COMUNICATO DI SINISTRA ANTICAPITALISTA NAPOLI

La vicenda drammatica della pandemia di Covid-19 è servita ad evidenziare in modo chiaro sia i limiti del sistema capitalistico a tutti i livelli, sia, interessando la sanità settore cardine delle regioni, i limiti attuali del funzionamento delle regioni in Italia.

La logica del profitto, insita nel capitalismo e suo esclusivo motore, hanno determinato una gestione della pandemia che ha moltiplicato i morti ed i danni economici della stessa, il non chiudere le fabbriche all’inizio per non bloccare l’economia ne è stata la più chiara manifestazione e quello che accade nei Paesi ove tale religione del profitto domina, vedi USA e Brasile come esempio, ne è quotidiana conferma. Dove la sanità, più che altrove, è stata gestita avvantaggiando il privato e penalizzando il pubblico, ha visto il più clamoroso dei fallimenti: la Lombardia prima regione italiana e vanto delle destre nostrane ha il peggior bilancio di morti e di casi. Nelle altre regioni non si è certo brillato e la vicenda Covid-19 ha dimostrato una cacofonia di 21 sistemi sanitari, del tutto inefficienti, vero monito a combattere qualsiasi ipotesi di regionalismo differenziato di cui ancora si discute. Alla scarsa organizzazione si è aggiunto una centralizzazione delle decisioni e un protagonismo dei presidenti di regione, sedicenti “governatori”, che evidenzia la pericolosità del modello presidenzialistico dell’attuale assetto delle regioni che deve assolutamente essere superato. Non sono poi mancati i casi di corruttela e malgoverno su cui ora la magistratura inizia a fare luce: la logica dell’emergenza è la migliore copertura per il malaffare di sempre.

In Campania questi aspetti hanno raggiunto livelli parossistici e preoccupanti: Vincenzo De Luca, che a febbraio scorso era politicamente finito, ha trovato nell’emergenza Covid-19 una sorta di insperata àncora di salvezza.

La deriva presidenzialistica e personalistica ha trovato terreno fertile sia nella sanità affidata direttamente al presidente della Regione a seguito del commissariamento della stessa, sia nella pochezza del quadro politico regionale e della qualità stessa del personale politico espresso in consiglio regionale e la vergognosa transumanza di consiglieri verso il presunto vincitore ne è prova lampante. Per mesi si è assistito a un “one man show” a reti unificate che ha ingigantito il ruolo di De Luca, senza però impedire una gestione torbida dell’emergenza tanto che anche in Campania la magistratura è al lavoro. Il prossimo autunno si prospetta terribilmente difficile per i lavoratori per il possibile protrarsi della crisi pandemica e per il pieno dispiegarsi della crisi economica: siamo di fronte alla più grave crisi della storia del capitalismo globale. In tale contesto, e in modo decisivo a causa delle modalità in cui è maturata la presentazione delle organizzazioni della sinistra di alternativa, queste elezioni regionali appaiono del tutto marginali, per cui l’attività politica che deve essere messa in campo da chi vuole difendere gli interessi degli sfruttati, deve rivolgersi prioritariamente a sostenere l’opposizione sociale alle politiche filo-padronali sostenute dal governo.

L’invadenza del liberismo permea tutti i livelli dell’amministrazione pubblica e l’ente Regione ne è l’espressione più conseguente. La sua rappresentanza politica è antidemocratica, eletta con un sistema elettorale maggioritario, dove esiste una soglia di sbarramento che rende difficilissimo l’ingresso in consiglio della sinistra di alternativa, dove il numero degli eletti non dipende dalla percentuale dei voti riportati, dove la giunta nei fatti non risponde al consiglio, dove il presidente ha la possibilità di distribuire, praticamente senza controllo, le enormi risorse finanziarie dei fondi europei, dove la privatizzazione dei servizi pubblici, della sanità e dell’acqua è stata realizzata per garantire un facile profitto privato, dove una rete di appalti e subappalti finanzia intermediazioni parassitarie, dove commissari, dirigenti di progetti, detentori di incarichi e superminimi, costituiscono una casta che alimenta clientele politiche.

A nostro avviso, non ha senso impegnarsi in questa tornata elettorale, se ci si limita a formulare un progetto di buone intenzioni nel campo della sanità, dell’ambiente dei servizi e non si mette sotto accusa tutta l’architettura regionale a cominciare dalla richiesta di cedere competenze di interesse nazionale a cominciare dalla sanità e dal lavoro. Oggi più che mai ci sarebbe la necessità del protagonismo del movimento antagonista per dare visibilità politica a un’alternativa al liberismo a livello nazionale e locale. Purtroppo quanto si muove a “sinistra” non si pone fuori dello scenario esistente. Il PD e i sindacati confederali sono diventati i più convinti sostenitori delle logiche neoliberiste; le presunte novità, quali sardine, coraggiosi, civismo democratico, rete ecologista e progressista, non sono altro che fumose identità espressione di un collateralismo al Partito Democratico e al centrosinistra. A latere del PD si colloca un’area politica che pretende di essere di stimolo al PD stesso per una più conseguente politica riformista e vede nel momento elettorale il suo prioritario interesse pensando che solo la conseguente visibilità mediatica le conferisca identità.

Nel contesto delle elezioni regionali campane, dove dominano a livello mediatico le candidature della destra e quelle dell’area di governo PD e M5S, tutte omogenee nell’accettazione del quadro liberista esistente, l’unica ipotesi che avrebbe avuto senso politico sarebbe stata quella, sostenuta da Sinistra Anticapitalista, di presentare una lista unitaria della sinistra di alternativa, considerando l’ipotesi di più liste del tutto insostenibile. Scopo di questa lista non sarebbe stato prioritariamente quello di ottenere una peraltro improbabile presenza in consiglio quanto quello di dare visibilità politica a un progetto totalmente antagonista e avrebbe anche costituito un segnale per una ricomposizione sociale. Per avviare questo percorso sarebbe stato necessario un lavoro preparatorio di ricucitura, superando incomprensioni e diffidenze, ma anche gestendo in modo maturo e aperto le rispettive differenze; al contrario si sono esplicitate pubblicamente due ipotesi di lista a sinistra del PD, quella di Potere al Popolo e quella che ha poi dato luogo a TERRA; entrambe si sono dette disponibili ad aggregare altre componenti, ma in pratica hanno entrambe proceduto indipendentemente. La lista TERRA è un’aggregazione di soggetti che include anche una forza di governo come Sinistra Italiana, che oggettivamente non può essere definita di alternativa, e componenti di DeMa, organizzazione che non si riferisce ad una alternativa al capitalismo, e che ha condotto l’amministrazione comunale di Napoli in modo del tutto personalistico, producendo una linea complessiva di ostacolo a un progetto di emancipazione. Ciò fa definire complessivamente la lista come riformista. Dall’altra parte la lista di PaP è certamente espressione più conseguente di un’alternativa anticapitalista e ha una pratica di sostegno continuo alle lotte dei lavoratori, sebbene la presentazione della lista sia più progettata per rafforzarsi come soggetto politico autocentrato che per far avanzare una ricomposizione dell’area della sinistra di alternativa.

Tuttavia, questa tornata elettorale non deve creare ulteriori divisioni a sinistra del PD e ritrovarsi insieme nello scontro sociale deve essere un obbiettivo di tutti.

Il nostro invito è dunque quello di esprimere un voto da sinistra contro De Luca, Caldoro e il M5S, impegnandosi prioritariamente in campagne sociali come quella “Riconquistiamo la sanità pubblica”, sottoscritta da tutte le organizzazioni della sinistra di alternativa, ma sulla quale riscontriamo ad oggi un impegno non conforme alle necessità e all’importanza del tema.