di Franco Turigliatto

Il teatrino del presunto scontro tra governo e Confindustria di qualche settimana fa ha lasciato rapidamente il passo al teatrino dei tarallucci e vino di Conte e Bonomi. E’ accaduto durante l’assemblea annuale degli imprenditori italiani, svoltasi all’Auditorium di Roma. Nulla di strano perché uno scontro vero non c’è mai stato: l’organizzazione padronale ha contestato alcune misure dell’esecutivo rivolte a contenere la disgregazione sociale, ma ha voluto soprattutto esercitare una pressione costante sul governo in vista delle scelte cruciali sull’utilizzo delle risorse del Recovery Fund europeo. Solo che, quasi contemporaneamente, i tempi ed anche le condizioni di applicazione di questo strumento si sono complicati e si va probabilmente, come ha annunciato la Germania, verso un rinvio di 6 mesi.

Nei giorni scorsi Conte aveva già dato molte garanzie a Bonomi e soci annunciando che il governo non prorogherà la quota 100 sulle pensioni (un vero e proprio assist per la campagna di Salvini, uscito con qualche difficoltà dalle elezioni), che modificherà ammortizzatori sociali e reddito di cittadinanza e che opererà dentro i paletti (riforme strutturali) che l’UE richiede per l’utilizzo dei Fondi del Recovery Fund.

Il “nuovo grande patto per l’Italia”, attraverso una “visione alta e lungimirante” e “l’azione comune” proposto da Bonomi non è altro che l’accordo con il governo per gestione dei fondi europei, definiti nell’editoriale del “Sole 24 ore, “un fiume di denaro…” su cui la Confindustria intende mettere le mani.

Risposta immediata e sollecita di Conte e degli altri 12 ministri presenti che hanno garantito la loro piena disponibilità non solo dal punto di vista politico, ma sui contenuti concreti tanto che il primo ministro ha ipotizzato una struttura ad hoc con norme straordinarie e particolari soggetti attuatori, “i Garanti” per la realizzazione dei progetti del Recovery, sulla scia del famigerato decreto Semplificazioni dello scorso luglio. In questo zelo filoconfindustriale si è distinto il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli, confermando la totale internità dei 5 Stelle ai principi liberisti del capitale. Comprensibile la soddisfazione di Bonomi che in conferenza stampa ha incalzato. “Da Conte e Patuanelli un’apertura molto forte che non avevamo registrato fino ad oggi. E’ un buon inizio, ora vogliamo vedere i fatti”.

Gli obiettivi confindustriali

Nella sua relazione Bonomi aveva confermato tutti gli obiettivi confindustriali dei mesi scorsi portando anche un forte attacco ai dirigenti sindacali sulla questione dei contratti, accusati di essere dei “furbetti” e di non voler rispettare le regole del “Patto della Fabbrica di 2 anni fa, un accordo capestro per i lavoratori.

Per ordine:

  • rilanciare la produttività cioè il mix innovazione/sfruttamento della forza lavoro;
  • riprendere, potenziare e rendere strutturale il programma industria 4.0 (tanti soldi per le aziende);
  • porre fine ai sussidi e ai bonus (naturalmente quelli per i lavoratori e i poveracci, non quelli per le imprese);
  • la fine del blocco licenziamenti che impedisce le necessarie ristrutturazioni industriali;
  • la chiusura definitiva di quota 100 e un ulteriore “riforma delle pensioni”;
  • lo smantellamento delle pur modeste misure del cosiddetto “reddito di cittadinanza”;
  • il totale rigetto delle statalizzazioni esplicite o velate;
  • il pieno utilizzo dei fondi del Mes;
  • il rigetto di un salario minimo per legge, proponendo solo un trattamento minimo economico stabilito bilateralmente nei contratti; per la Confindustria il trattamento economico complessivo salariale deve servire per dare spazio alla retribuzione di produttività e welfare aziendale; per altro queste sono una delle richieste centrali europee collegate al Recovery Fund, ridurre drasticamente il peso dei contratti nazionali di lavoro a vantaggio di quelli aziendali collegati alla produttività delle imprese.

Bonomi ha poi proposto una riforma del fisco dal suo punto di vista spingendosi a proporre che le imprese siamo sollevate dall’onere di sostituti di imposta e che i lavoratori paghino direttamente ogni mese l’imposizione fiscale come gli autonomi.

Il governo si dice pronto a varare entro la fine dell’anno una legge delega di riforma fiscale i cui contenuti non sembrano certo essere quelli di una maggiore giustizia e progressività.

L’ipocrisia del Presidente della Confindustria ha raggiunto lo zenit quando ha proposto di mettere al centro del rilancio dell’Italia i giovani e le donne indicati come le “vere vittime da anni della crisi italiana”. E’ l’assassino che parla dei suoi misfatti.

La partita dell’autunno è dunque su chi deve mettere le mani sulle grandi risorse economiche e finanziarie rese disponibili e sulle loro finalità senza che le organizzazioni sindacali abbiamo costruito un percorso in cui la classe lavoratrice abbia voce in capitolo e la forza per difendere i propri interessi fondamentali: salario, occupazione, servizi pubblici.

Sarà bene mettere mano alla sua riorganizzazione sindacale e sociale.