Santa Biotta Immacolata non era affatto una ragazzina facile. Collerica come tre Sgarbi messi assieme e aggressiva come una colonia di tafani del fiume Oglio veniva schifata dai compagni di scuola che le preferivano perfino l’algebra e il quadrato svedese. Crebbe così da sola ma niente affatto taciturna visto che a quel paese ti ci mandava ogni volta che le facevi notare quanto fosse antipatica e racchia, con quelle borse sotto agli occhi che ci potevi far la spesa alla coop senza portartele da casa e con le ricchie talmente a sventola che Dumbo le faceva per davvero una pippa. Ma, apparendo molto più stronza che sgradevole alla vista, a prevalere era la corrente di pensiero di chi l’avrebbe voluta vedere sotterrata ancora viva nel giardino della scuola oppure scorticata al sole e cosparsa di olio per friggere. Ma anche passarle sopra con il trattore del sindaco Romairone non era opzione affatto sgradita ai più e, probabilmente, risultava inoltre come la strada più facilmente percorribile. Così, al termine di un serratissimo consiglio comunale, la decisione di liberarsi definitivamente di quella povera e innocente sciagura umana venne presa quasi all’unanimità. L’unico voto contrario fu quello di Tone stupit che, fin dalla terza alimentare, era follemente innamorato di lei. La giovane fu prima esposta al pubblico ludibrio e poi, dopo aver consultato Don Bruce Lee, arsa viva in piazza mentre la chiesa locale, schierata in pompa magna, urlando “brucia strega maledetta!”, festeggiava la ferrea applicazione dei patti lateranensi. Oggi Biotta, oltre che Santa, è anche un’icona della lotta femminista.