Eve of Destruction (Barry Mc Guire, 1965)

The Eastern world, it is explodin’
Violence flarin’, bullets loadin’
You’re old enough to kill but not for votin’
You don’t believe in war, but what’s that gun you’re totin’?
And even the Jordan river has bodies floatin’

But you tell me over and over and over again my friend
Ah, you don’t believe we’re on the eve of destruction

Don’t you understand what I’m trying to say?
Can’t you feel the fear that I’m feeling today?
If the button is pushed, there’s no running away
There’ll be no one to save with the world in a grave
Take a look around you boy, it’s bound to scare you, boy

But you tell me over and over and over again, my friend
Ah, you don’t believe we’re on the eve of destruction

Yeah, my blood’s so mad, feels like coagulatin’
I’m sittin’ here just contemplatin’
I can’t twist the truth, it knows no regulation
Handful of Senators don’t pass legislation
And marches alone can’t bring integration
When human respect is disintegratin’
This whole crazy world is just too frustratin’

And you tell me over and over and over again my friend
Ah, you don’t believe we’re on the eve of destruction

Think of all the hate there is in Red China
Then take a look around to Selma, Alabama
Ah, you may leave here for four days in space
But when you return, it’s the same old place
The poundin’ of the drums, the pride and disgrace
You can bury your dead but don’t leave a trace
Hate your next door neighbor but don’t forget to say grace
And you tell me over and over and over and over again my friend
You don’t believe we’re on the eve of destruction
You don’t believe we’re on the eve of destruction

 

L’ora del fucile (Canzoniere Pisano, 1971) libera versione italiana

Tutto il mondo sta esplodendo
dall’Angola alla Palestina,
l’America Latina sta combattendo,
la lotta armata vince in Indocina;
in tutto il mondo i popoli acquistano coscienza
e nelle piazze scendono con la giusta violenza.

E quindi: cosa vuoi di più, compagno, per capire
che è suonata l’ora del fucile?

L’America dei Nixon, degli Agnew e Mac Namara
dalle Pantere Nere una lezione impara;
la civiltà del napalm ai popoli non piace,
finché ci son padroni non ci sarà mai pace;
la pace dei padroni fa comodo ai padroni,
la coesistenza è truffa per farci stare buoni.

E quindi: cosa vuoi di più, compagno, per capire
che è suonata l’ora del fucile?

In Spagna ed in Polonia gli operai
dimostran che la lotta non si è fermata mai
contro i padroni uniti, contro il capitalismo,
anche se mascherato da un falso socialismo.
Gli operai polacchi che hanno scioperato
gridavano in corteo: Polizia Gestapo!
Gridavano: Gomulka, per te finisce male!
Marciavano cantando l’Internazionale.

E quindi: cosa vuoi di più, compagno,
per capire che è suonata l’ora del fucile?

Le masse, anche in Europa, non stanno più a guardare,
la lotta esplode ovunque e non si può fermare:
ovunque barricate: da Burgos a Stettino,
ed anche qui da noi, da Avola a Torino,
da Orgosolo a Marghera, da Battipaglia a Reggio,
la lotta dura avanza, i padroni avran la peggio.

E quindi: cosa vuoi di più, compagno,
per capire che è suonata l’ora del fucile?

Il primo gennaio 1948 entra in vigore la Costituzione Repubblicana, ufficialmente antifascista. Ecco l’elenco dei nostri caduti per mano di fascisti, polizia e/o carabinieri, a partire da quel momento.

1948 (35 assassinati)

9 febbraio – S. Ferdinando di Puglia (FG)
Vincenzo Dionisi, Giuseppe Di Troia, Giuseppe De Michele, Nicola Francone e Raffaele Riondino
Cerimonia inaugurale del Fronte democratico popolare. Fascisti e guardie campestri degli agrari mitragliano la popolazione in festa, uccidendo Vincenzo Dionisi, Giuseppe Di Troia, Giuseppe De Michele e ferendo altri venticinque contadini. Gli aggressori poi rastrellano molte case, le sedi dei partiti, della Camera del Lavoro e dell’Anpi. In quest’ultima il fascista Umberto Valerio uccide con il mitra il vecchio portiere, Nicola Francone, e Raffaele Riondino, un bambino di sette anni rimasto ferito già in piazza. A pochi passi dalle sezioni del Fronte i fascisti accendono un falò di bandiere rosse. Quando gli spari tacciono, compaiono i carabinieri, che hanno la stazione a trecento metri da dove è avvenuto l’eccidio.

29 marzo – Somaglia (LO)

Piero Bruschi, Francesco Zamproni, uccisi dai fascisti.

30 marzo – Pantelleria
Antonio Valenza, Giuseppe Pavia e Michele Salerno
Una manifestazione contro l’iniquità delle sanzioni fiscali è repressa dalle forze di polizia con l’uso di armi da fuoco che provocano la morte di Antonio Valenza, Giuseppe Pavia e Michele Salerno.

13 aprile – Andria (Bari)
Riccardo Suriano
Nel corso di uno sciopero agricolo represso dalle forze di polizia, viene ucciso a colpi di calcio di moschetto il bracciante Riccardo Suriano, rimasto isolato dai suoi compagni perché stordito dai gas lacrimogeni.

20 maggio – Trecenta (Ro)
Evelino Tosarello
Sciopero bracciantile nell’azienda dei conti Spoletti. I carabinieri sopraggiungono con un camion e, poco fuori dell’abitato, caricano alle spalle a colpi di sfollagente e di moschetto dei contadini in bicicletta. Poi fracassano le biciclette e arrestano senza ragione il contadino Bruno Barberini. Quando giungono in paese con l’arrestato trovano però la piazza gremita di braccianti ad attenderli. Allora caricano, sparano da un camion e uccidono il mezzadro Evelino Tosarello, ferendo gravemente Vanilio Pagaini e Silvio Berterelli.

4 giugno – Spino d’Adda (CR)
Luigi Venturini
Nel corso di una manifestazione di braccianti contro gli agrari, i carabinieri aprono il fuoco uccidendo il contadino Luigi Venturini.

2 luglio – S Martino in Rio (Re)
Sante Mussini
Nel corso dello sciopero, i carabinieri intervenuti in forza per reprimerlo uccidono il contadino Sante Mussini, schiacciato da una autoblinda.

14 luglio – Roma
Filippo Ghionna e un altro dimostrante
Una folla straboccante invade piazza Esedra e piazza Colonna per protestare contro l’attentato a Palmiro Togliatti. Scontri si accendono in diverse zone della città, nel corso dei quali le forze di polizia uccidono l’operaio edile Filippo Ghionna e un secondo manifestante, mentre 30 risultano i feriti di entrambi i lati e 160 gli arrestati.

14 luglio – Napoli
Giovanni Quinto e Angelo Fischietti
Nel corso di un comizio di protesta in piazza Dante contro l’attentato a Togliatti, la polizia carica senza preavviso i partecipanti, ferendone 20 e uccidendo lo studente Giovanni Quinto e l’operaio Angelo Fischietti.

14 luglio – Taranto
Angelo Gavartara
Nel corso dello sciopero dei cantieri navali e delle officine per protestare contro l’attentato a Togliatti, le forze di polizia caricano i manifestanti dinanzi alla sede della Camera del lavoro, uccidendo l’operaio Angelo Gavartara e ferendo altri 4 manifestanti.

14 luglio – Livorno
Corrado Neri
Si ingaggia una vera battaglia di strada; i dimostranti svaligiano negozi di armi e disarmano pattuglie di agenti di Ps. Nel corso degli scontri che ne seguono, viene ucciso un operaio ed altri 18 dimostranti sono feriti.

14-15 luglio – Genova
Biagio Stefano, Mariano d’Amori e Angiolina Alice Roba
Esplode la rivolta operaia per l’attentato contro Palmiro Togliatti. Migliaia di manifestanti affluiscono in piazza De Ferrari, poi viene attaccata la caserma della polizia a ponte Spinola, presa ed incendiata una camionetta della polizia e presi in ostaggio 6 celerini, devastata la sede del Msi in via XX settembre, dove i manifestanti bloccano 5 autoblinde della polizia, saltando sulle torrette e disarmando gli occupanti. Tutte le fabbriche sono ferme e un comizio alle 17 vede la partecipazione di 100.000 lavoratori; mentre in tutta la città accadono episodi di fraternizzazione fra operai e soldati. Sorgono barricate, difese da mitragliatrici, radio e giornali passano sotto il controllo della Camera del Lavoro. La rivolta si estende a Sestri ponente, Bolzaneto, Chiavari, Nervi. Alle 13 del 15 luglio il prefetto dichiara lo stato d’assedio e viene scatenata una repressione durissima, mentre i dirigenti di Pci, Psi e Camera del Lavoro invitano i dimostranti a desistere. La polizia fa uso massiccio di armi da fuoco che uccidono, nel primo giorno della rivolta, Biagio Stefano e Mariano d’Amori e, il giorno seguente, Angiolina Alice Roba che è affacciata alla finestra, mentre 43 sono i manifestanti feriti.

15 luglio – Abbadia S. S. (SI)
Durante lo sciopero dei minatori e di tutta la popolazione viene messo fuori uso un automezzo carico di agenti. Gli agenti della Stradale sono invitati ad andarsene ma estraggono le armi; due di essi vengono subito disarmati mentre contro gli altri ha inizio una sassaiola. Si spara da ambo le parti e viene ucciso a colpi di pistola l’agente Battista Carloni, il maresciallo Ranieri Virgilio viene ucciso con due coltellate. Seguono 264 arresti e 337 rinvii a giudizio.

15 luglio – Bologna
un operaio
Nel corso della manifestazione di protesta per l’attentato a Togliatti, la Celere apre il fuoco uccidendo un operaio e ferendone gravemente altri 11.

15 luglio – Porto Marghera (VE)
Cesare Pietro
I manifestanti comunisti provvedono a disarmare agenti di Ps e carabinieri, ma in uno scontro a fuoco la polizia uccide l’operaio Cesare Pietro e ne ferisce un secondo.

15 luglio – Gravina di Puglia (BA)
Michele d’Elia
I manifestanti invadono il pastificio Divella e nel successivo intervento le forze di polizia uccidono a colpi di moschetto il bracciante Michele d’Elia.

19 luglio – Siena
Severino Meattini
Nel corso dei funerali dei 2 rappresentanti delle forze di polizia rimasti uccisi a Abbadia San Salvatore il 15 luglio, la polizia invade la sede della Confederterra e uccide il capo lega di Torrenieri Severino Meattini, malmenando i presenti e arrestando il segretario.

24 luglio – Gravina di Puglia (BA)
Luigi Schiavino e Bonifacio Loglisci
Nel corso di una manifestazione di braccianti le forze di polizia intervengono violentemente uccidendo l’attivista sindacale Luigi Schiavino e, sempre negli stessi giorni, il bracciante Bonifacio Loglisci.

22 settembre – Pianello (PC)

Artemio Repetti. Segretario della CdL, viene ucciso in un’imboscata, presumibilmente da fascisti.

12 ottobre – Tricarico (Matera)
3 manifestanti
La polizia apre il fuoco sui partecipanti ad una manifestazione di sinistra, uccidendone 3.

15 ottobre – Dairago (Mi)
Pietro Paganini
Nel corso di una manifestazione, le forze di polizia aprono il fuoco uccidendo Pietro Paganini, presidente dell’Anpi di Dairago.

16 ottobre – Pistoia
Ugo Schiano
Nel corso di una manifestazione degli operai della san Giorgio e della Smi in lotta contro la smobilitazione, le forze di polizia sparano uccidendo l’operaio Ugo Schiano e ferendone altri 3.

24 novembre – Bondeno (FE)
Fernando Ercolei
Nel corso di una manifestazione per richiedere la gestione diretta del collocamento al lavoro, le forze di polizia aprono il fuoco uccidendo il contadino Fernando Ercolei e ferendone altri 10.

1949 (22 assassinati)

17 febbraio – Isola Liri (FR)
Tommaso Diafrate
Nel corso di una manifestazione di protesta organizzata da operai in sciopero, i carabinieri aprono il fuoco provocando il ferimento di 35 dimostranti, dei quali 7 in gravi condizioni, e la morte dell’operaio Tommaso Diafrate, travolto da un automezzo dei militi.

17 marzo – Terni
Luigi Trastulli
Nel corso di una manifestazione di protesta contro il Patto atlantico, le forze di polizia sparano uccidendo l’operaio delle Acciaierie Luigi Trastulli e ferendone altri 12.

4 aprile – Mazara del Vallo (TP)
Francesco La Rosa
Viene strangolato nella locale caserma dei carabinieri il bracciante Francesco La Rosa, che era stato convocato per un interrogatorio.

19 aprile – Mazara del Vallo (TP)
un contadino
Nel corso di una manifestazione di braccianti, la polizia apre il fuoco uccidendo un contadino.

17 maggio – Molinella (BO)
Maria Margotti
Nel corso di uno sciopero generale dei braccianti in Val Padana, è ferita da un colpo di fucile al braccio la socialista Adele Toschi e la mondina Maria Margotti viene falciata da una raffica di mitra, mentre altre 30 persone sono ferite.

3 giugno – Forlì
Jolanda Bertaccini
Nel corso dello sciopero alla Mangelli, le forze di polizia intervenute a difesa dei crumiri uccidono l’operaia Jolanda Bertaccini e feriscono il bracciante Antonio Magrini a colpi d’arma da fuoco.

12 giugno – S. G. Persiceto (BO)
Loredano Bizzarri
Durante una manifestazione contadina alla tenuta Locatello, degli scioperanti vengono dispersi dalla Celere mentre cercano di convincere venti crumiri a smettere di falciare il fieno. Tuttavia una decina di scioperanti si ferma a parlamentare con essi e riesce a convincerli. A quel punto la Guardia Campestre Guido Cenecchi, che non è conosciuto e si è intrufolato tra il gruppo, estrae la rivoltella e la scarica sugli scioperanti. Viene ferito il contadino Amedeo Benuzzi e ucciso il bracciante Loredano Bizzarri.

12 giugno – Gambara (Brescia)
Marziano Girelli
Nel corso di uno sciopero di braccianti, un carabiniere fracassa la testa con una fucilata a Marziano Girelli, in quel momento solo e disarmato.

17 giugno – Minervino Murge (BA)
Felice Magginelli
Nel corso di incidenti tra forze di polizia e braccianti, rimane ucciso l’agrario Felice Magginelli.

26 agosto – Medigliano (PD)
Bruno Cameran
Nel corso di una manifestazione le forze di polizia aprono il fuoco uccidendo davanti alla lapide dei caduti il partigiano Bruno Cameran.

30 ottobre – Melissa (CZ)
Giovanni Zito, Francesco Nigro, Angelina Mauro
Nel corso dell’occupazione del feudo Fragalà, incolto, di proprietà del barone Berlingeri le forze di polizia aprono il fuoco sui contadini disarmati, uccidendo Giovanni Zito, Francesco Nigro, Angelina Mauro e provocando altri 16 feriti.

31 ottobre – Isola Caporizzuto (CZ)
Matteo Aceto e un bracciante
La polizia apre il fuoco sui partecipanti ad una manifestazione di braccianti, uccidendo Matteo Aceto, organizzatore di occupazioni di terre. Un altro bracciante viene assassinato a Bondeno. Nel solo crotonese, sono stati occupati 6.000 ettari di terra e la lotta ha coinvolto migliaia di persone.

9 novembre – Crotone (CZ)
una donna
Nel corso di una manifestazione contadina, la polizia apre il fuoco uccidendo una donna.

29 novembre – Torremagiore (FO)
Giuseppe La Medica, Antonio Lavacca e Giuseppina Faenza
Nel corso di un comizio di protesta per delle violenze verificatesi il giorno precedente a San Severo, le forze di polizia e i carabinieri caricano senza preavviso i partecipanti facendo anche uso di armi da fuoco, e uccidendo i braccianti Giuseppe La Medica e Antonio Lavacca, mentre la sarta Giuseppina Faenza muore a causa dello spavento; altri 10 i feriti.

29 novembre – Bagheria (PA)
Filippa Mollica Nardo
Nel corso di una manifestazione contadina, i carabinieri intervengono aprendo il fuoco e uccidendo la contadina Filippa Mollica Nardo.

14 dicembre – Montescaglioso (MT)
Michele Oliva e Giuseppe Novello
Nel corso di un rastrellamento alla ricerca dei responsabili di alcune occupazioni di terre, avvenute nei giorni precedenti, i carabinieri uccidono i braccianti Michele Oliva e Giuseppe Novello, mentre altri 5 rimangono feriti.

1950 (21 assassinati)

9 gennaio – Modena
Angelo Appiani, Renzo Bersani, Arturo Chiappelli, Ennio Garagnani, Arturo Malagoli e Roberto Rovatti
Strage della polizia: i lavoratori del complesso siderurgico Orsi, dopo il licenziamento di 200 operai su 800 ed una serrata padronale di 40 giorni, si avvicinano ai cancelli nell’intento di riprendere il lavoro. Segue immediata una carica della polizia, mentre gli operai vengono mitragliati con fuoco incrociato da altri reparti appostati al di là dei cancelli: sono uccisi Angelo Appiani di 30 anni, Renzo Bersani di 21, Arturo Chiappelli di 43, Ennio Garagnani di 21, Arturo Malagoli di 21 e Roberto Rovatti di 36. Altri 51 operai rimangono feriti.

14 febbraio – Seclì (Lecce)
Antonio Micali
Nel corso di una manifestazione di braccianti in sciopero, la polizia apre il fuoco, uccidendo Antonio Micali.

2 marzo – Petralia (Palermo)
2 manifestanti
Nel corso di una manifestazione di protesta, la polizia apre il fuoco sui dimostranti, uccidendone 2 e ferendone un terzo.

14 marzo – Porto Marghera (VE)
Nerone Piccolo e Virgilio Scala
Nel corso di una manifestazione di protesta contro i licenziamenti degli operai della Breda, le forze di polizia aprono il fuoco uccidendo Nerone Piccolo di 25 anni e Virgilio Scala di 33, e ferendo altri 5 lavoratori. Rinvenuti sul luogo della sparatoria 1 Kg. di bossoli di armi automatiche di grosso calibro.

17 marzo – Torino
Camillo Corino
Nel corso di una manifestazione antifascista, la polizia carica i partecipanti uccidendo il pensionato Camillo Corino, 51 anni.

21 marzo – Lentella (CH)
Nicola Mattia e Cosimo Maciocco
Nel corso di una manifestazione si arriva allo scontro e le forze di polizia uccidono Nicola Mattia e Cosimo Maciocco e ne feriscono altri 9.

22 marzo – Parma
Attila Alberti
Comizio di protesta per l’eccidio di Lentella nel corso dello sciopero generale indetto dalla Cgil. Le forze di polizia uccidono il disoccupato Attila Alberti, di 32 anni, e feriscono un centinaio di manifestanti.

22 marzo – Avezzano (AQ)
Francesco Laboni
Nel corso di una manifestazione di protesta per i fatti di Lentella, la polizia apre il fuoco sui dimostranti, uccidendo Francesco Laboni.

23 marzo – San Severo (FG)
Michele Di Nunzio
Una manifestazione antifascista viene sciolta dal brutale intervento delle forze di polizia che aprono il fuoco, uccidendo Michele Di Nunzio.

30 aprile – Celano (AQ)
Antonio Berardicuti, Agostino Parvis e Antonio D’Alessandro
Nel corso di una manifestazione di braccianti, dalla folla partono dei sassi, polizia e carabinieri prima sparano in aria e poi a terra, mentre dagli altri tre lati della piazza fascisti, Guardie Comunali e Giurate al servizio dei principi Torlonia sparano anche loro, uccidendo Antonio Berardicuti e Agostino Parvis, mentre altri 13 dimostranti vengono feriti. Il comunista Antonio D’Alessandro viene ucciso, nelle medesime circostanze, da fiancheggiatori delle forze di polizia al servizio degli agrari.

10 agosto – Gibellina (TP)
Salvatore Garracci
Tre agenti prelevano nel primo pomeriggio il contadino Salvatore Garracci che viene condotto in una caserma del Cfrb e muore sotto le torture. La versione ufficiale parla di collasso cardiaco.

1951 (4 assassinati)

17 gennaio – Adrano (CT)
Girolamo Rosano e una donna
La polizia apre il fuoco sui militanti di sinistra che protestano contro la venuta in Italia del generale Ridgway, uccidendo a fucilate Girolamo Rosano, bracciante 19enne, e ferendo altre 11 persone fra i quali, gravissimo, il 16enne Francesco Greco. Una donna muore per attacco cardiaco, poco dopo la sparatoria.

18 gennaio – Comacchio (RA)
Antonio Fantinuoli
Una manifestazione di protesta contro la venuta in Italia del generale Ridgway, contro la Nato e per le precarie condizioni dei braccianti agricoli, viene stroncata dalle forze di polizia con estrema violenza e l’uso di armi da fuoco. Nella carica, ordinata verso mezzogiorno dai carabinieri, all’incrocio fra corso Garibaldi e via Bonnet, rimane ucciso il bracciante Antonio Fantinuoli di 61 anni, decine i feriti fra i quali gravemente Gaetano Farinelli e il 17enne Eros Bonazza.

18 gennaio – Piana degli Albanesi (PA)
Damiano Lo Greco
I manifestanti che protestano contro la visita del generale Ridgway vengono caricati dai carabinieri con bombe lacrimogene. I dimostranti riescono a spegnerle e continuano la protesta. Il maresciallo dei carabinieri, a questo punto, ordina il fuoco e un milite spara con un colpo di moschetto al bracciante Damiano Lo Greco, padre di 4 figli che, portato in ospedale, muore qualche ora dopo.

1952 (2 assassinati)

19 marzo – Villa Literno (CE)
Luigi Noviello
Nel corso di una manifestazione contadina indetta per protestare contro le ingiuste assegnazioni delle terre già dell’Opera nazionale combattenti, le forze di polizia caricano e uccidono Luigi Noviello, padre di 8 figli, feriscono gravemente Armando Vitiello e provocano diversi contusi.

24 marzo – Bologna: la Corte di assise si pronuncia sulla strage del 9 gennaio 1950 a Modena, scrivendo fra l’altro: “… Quando la pressione aggressiva era quasi cessata e la folla stazionava compatta ma inerte, l’uccisione di Renzo Bersani ed Ennio Garagnani deve ritenersi conseguenza di uso frettoloso e lesivo delle armi, senza alcuna necessità perché i colpiti stavano allontanandosi; ma le indagini non hanno dato alcun risultato perché nessuno di coloro che avrebbero assistito all’uccisione … è stato in grado di fornire elementi utili per l’identificazione degli sparatori o dell’unico sparatore…”.

7 maggio – Villamarzana (RO)
Giovanni Sicchieri
Una riunione indetta all’interno di una palestra per discutere la richiesta di lavori di sistemazione nelle zone disastrate e protestare contro la decisione prefettizia di ridurre l’assistenza, viene dispersa dalla polizia che fa irruzione nel locale malmenando i presenti e fermando 11 persone, fra le quali il vice sindaco comunista Paiola e il dirigente della locale Coldiretti, Munari. Per lo spavento, muore in seguito a un attacco cardiaco Giovanni Sicchieri.

1953 (1 assassinato)

30 marzo – Bitonto
Francesco Ricci
Durante la protesta nazionale contro la “legge truffa”, la polizia, caricando i manifestanti, colpisce a morte Francesco Ricci di 57 anni, che morirà alcuni giorni dopo.

13 luglio – Bologna: La Corte d’appello conferma la sentenza di 1° grado e condanna alla pena di 6 mesi e 15 giorni di reclusione il carabiniere Francesco Galeati, uccisore della mondina Maria Margotti, non infliggendo alcuna condanna a carico dei superiori del Galeati.

1954 (6 assassinati)

16 febbraio – Milano
Ernesto Leoni
Nel corso di una manifestazione dei lavoratori dell’Om, le forze di polizia, capeggiate dal commissario Allitto, aprono il fuoco in piazza Sant’Ambrogio, mentre una delegazione di lavoratori attende di essere ricevuta dalla presidenza dell’azienda, uccidendo l’operaio Ernesto Leoni (secondo alcune fonti finito a manganellate) e abbandonandosi ad aggressioni brutali, con l’inseguimento degli operai fin dentro la basilica.

17 febbraio – Mussumeli (CL)
Onofria Pellicceri, Giuseppina Valenza, Vincenza Messina e Giuseppe Cappalonga
Nel corso di una manifestazione popolare di protesta per la cronica mancanza di acqua potabile e la pretesa dell’Ente acquedotti di riscuotere comunque le bollette, le forze di polizia aprono il fuoco sulla folla davanti al Municipio, uccidendo Onofria Pellicceri, Giuseppina Valenza, Vincenza Messina e Giuseppe Cappalonga di 16 anni. Fra i numerosi feriti, 9 sono gravi e fra loro un bambino di 7 anni, Baldassare Mistretta.

17 febbraio – Barrafranca (EN)
un bambino
I carabinieri sparano contro i partecipanti ad una manifestazione contadina, uccidendo un bambino di 5 anni.

19 ottobre – Caltanissetta: viene emessa dal Tribunale una sentenza per i fatti di Mussomeli dei quali sono chiamati a rispondere, anziché le forze di stato responsabili dell’eccidio, 35 cittadini che manifestavano per la mancanza d’acqua. Viene condannato il segretario della Camera del lavoro Salvatore Guarino a 9 mesi e 15 giorni di reclusione per “oltraggio aggravato”; con la medesima imputazione sono comminate condanne da 6 a 8 mesi per Francesco Catania, Salvatore Mancuso, Diego Seminatore, Vincenzo Russo, Antonino Collura, Calogero Castello, Michele Noto, Nicola Cardinali, Alfonso Caruso, Calogero Amico, Vincenzo Consiglio, Vincenza Randasso, Vincenza Giovino, Calogero Immermano, Giuseppe Savia, Vincenzo Lobrutto, Giuseppe Di Liberto, Marcangelo Lo Presti, Salvatrice La Rocca, Giuseppe Bonfanti, Calogero Castello, Gaetano Barba, Eraldo Martinassi, Giovanni Calà, Concetto Evelino, Angela Torquato, Giovanna Giovino.

1956 (7 assassinati)

4 febbraio – Venosa (PZ)
Rocco Girasole
Sciopero alla rovescia dei braccianti di fronte al rifiuto delle autorità di iniziare i lavori per le opere pubbliche nei comuni di Vulture: forze di polizia e carabinieri aprono il fuoco sui dimostranti, uccidendo Rocco Girasole.

7 febbraio – Andria (BA)
Domenico Ruotolo
La polizia apre il fuoco su una manifestazione di braccianti per il lavoro, uccidendo Domenico Ruotolo e ferendone vari altri.

20 febbraio – Comiso (RG)
Paolo Vitale e Cosimo De Luca
Un’assemblea di braccianti che protestano per la mancanza di lavoro viene assalita dai carabinieri, che uccidono i contadini Paolo Vitale e Cosimo De Luca.

14 marzo – Barletta (BA)
Giuseppe Di Corato, Giuseppe Spadaro e Giuseppe Lojodice
Manifestazione di circa 4.000 donne e braccianti disoccupati che vorrebbero un’immediata e non discriminatoria distribuzione dei pacchi di viveri ed indumenti, già promessi dalla Pontificia opera di assistenza, giacenti nei suoi depositi. La polizia attacca il corteo che si dirige verso i depositi e spara: tre uccisi, i braccianti agricoli disoccupati Giuseppe Di Corato, Giuseppe Spadaro e l’operaio cavatufi Giuseppe Lojodice, e ferendo gravemente altri 6.

1957 (3 assassinati)

9 settembre – San Donaci (BR)
Luciano Valentini, Mario Celò e Antonio Carignano
Nel corso di una manifestazione di viticultori, la reazione di un gruppo di giovani all’arresto di una donna provoca la spropositata reazione della polizia che apre il fuoco, uccidendo Luciano Valentini, Mario Celò e Antonio Carignano.

1959 (1 assassinato)

30 ottobre – Spoleto (PG)

Arcangelo Fiorelli
Una manifestazione di protesta per la chiusura del cotonificio Cerli è caricata dalle forze di polizia che lanciano candelotti lacrimogeni, il fumo dei quali provoca la morte dell’operaio Arcangelo Fiorelli che, arrampicato su un palo della luce per ragioni di lavoro, precipita al suolo.

1960 (11 assassinati)

5 luglio – Licata (AG)
Vincenzo Napoli
Sciopero contro il governo Tambroni. La manifestazione viene caricata da polizia e carabinieri fatti affluire in massa da altre località. Alla stazione ferroviaria la polizia spara con i mitra e uccide il commerciante Vincenzo Napoli mentre cercava di difendere un bambino tenuto fermo ad un muro e picchiato dai celerini.

7 luglio – Reggio Emilia
Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Marino Serri, Emilio Reverberi e Afro Tondelli
Un preventivato comizio contro il governo Tambroni si trasforma in una grande manifestazione di massa. La questura nega l’autorizzazione a mettere microfoni per le ventimila persone che stanno fuori del teatro. Poi 350 uomini della Celere armati di pistola e mitra caricano 300 operai delle officine di Reggio Emilia, armati di maniche di camicia e nient’altro. E’ un massacro, Afro Tondelli, di 36 anni, muore schiacchiato da una jeep, Ovidio Franchi di 19 anni, Emilio Reverberi di 39 anni, Lauro Farioli di 22 anni, e Marino Serri di 41 anni, cadono a terra sotto colpi d’arma da fuoco.
Il presidente del consiglio Ferdinando Tambroni, al governo grazie all’appoggio del Movimento Sociale Italiano, riferisce al Parlamento dopo i fatti di Reggio: “circondati dai dimostranti che tiravano sassi, gli agenti furono costretti a sparare per legittima difesa”. Omicidio Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Marino Serri, Emilio Reverberi e Afro Tondelli: gli agenti inquisiti sono assolti definitivamente in luglio.

8 luglio – Palermo
Giuseppe Malleo, Andrea Gangitano, Francesco Vella e Rosa La Barbera
Manifestazione di protesta per i fatti di Reggio Emilia. Il corteo operaio viene caricato con caroselli di jeep. La manifestazione si trasforma quindi in una battaglia, con la polizia che fa uso delle armi da fuoco. Vengono uccisi tra i manifestanti Giuseppe Malleo di 16 anni, Andrea Gangitano di 14 anni, Francesco Vella di 42 anni (mentre soccorre un ragazzo colpito da un lacrimogeno); Rosa La Barbera, 53 anni, mentre sta chiudendo la finestra del suo appartamento è raggiunta da uno dei tanti colpi sparati all’impazzata dalla polizia.

8 luglio – Catania
Salvatore Novembre
Sciopero contro il governo Tambroni. Poliziotti e carabinieri sparano lacrimogeni, cui i dimostranti rispondono con lanci di pietre e tentando di fare barricate. Hanno però inizio caroselli e sparatorie. L’edile disoccupato Salvatore Novembre, rimasto isolato, viene ferito, poi colpito da un nugolo di manganellate si accascia a terra. Un poliziotto lo finisce sparandogli addosso ripetutamente con la rivoltella.

[continua]