conferenza stampa all’Ospedale Civile, presentando un nuovo cartello di ultradestra, chiamato “Amministratori per la famiglia”.

“Durante la conferenza stampa gli anti-choice avrebbero promosso un unico modello di famiglia: quello in cui le donne sono sottomesse e oppresse e in cui devono fare figli e occuparsi del lavoro di cura. Il lavoro, cioè, che consente la riproduzione del sistema in cui viviamo e che è utile a sopperire ai continui tagli al welfare. Come abbiamo visto bene durante la pandemia, se un componente del nucleo familiare si ammala sono le donne che, con il loro lavoro di cura gratuito, garantiscono assistenza materiale e psicologica.

I movimenti anti-choice si definiscono pro-life, ma nulla hanno a che vedere con la tutela della vita: a loro non importa per niente la vita delle donne, nè la loro qualità di vita.” Scrivono attiviste e attivisti della Rete Non Sta Andando Tutto Bene.

Il maltempo ha fatto saltare l’appuntamento ma non ha fermato la Rete “Non sta andando tutto bene” che ha organizzato a tempo di record un presidio contro l’oscurantismo religioso anche negli ospedali: sabato 10 ottobre nuova mobilitazione, sia al Civile che al città di Brescia per una sanità pubblica, laica.

Da radiondadurto.it