di Vic

 

17 maggio 2020

“È tutto finito, è tutto finito!” sento la voce di mia figlia come perforarmi il timpano a destra, a poca distanza, sebbene il suono provenga da un’altra stanza in fondo al corridoio.

– Ma va, non è finito un bel niente… – le faccio, di rimando.

“È tutto finito. Lo vuoi capire, o no? Domani 18 maggio si torna alla normalità. Sei il solo a non volerlo capire”.

– Intanto tu non puoi ancora tornare a riprendere tutte le tue cose rimaste dove eri in affitto perché fuori regione… –

“E no, senti…” e mia figlia si muove per raggiungermi in sala . Crash! Scratch! Mi sporgo per vedere. Inavvertitamente Carlotta ha urtato il vaso posto sul mobiletto dell’antibagno: un attimo e del vaso rimangono solo cocci in terra. Insorgo.

– Vedi? Lo vedi che non è finita? Ancora il vaso di Pandora involontariamente aperto…Ora altri mali si spargeranno e… –

“Ma dai! Ma cosa dici?!”

– Beh, senti… c’è chi crede in Dio o in Maometto, chi nel Destino o nel Fato, chi nel Niente, però prendi ad esempio i miti, le leggende, gli insegnamenti che ne derivano e che hanno superato civiltà e millenni… Sai quel che penso?… ora ti dico… –

Non so chi, ma qualcuno, o forse sarà stato il vento a riaprire il vaso di Pandora, così da permettere la fuoriuscita di un altro male, rimasto chissà come appiccicato precedentemente al fondo; male che ha tempestivamente contagiato l’umanità intera, rea di non rinunciare ai suoi vizi secolari e di perseverare a far danni e rovine. La vendetta era nell’aria, e il vento o chi per lui non poteva esimersi dall’eseguire il comando datogli dall’Ordine Naturale Terrestre, stanco di sopportare a dismisura l’opera distruttrice dell’uomo.

Non è però del tutto facile comprendere perché per il 2020 il solo male da combattere sia il morbo, l’inatteso covid19: la mitologia greca, sebbene migliaia di anni fa, ma aveva ben individuato e racchiuso in una giara tutti i possibili mali, quali odio, violenza, avidità, miseria, accidia, inganno, malattia, vecchiaia, morte. Giove aveva donato il vaso a Pandora, donna bellissima, intimandole di non aprirlo. Ma la curiosità, si sa, è difficile da tenere a freno, e i mali hanno contagiato il mondo.

E noi con questi mali abbiamo convissuto, ne abbiamo abusato, e tuttora li coltiviamo, facendone uso e consumo. Abbiamo ultimamente imparato ad ignorare del tutto anche la morte, come non ci riguardasse, da non tenerne conto perché male incurabile; abbiamo però verificato la sua gestibilità, potendone anticipare l’evento, specie se applicabile agli altri; la stessa cosa la si è constatata recentemente con la vecchiaia, stato generazionale improduttivo, inutile.

Natalia Aspesi, intervistata da Felice Sblendorio per www.bonculture.it ha detto: “prima dei vecchi non si interessava nessuno. Non esistiamo. Noi siamo sempre soli. Il futuro io non ce l’ho, il mio futuro finisce con me. Come non mi interessa il passato: io vivo il presente. Eccomi”.

In un recente articolo Umberto Galimberti (il “grande saggio”, come lo ha definito in tv Massimo Gramellini il 9 maggio scorso) svela come il coronavirus ci abbia rilevato quello che già sapevamo ma ignoravamo, e cioè che il nostro sistema immunitario si indebolisce sempre più, presi come siamo dalla “frenesia lavorativa” che ci tiene convulsamente avvinti al dover fare. Galimberti spiega come tecnologia, globalizzazione, mercato, insomma – in una parola – il progresso sia ormai diventato subordinato alla biologia. Progresso come continuità del presente, ricerca presente per abbandonare gli errori del passato e provvedere a migliorare il futuro.

Il nostro filosofo-psicologo-sociologo sembra accomunare cristianesimo, Marx e Freud nel ritenere – più o meno – il passato come male, come ingiustizia sociale, come periodo pieno di traumi e nevrosi, il presente, invece, come fase per redimersi, per far esplodere e risolvere le contraddizioni, come momento magico, mentre il futuro potrà essere salvezza, giustizia, guarigione. Per la scienza, poi, il passato è ignoranza, il presente ricerca, il futuro progresso.

E se il tempo fosse un’astrazione? una congettura per determinare le cose da fare più in là, subito dopo o ancora più tardi? Il tempo forse è un’illusione, non esiste: passato è quanto è stato e non c’è più; presente è il momento in cui siamo; futuro, prevedibile ma incerto, ancora non è, e potrebbe non arrivare. Quando noi diciamo: le cose restano, i fatti no; i fatti si verificano, ma passano, non tornano più, come sprofondati in una voragine infinita. Il tempo è un pozzo nero” ha detto il compianto appena scomparso Ezio Bosso. Nel suo libro “L’ordine del tempo” Carlo Revelli scrive: “un sasso è una cosa: possiamo chiederci dove sarà domani. Mentre un bacio è un <evento>. Non ha senso chiedersi dove sia andato il bacio domani. Il mondo è fatto di reti di baci, non di sassi”.

E’ pur vero che anche i sassi mutano si sciolgono a livello microscopico in reti di eventi, di accadimenti, di relazioni […fino a] disgregarsi di nuovo in polvere”. Tralasciamo comunque ora la trattazione degli eventi senza tempo, della gravità quantistica a loop. Potrebbe essere di supporto anche Aristotele: “Il tempo è la misura del cambiamento”. Solo col cambiamento ci accorgiamo del tempo che passa.

Oggi non possiamo più ignorare la forte reazione che natura e biologia hanno verso l’inarrestabile sfruttamento dell’uomo, mai stanco di guerre e di devastazioni ambientali, una legittima difesa dell’ecosistema contro la mano predatrice e sterminatrice dell’uomo sempre tesa all’accaparramento di beni. Siamo costretti a fermarci: tecnologia e progresso di colpo si fermano e vengono usati non tanto per il futuro ma per sconfiggere il presente, per arrivare nel migliore dei modi a sera e chiudere la giornata. Domani è un altro giorno, si vedrà.

Ma oggi è già domani. Poche ore ancora e domani è già oggi. Un oggi che ci costringe a fermarci, e se possiamo, se vogliamo, ci induce a pensare, a ragionare, a cosa fare, a come fare, a ripensare all’agire umano, alle sue necessità, ai suoi bisogni, sul perché delle sue azioni: davanti all’ interrogativo “che fare?” potrei tranquillamente e ottimisticamente rispondere – e non sarei solo – “socialismo o barbarie“, citando entusiasticamente Rosa Luxemburg, ma sarei riduttivo, semplicistico, consapevole e intriso di una solidarietà, di una risposta che sa di data a tavolino, non autentica, non preparata; siamo incapaci di progettare, di creare… Sarà poi vero? Lo facciamo solo per lucro, per profitto? per stupire? perché egocentrici? per materialità astratta, come si trattasse di sculture moderne da concepire al momento e regolare ad arte? Per quanto mi riguarda – e credo comunque di essere in buona compagnia – rimangono fondamentali il rispetto per gli altri, la libertà, i confini da abbattere sempre e dovunque, garantire il minimo a tutti… Se non chiariamo che lavoro non è elemosinare il pane per sopravvivere, che “Se io lavoro, bene! …gli altri si arrangino pure” non può durare… Se non si riporta al centro dell’attività dell’uomo il lavoro come difesa dalla natura e al tempo stesso lavoro in difesa della natura, nel rispetto per la natura… Se non diamo al lavoro dignità, liberandolo dalle catene e dai vincoli dello sfruttamento sempre più sfrontato e calcolato… Se non ci preoccupiamo della necessità di quel che si produce, di riconoscere e valutare la creatività, la bellezza e l’utilità delle cose prodotte, non c’è via di scampo: restiamo quel che siamo, numeri, mere merci da schedare, catalogare, nominare nelle elaborazioni quotidiane delle “3 c” (le tre croci su cui puntano i grandi registi del mercato, della produzione), nelle statistiche di cosa e quanto compriamo, consumiamo, crepiamo. Già: compra-consuma-crepa. La fine, la fine di una catena, una catena che non si preoccupa della nascita, perchè della tua vita interessa solo il tuo consumare, tanto di sicuro c’è chi provvede ai tuoi bisogni, come non interessa se lavori o meno, tanto c’è chi penserà a comprare, a sfamarti… La tua morte? E come considerarti se non ci sei più, se non puoi più comprare e consumare? Non conti più nulla. Se crepi hai chiuso solo il tuo conto. Di più. Della tua morte non frega niente a nessuno. Per anni ce lo hanno consigliato, suggerito, alla fine lo abbiamo accettato. Dato dell’Istituto Superiore della Sanità (IIS): dal 1° febbraio al 14 aprile si sono registrati tra i residenti nelle RSA d’Italia 6.773 decessi, di cui il 40,2% (2.724) morti per covid19 e casi simil-influenzali.

Abbiamo riconosciuto, volenti o nolenti, che la vecchiaia non può essere più “consentita”, non può onorare la vita e tirare a campare senza pagar dazio, e il covid19 ci ha posto subito davanti alla scelta: gli anziani erano più a rischio, e quindi più sacrificabili di fronte al dilemma di chi salvare prima.

E durante la pandemia, con l’alt ai rapporti interpersonali e agli affetti lontani o di amici, con la chiusura di bar, ristoranti, alberghi, musei, cinema, teatri, con la desolante visione delle strade, delle piazze e dei parchi vuoti, anche Conte&C., così come fece la bella Pandora, hanno aperto il vaso per far uscire, stavolta, la speranza, a mo’ di slogan, spargendo dappertutto la frase “Andra’ tutto bene”, spacciandola come fideistica certezza, ma che tanto suona però di preghiera augurale, che altrimenti sarebbe una bugia bell’è buona. Ed è davvero strano come nei tanti film che ho visto in tv in questi due mesi ricorra quella frase (addirittura da indurmi a supporre che avessero cambiato la traduzione prima di trasmetterne la visione) quasi come una conditio sine qua non perché si possa scrivere la parola fine alla storia.

Ma non possiamo uscirne indenni. Non possiamo tornare alla normalità, a produrre, consumare e chiudere la catena come prima, come se nulla fosse successo.

Il 1° maggio, su Il Manifesto, Luciana Castellina ha scritto: “Oggi il mercato non segnala più, naturalmente, i bisogni primari [perché] nel nostro occidente per molti sono [beni già] appagati… a comandare l’offerta di merci non è la nostra domanda, ma è per ¾ la produzione stessa, che esercita una vera dittatura sui nostri consumi… quelle tante cose che ossessivamente ci propone la pubblicità televisiva”. E per dirla con Luis Sepulveda, anch’egli purtroppo scomparso recentemente, occorre prospettare ai nostri figli un modello di società fondata “non solamente sul lucro, sull’individualismo irresponsabile, sul più forte, una società di cittadini e non di miserabili consumatori” [intervento al Salone del Libro di Torino dello scorso anno], una società che si basi sulla solidarietà, la condivisione, l’assistenzialità e la cura dei bisognosi.

Oggi il fine è debellare il male. Questo oggi, ma domani? Se vale per oggi, vale anche per domani. Perché domani è già oggi. Il male non è oltre la porta, fuori, il male è anche dentro. Dobbiamo sconfiggerlo uccidendolo, difendendo quello che ci dà vita e non morte, amore e non odio, dare a tutti…. come? Ad ognuno spetta la vita, il desiderio, il piacere, il rispetto, la dignità, come ad ognuno può toccare il dolore; a chiunque è dato di gioire, stupire, creare, ma anche la possibilità di sudare, partorire, soffrire, e alla fine riposare. Dormire, sognare, risvegliarsi: è, come per il marinaio, sapere che il mattino mi darà la forza di contare sulle mie braccia per mandare avanti la nave solcando le onde spumeggianti di fresca acqua rigeneratrice, di respirare l’aria marina a pieni polmoni, insieme, insieme alla donna del cuore, all’amico di sempre, insieme ai compagni di viaggio, ai naviganti, agli illustri sconosciuti, seguendo la rotta certa e sicura, o alla ricerca di un nuovo itinerario da scoprire, da inventare, da proporre, da realizzare, per sé, per gli altri, arrivare a sera, stanco, ma soddisfatto di aver vissuto un altro giorno insieme agli altri, per sé, per gli altri, in comunione, come un Ulisse in terra, riposando oggi, riprendendo il viaggio domani… Un sogno? Un sogno di altri tempi? Ma cos’è il tempo? Siamo noi il tempo, il tempo che viviamo; siamo noi a dare una misura e un valore al tempo. E comunque possiamo sempre cambiarlo.

Certo, possiamo anche cercare di salvare, finchè ci sarà permesso – autorottamazione ed autodemolizione comprese -, capre e cavoli, ma quando si tratterà di dover scegliere senza condizioni e senza alternativa, se salvare o capre o cavoli, saremo costretti a scegliere, con tutte le conseguenze del caso. Tecnologia senza fine o difese immunitarie? Rischi radioattivi sempre crescenti o ritorno alla natura? Aria pulita o industrializzazioneall’infinito? Redistribuzione della ricchezza o profitto illimitato?

Suggerisce Luciana Castellina: Dovrà cambiare la produzione e quindi il lavoro… Dovremo esser capaci di non rimanere succubi del ricatto che ci verrà proposto: se volete misure ecologiche dovrete rassegnarvi alla disoccupazione”.

La previsione di uno scontro di classe senza precedenti si fa sempre più insistente.

Serviranno nella lotta continua di classe i bollettini di guerra propinati a getto continuo durante la quarantena? Ce ne siamo già dimenticati?

Tanto per ricordarcene ecco i dati dell’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) di oggi, 17 maggio, ore 9.01:

Popolazione attuale mondiale 7.785.069.439, di cui 52.810.379 nati nel 2020 e 22.171.062 morti nel 2020; per quanto riguarda il coronavirus si sono avuti in totale 4.494.873 casi confermati dall’inizio epidemia, con 305.976 morti, di cui:

casi negli Stati Uniti 1.409.452, in Cina 84.484, in Brasile 218.223, in Europa 1.850.714, Spagna 230.183, Italia 224.760, Russia 272.043, Germania 173.772, Regno Unito 236.711, Francia 141.919;

morti negli Stati Uniti 85.860, in Cina 4.645, in Brasile 14.817, in Europa 164.770, Spagna 27.459, Italia 31.763, Russia 2.537, Germania 7.881, Regno Unito 33.998, Francia 27.529.

Il 2020 presenta nel mondo anche questi dati, dall’inizio dell’anno a stamani:

843.065.752 persone denutrite, 41.795.871 persone infette da HIV/AIDS, 4.893.420 morti per malattie infettive, 3.095.840 morti per cancro, 2.865.195 bambini di età fino a 5 anni morti, 633.673 morti causate da HIV/AIDS, 369.741 morti di malaria, 1.884.373 morti da fumo, 942.781 morti dovute all’alcool, 404.219 suicidi, 508.840 morti in incidenti stradali, 317.429 morti a causa di malattie associate all’acqua, 16.026.817 aborti, 116.510 madri morte durante il parto, mentre soltanto oggi 17 maggio, alle ore 9.01 ben 19.692 persone morte di fame.

In Italia, dall’inizio del 2020 alla data del 3 maggio u.s., avevamo nell’ordine, 28.884 morti per covid19, 20.387 per malattie cerebrovascolari, 18.550 per altre malattie di cuore, ecc.

Ma noi torniamo a “pirlare“, a proporre un brindisiE ci siamo dimenticati del “sesso”, vuoi anche perché costretti a rincorrere e ad interpretare i vari decreti governativi e regionali, anch’essi smemorati. Del sesso tra coniugi, o tra congiunti, non s’è parlato. Forse era – ed è – implicito nel “niente abbracci”. Vagamente si è accennato a tenere la distanza anche in casa, intuendo quanto la cosa fosse (e sia) difficile. Rientrando i fidanzati (stabili) tra i congiunti, nessun accenno, neppure minimo, al fatto che due fidanzati, incontrandosi, dopo tanti giorni… sai che rischio! Non parlarne è continuare a pensare che non si fa e basta, oppure che non si dice ma si fa. Del resto il sesso è considerato ancora “tabù” come argomento di discussione, nonostante abbia molto a che fare indubitabilmente con la conoscenza, la scienza e la sanità. Del sesso è inutile parlarne, l’importante è che ci siano tante tv a proporne l'”acquisto”, a propugnare offerte con gran accanimento nelle ore notturne, ultimamente in aumento anche sotto la veste di richieste di “amicizia” su Facebook, o nei contatti (me ne son ritrovato uno, mai avuto, tra i miei) della “sicura” Telegram. Di sesso non se ne parla. Figuriamoci farlo. “Fare sesso è di sinistra” ha dichiarato Damares Regina Alves, nientemeno che ministro dei diritti umani, della famiglia e delle donne nel governo brasiliano. Non credo sia un’accusa infamante, anzi… ma credo che sia vergognoso e spaventoso il solo pensarlo.

D’altronde più si va avanti e più il sesso non merita considerzioni. Anzi, alla società del futuro, come nelle previsioni futuriste orwelliane, sono ben altro le cose che contano.Dal 2014 in Cina è stato sperimentato il “credito sociale”, per il quale ogni cittadino detiene un capitale di 800 punti come credito al suo punteggio sociale. I punti possono perdersi sempre in seguito a qualsiasi infrazione o condanna, grazie a sistemi di riconoscimento virtuale collegati a dati fiscali, finanziari, giuridici, medici di ognuno. Per avere un buon punteggio sociale bisogna essere in regola coi pagamenti, fare la raccolta differenziata dei rifiuti, non fumare dove c’è il divieto, ecc. In alcune regioni sono stati tolti punti per aver portato a spasso il cane senza guinzaglio. Un controllo digitale senza precedenti, che limita algoritmicamente il comportamento ma anche la libertà dei cittadini: se passi col rosso una telecamera fissa ti riconosce e da altoparlante una voce ti intima l’alt. Non oso pensare cosa ci attende domani. Torno ad oggi.

Apprendo che giovedì 14 maggio la multinazionale franco-indiana Arcelor Mittal senza preavviso ha messo in cassaintegrazione altri 1.000 lavoratori nell’acciaieria ex Ilva di Taranto. Inoltre: verrà giugno, finirà l’estate, per 6.000 dipendenti del siderurgico finiranno gli ammortizzatori sociali covid, finirà pure la moratoria sui licenziamenti, quale sorte per 250.000 lavoratori Ilva?

Non oso pensare a quanti hanno perso lavoro, retribuzioni, introiti.

La foto di una nube nera che oscurava il cielo di Marghera a causa di un incendio in una ditta di vernici di Marghera mi rinviava ai problemi della sicurezza sul lavoro e della pericolosità del lavoro stesso, mentre il sindaco di Venezia tuonava: “Restate a casa e chiudete le finestre. I venti potrebbero portare le sostanze tossiche verso il centro della città”. E ho ripensato a quanto apparso il 18 aprile scorso su Quotidiano.net: “Sono ripresi gli incendi a Chernobyl. I forti venti hanno fatto ripartire diversi focolai dell’incendio che dal 7 aprile divampa nella zona di esclusione del disastro nucleare”. Per il servizio di ispezione ecologica ucraino le radiazioni risultavano 16 volte superiori alla norma, ma poi i dati sono stati smentiti. Sembra che la centrale di Chernobyl sia diventata un importante rifugio di fauna selvatica, mentre nel 2019 è stata mèta di 100.000 turisti alla caccia di un “selfie nel luogo della tragica esplosione avvenuta il 26 aprile 1986, per la quale sono state stimate da 30 a centinaia di migliaia di vittime, per via di tumori e leucemie provocate nel tempo dalle radiazioni.

Il pessimismo ha preso a scorrermi nelle vene. Non so se ce la farò a lottare, a resistere; se ce la faremo.

Noam Chomsky, il 16 aprile scorso, ha dichiarato alla rivista on line Jacobin: “ Bolsonaro in Brasile se la batte con Trump per chi sia il peggior criminale del mondo […] In circa quindici anni l’Amazzonia passerà dall’essere un produttore di ossigeno a diventare un emettitore di anidride carbonica. Questo è un disastro, ed è il risultato delle regalìe di Bolsonaro alle industrie minerarie e agroalimentari. Cercano di creare il mondo a venire. Stanno lavorando sodo. Lo fanno sempre. I ricchi non stanno aspettando di vedere come costruire il mondo di domani. Ci stanno lavorando proprio ora. La loro incessante e costante guerra di classe non si ferma mai e se gli sarà permesso di vincere, siamo fritti”.

Il capitalismo riesce a superare le crisi anche più endemiche; si è impossessato anche del materialismo dialettico e, purtroppo, potrebbe anche trovare compromessi efficienti a tutelare salute ed ambiente e a non rinunciare ai propri enormi profitti, evitando la probabile catastrofe. Certo, meglio così?! mah, forse, benchè vedo profilarsi all’orizzote un aumento sensibile di proletari e una maggiore diseguaglianza.

Ho paura che domani non cambierà niente. Domani – come sempre – è già presente.

Guardo in terra. Del vaso rotto da Carlotta non è rimasto niente. Niente più mali?! C’è n’è già abbastanza.

Liberi! Domani si riapre quasi tutto! Questo è quel che conta. Non le tue elucubrazioni mentali. Questa è la verità” sentenzia Carlotta porgendomi la tazza di caffè. Sorseggio mentre leggo il messaggio di un amico su whatsapp: < c…o! il caffè al bar a 2€ >. E’ pomeriggio inoltrato. Tra un po’ sarà subito sera. Sento già che è domani, oggi.

Vic

Riferimenti:

https://www.italiaambiente.it/2020/05/07/ipoclorito-di-sodio-per-sanificare-le-spiagge-e-dannoso-e-altera-lecosistema/?fbclid=IwAR0mjpfi_A8zAHp6TTq3tWpl1-bL8ov9ffoOp2Gc8FPn9lNDxliMt3W6cUg

https://mps-ti.ch/2020/04/la-pandemia-da-coronavirus-e-parte-di-una-crisi-multidimensionale-del-capitalismo/

https://jacobinitalia.it/e-un-disastro-del-capitalismo-ma-possiamo-reagire/

https://video.repubblica.it/edizione/torino/salone-del-libro-luis-sep-uacutelveda-lavorare-per-creare-societa-di-cittadini-e-non-di-miserabili-consumatori/334159/334759

https://bresciaanticapitalista.com/2020/05/12/sesso-il-piacere-e-di-sinistra-parola-di-ministro-di-dio/

https://www.bonculture.it/femmes/non-ho-voglia-di-soffrire-questo-virus-non-mi-interessa-parola-di-natalia-aspesi/

– “L’ordine del tempo” di Carlo Revelli: https://spazio-tempo-luce-energia.it/tempo-senza-la-variabile-tempo-f04702a2b516

https://valori.it/enel-carbone-gas/?fbclid=IwAR3yewWQlWooY8BFbUwGnnwxt1c1Mmval3XAMA-a9-YbcnLlBhp3G2QBqBs

https://www.ereticamente.net/2020/04/la-cina-si-posiziona-in-un-mondo-che-nemmeno-orwell-avrebbe-immaginato-alexandre-aget.html?fbclid=IwAR1bneVIqg7TQ-_0HSkCPCvIo8_y3yQy52Fx861CwNiHFSAYWQ0P8ZP17nQ