Riceviamo dalle compagne del Comitato 23 settembre e molto volentieri pubblichiamo questo testo approntato per la manifestazione di Modena di sabato 3 ottobre.

Il 23 settembre scorso ci siamo ritrovate a Bologna, in occasione del processo contro l’uccisore di Atika, indetto su iniziativa delle compagne e dei compagni del SI Cobas, cui hanno partecipato compagne e compagni di varie realtà politiche e di lotta. In quella occasione abbiamo costituito il comitato 23 settembre che, con il volantino che vi inviamo, invita tutte e tutti a partecipare alla manifestazione di sabato 3, a Modena. Vogliamo rispondere all’ondata repressiva che si è abbattuta contro le lavoratrici e i lavoratori di varie realtà, che con le  loro lotte hanno dato un chiaro segnale di voler resistere ai licenziamenti, allo sfruttamento e all’attacco alle libertà sindacali. Oltre quattrocento denunce hanno colpito lavoratrici, lavoratori, delegati sindacali del SI Cobas che ha organizzato le lotte, e compagni solidali che le hanno sostenute. 

Parteciperemo alla manifestazione con uno spezzone che vuole sottolineare come nella repressione e nella crisi economica, sanitaria e sociale che stiamo vivendo un prezzo particolare lo stanno pagando le donne. Ad esso potremo reagire solo con lotta, a fianco di tutti gli oppressi e gli sfruttati.

Partecipiamo in massa alla manifestazione contro la repressione che si terrà sabato 3 ottobre, a Modena, a partire dalle 14 e 30, con concentramento a Piazza Sant’Agostino!

Le compagne del Comitato 23 settembre

CON LE LOTTE DELLE DONNE
contro sfruttamento, sessismo e repressione

Il 23 settembre scorso ci siamo ritrovate a Bologna, in occasione del processo contro l’uccisore di Atika, al presidio indetto su iniziativa delle compagne e compagni del SI Cobas, cui hanno partecipato compagne/i di varie realtà politiche e di lotta.
Chiedendo giustizia per Atika, abbiamo espresso la comune convinzione che solo la lotta e la mobilitazione delle lavoratrici e delle donne senza privilegi può costituire un muro contro questi crimini, che si ripetono anno dopo anno, uno ogni tre giorni, in Italia e nel mondo.
Una lotta che non si limiti a denunciare il patriarcalismo che è alla base delle violenze che si consumano in “privato”, e delle discriminazioni razziste o legate alle preferenze sessuali, ma che ne denunci le cause.
Esse risiedono nel sistema sociale basato sullo sfruttamento del lavoro, sull’oppressione delle donne e sullo schiacciamento dei popoli del Sud del mondo: il capitalismo.
Una lotta che, per essere efficace, deve denunciare anche la violenza del padronato, dello stato e delle istituzioni che si scatena ogni volta che le lavoratrici e i lavoratori scendono in lotta. Infatti, il padronato
non esita a minacciare e umiliare le lavoratrici quando rivendicano i loro diritti, a cominciare da quelli sindacali. La polizia non esita a sparare lacrimogeni quando le lavoratrici manifestano davanti alla
fabbrica contro i licenziamenti e il supersfruttamento. Infine, la magistratura non esita a denunciarle in massa, per aver difeso, come all’Italpizza, il loro diritto al lavoro.
Per loro e per tutti i denunciati siamo qui oggi a manifestare.

La crisi sanitaria esplosa nell’emergenza del Covid 19 è dovuta ai tagli pesantissimi all’intero welfare e alla aziendalizzazione del sistema sanitario pubblico a seguito della gravissima crisi economica che il Covid ha esasperato. Questo macigno si è abbattuto in particolare sulle donne aumentandone la precarietà, la disoccupazione, la povertà, il lavoro da casa, il carico di lavoro domestico, l’esposizione alla violenza del partner. Con esse aumenterà inevitabilmente la mercificazione del corpo delle donne, della loro sessualità e delle loro capacità riproduttive ai fini del profitto.
Con l’aggravarsi della crisi, le donne sono sospinte a rinunciare ai loro più fondamentali diritti conquistati con dure lotte, come dimostrano i continui attacchi, ormai a livello mondiale, al diritto di aborto assistito, gli ostacoli padronali e sociali alla scelta della maternità e il rafforzamento della
subordinazione all’istituzione familiare, dovuto all’aumento della precarietà e della disoccupazione femminile, che rendono di fatto estremamente difficile il divorzio.

Per denunciare tutto questo abbiamo costituito il “Comitato 23 settembre”, che, richiamandosi alle grandi mobilitazioni delle masse femminili in tutto il mondo, vuole battersi:
 contro il patriarcalismo individuale, sociale e di stato, la sua influenza nel modo di pensare dominante e la minaccia che esso costituisce per la vita e la dignità delle donne;
 per riaffermare il diritto all’interruzione di gravidanza e alla contraccezione medicalmente assistite, e combattere gli ostacoli che impediscono le maternità desiderate;
 contro la precarietà, per il salario garantito, per il diritto al lavoro stabile, dignitoso e sicuro, elemento necessario, anche se non sufficiente, all’autonomia delle donne; contro la disparità salariale tra lavoratrici e lavoratori e per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga. Lavorare meno e lavorare tutte e tutti!
 contro il taglio del welfare, contro l’uso da parte del padronato del welfare aziendale accettato dai sindacati confederali, contro l’aggravarsi dei compiti di conciliazione tra lavoro domestico e di cura e lavoro dipendente a carico delle donne, per la condivisione del lavoro di cura all’interno della
famiglia e per la prospettiva della sua socializzazione;
 contro la repressione dei diritti sindacali, le molestie e i ricatti sessuali nei posti di lavoro, per il pieno riconoscimento dei diritti delle lavoratrici immigrate;
 per un movimento unitario di tutti gli sfruttati e gli oppressi, che affronti tutte le contraddizioni specifiche della condizione femminile, in una lotta comune contro il patriarcato e il capitalismo che ne sono all’origine.

Comitato 23 settembre, Bologna 2020

23settembre@gmail.com

Con le lotte delle donne, contro sfruttamento, sessismo, repressione – versione araba

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