Finora, nella marea di notizie relative alla diffusione o al contenimento del Covid-19, la corporazione dei giornalisti non si è data alcuna cura di andare ad investigare sui contagi e le morti sui luoghi di lavoro, evidentemente per non disturbare troppo i proprietari dei “grandi” giornali e delle Tv, che sono parte di primo piano del padronato italiano. Tuttavia non è stato possibile nascondere che i lavoratori dell’impianto Bartolini-Brt di Bologna sono stati investiti in pieno dall’epidemia di Covid-19. Ma nonostante questa grave evidenza, le autorità sanitarie non si decidono a prendere la sola decisione razionale: chiudere gli impianti. Di seguito la presa di posizione del SI Cobas nazionale, la sola organizzazione sindacale che dal primo momento ha invitato e incitato facchini e driver della logistica, e i lavoratori in generale, a difendere da sé la propria salute e la propria vita non recandosi al lavoro fino a quando negli impianti non ci fossero state le condizioni per riprendere l’attività in sicurezza. Una decisione difficile e rischiosa, ma che conferma la funzione di avanguardia di questo sindacato nello stesso campo del sindacalismo “di base”, pieno zeppo di opportunismi. Come si è visto anche alla FCA di Detroit e in tante altre fabbriche, tra cui i mattatoi della Germania, se gli operai, se i proletari non si difendono da sé, organizzandosi e coordinandosi, vanno incontro ad ogni rischio. E come si è visto ovunque, “la catena dei sub-appalti è anche la catena del Covid-19.

Sono 130 i lavoratori che al cambio turno condividono gli spogliatoi e alle 19,30 la mensa.I bagni sono in totale 10, utilizzati anche dal personale driver (corrieri) e dagli oltre 30 lavoratori delle agenzie, che cambiano di giorno in giorno: due di questi lavoratori erano reclutati direttamente dal Centro di Accoglienza di via Mattei.Dopo i primi casi, è solo il SI Cobas a fermarsi in due scioperi.Alla Bartolini, leader nel settore della logistica, c’è all’interno una cooperativa di lavoratori del magazzino, tutti iscritti Si Cobas e altamente sindacalizzati, e ci sono poi i driver suddivisi in decine di cooperative e i lavoratori delle agenzie, quelli più ricattabili, quelli che lavorano un giorno qui ed uno lì.

La catena dei sub-appalti è anche la catena del Covid, non solo a Bologna, alla Brt, ma anche in Germania, nei mattatoi, dove si ammalano a centinaia i lavoratori meno garantiti, i turchi, gli immigrati; come a Mondragone, dove il lavoro costa 3 euro l’ora, e gli immigrati sono famiglie bulgare che ogni anno arrivano per guadagnare pochi soldi.La Germania ha individuato in questa forma di esternalizzazione selvaggia una delle cause di diffusione dell’epidemia ed ha vietato l’appalto di mano d’opera nei mattatoi.Nella logistica il subappalto, le cooperative che si avvicendano ogni due anni, in una danza che lascia a terra non la scarpetta di Cenerentola, ma i soldi dei lavoratori per il TFR, gli scatti di anzianità, i livelli, è la regola.Bologna è una regola, diceva Luca Carboni: in Brt il subbapalto è la regola, ed il Covid la conseguenza.Siamo qui oggi, unico sindacato tra tutti, che ribadiamo che la vita è superiore all’economia, che i posti infetti vanno chiusi, che le condizioni di lavoro vanno migliorate.Tra maggio 2019 e maggio 2020 c’è stata una crescita della logistica del +80% in un mondo in cui c’è solo e-commerce…, e quindi tanti più dipendenti in capannoni privi dei più elementari diritti, e confort: aria condizionata nel caldo, riscaldamento d’inverno, bagni per tutti, orari di lavoro ridotti, spazi adeguati a questo 2020 malato.Per questo basta titubanze: Bartolini va chiusa, sanificata e riorganizzata sentendo lavoratori, rls e sindacato. Senza se e senza ma, da subito. E questo caporalato diffuso va combattuto, e ci si augura eliminato. Fino alla vittoria!

SI Cobas Nazionale