RUSSIA E CAUCASO [di Mauro De Bonis]

Mentre i bombardamenti azeri si estendono in pieno territorio armeno, a Erevan il premier Nikol Pashinyan frena sul possibile avvio di negoziati mediati dalla Russia: mancano atmosfera e condizioni idonee per sedersi al tavolo.

Perché conta: Si complicano i calcoli di Mosca per risolvere la crisi nel minor tempo possibile. Col riaccendersi del conflitto per il controllo del Nagorno-Karabakh, il Cremlino punta ancora sulla conciliazione tra le parti e sulla salvaguardia di uno status quo conveniente ai suoi interessi. Non si può comunque escludere un suo intervento militare qualora la soluzione diplomatica latiti e la sua rendita geopolitica non venga messa a repentaglio.

Finora, la Russia ha impiegato tattiche differenti nelle crisi e nei conflitti nei territori ex sovietici. Per la contesa armeno-azera ha sempre scelto la diplomazia alle armi e cercherà ancora di mettere pace tra i due belligeranti. Una scelta di campo definitiva in favore di Erevan negherebbe al Cremlino di poter contare sul grado di cooperazione energetica e militare raggiunto col ricco Azerbaigian. Né Mosca può mollare l’Armenia, perché membro dell’Unione Economica Eurasiatica e del sodalizio militare dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (Csto nell’acronimo in inglese). Oltre a uno dei pochi alleati rimasti, anche se leadership e buona parte dell’opinione pubblica armene svicolerebbero volentieri dall’abbraccio russo, che però è utile soprattutto in funzione difensiva, dunque anti-azera e anti-turca.

La Russia è però cosciente che lo scontro con gli Stati Uniti e i loro alleati europei è ormai allargato e più cruento che mai. E che Ankara riveste anche i panni di avanguardia Nato nella regione caucasica. Se questo comporterà una perdita di influenza e Mosca sentirà minacciata la propria presenza allora potrebbe reagire in modo violento e cambiare in corsa il suo approccio all’ultraventennale disputa per il Nagorno-Karabakh.

Da Limesonline.com