Ieri sera Report, la famosa trasmissione di Rai 3, ha rilanciato un’ipotesi che si aggira da un po’ di tempo: che ci sia un legame tra inquinamento da residui degli allevamenti intensivi (i famigerati e maleodoranti liquami, sparsi amorevolmente nella Bassa) e diffusione del malefico virus. Ipotesi, a quanto pare, sostenuta anche dalla Società Italiana di Medicina, oltre che da un buon numero di scienziati. E che fa il paio con l’ipotesi che le polveri sottili, create anche da altre fonti d’inquinamento (industriale, trasporto con motori a scoppio, ecc.), costituiscano una specie di “autostrada” per la diffusione delle malattie. Ma di fronte a questo “attentato” alla produzione di schifezze più o meno commestibili di cui la nostra provincia è leader, si erge, dall’alto delle sue indubbie conoscenze epidemiologiche, il nostro ineffabile ex vicesindaco, l’assessore regionale Fabio Rolfi. Non c’è nessuna evidenza scientifica, strilla il nostro. Di fronte all’ovvia domanda “Quale spiegazione dà allora dell’enorme incidenza del contagio nella Bassa, ancor più alta che nel resto della Lombardia (per non parlare del resto d’Italia)?” pare che il nostro, dopo un attimo di incertezza, abbia puntato l’indice su alcune caratteristiche che rendono peculiare il bresciano rispetto agli altri abitanti d’Italia. Uno dei principali indiziati è l’uso sconsiderato della famosa interiezione bresciana “Pota”!

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