LIBIE IN GUERRA [di Daniele Santoro]

La scorsa settimana gli ambasciatori dei 27 membri dell’Unione Europea hanno approvato ufficialmente l’inizio della missione navale “Irini”, il cui obiettivo è garantire il rispetto dell’embargo delle Nazioni Unite sul trasferimento di armi in Libia.

Più precisamente, limitare il flusso di armi turche verso Tripoli così da facilitare l’avanza verso la capitale di Khalifa Haftar. La caratteristicapeculiare della missione europea è infatti che essa riguarda unicamente la rotta del Mediterraneo Orientale. Le armi saudite ed emiratine potranno continuare ad arrivare in Libia via terra o attraverso gli spazi aerei giordano ed egiziano. Questa circostanza rende il governo di accordo nazionale legittimato dalle Nazioni Unite e sostenuto formalmente dall’Unione Europea il principale oppositore della missione. Il paradosso è solo apparente: da tempo i principali paesi mediterranei dell’Ue – su tutti Francia e Grecia, più timida l’Italia – sono passati armi e bagagli sul carro di Haftar.

La natura fondamentalmente antiturca della missione è resa evidente dal fatto che a sbloccare l’impasse che durava da febbraio è stata la Grecia. Pur di mobilitare i suoi alleati europei contro Ankara, Atene si è impegnata ad accogliere tutti i profughi che verranno salvati nell’ambito della missione. La cui entità resta un mistero. Non è chiaro chi darà la disponibilità di quali assetti. La Germania, che ha coordinato gli sforzi diplomatici che hanno condotto alla conferenza di pace di Berlino di gennaio – non intende metterci più di un aereo da riconoscimento.

Verosimilmente, il grosso del peso della missione ricadrà sull’Italia, che ne ha ottenuto il comando. Sarà interessante vedere se Roma e i suoi partner saranno disposti a confrontare militarmente la Turchia. Notevole, in tal senso, il fatto che dopo l’approvazione formale della missione Ankara abbia abbattuto (o provato ad abbattere) un drone emiratino con un missile terra-aria lanciato da una nave da guerra operante nelle acque dove verranno dispiegati gli assetti aeronavali europei. Il messaggio era rivolto a questi ultimi, non ad Abu Dhabi.

Da Limes