Diverse aziende venete, soprattutto metalmeccaniche, si stanno preparando a riaprire i battenti lunedì 6 aprile mandando comunicazione ai prefetti. Secondo Fiom-Uilm-Fim, i sindacati metalmeccanici delle tre sigle confederali, sono circa 14.000 le richieste di deroga inviate. Quindi migliaia di lavoratori verranno richiamati al lavoro. 

Stessa cosa in Lombardia, e in particolare nelle martoriate provincie di Brescia e Bergamo.

«Siamo di fronte ad un evidente aggiramento del decreto di sospensione delle attività, in assoluto spregio della salute pubblica – scrivono in una nota Massimiliano Nobis (Fim-Cisl), Antonio Silvestri (Fiom-Cgil), Giancarlo Biasin (Uilm-Uil) – La condizione primaria è che nessuna persona sia esposta a rischi, perciò nelle aziende che non rispettano i codici Ateco e le misure anti-contagio previste dal Protocollo del 14 marzo, diamo pieno mandato alle strutture territoriali di organizzare le iniziative di mobilitazione che riterranno opportune e di richiedere incontri con i Prefetti e con le Associazioni Industriali. È evidente a tutti che la ripresa dell’attività lavorativa potrà avvenire in tempi più rapidi, se, le occasioni di contagio si ridurranno al minimo».

«Eludendo il decreto che impone la sospensione delle attività non necessarie, sui tavoli delle prefetture sono arrivate più di 14.000 comunicazioni di proroga, di cui moltissime di aziende metalmeccaniche, ciò significa centinaia di migliaia di lavoratori comandati al lavoro già da lunedì 6 aprile – si legge nella nota delle organizzazioni dei metalmeccanici di Cisl, Cgil e Uil -. Siamo di fronte ad un evidente aggiramento del decreto di sospensione delle attività, in assoluto spregio della salute pubblica. In molti interventi sui giornali e sui social, importanti industriali, esponenti di Confindustria, della politica veneta e non solo, nelle ultime settimane hanno reiterato attacchi al decreto, al governo e alle organizzazioni sindacali per le misure anti contagio adottate e le conseguenti sospensioni di produzione. La preoccupazione per questa necessaria fermata e per la ricaduta che avrà sul lavoro e sulla produzione è alta tra i lavoratori e tra le stesse organizzazioni sindacali. Facciamo notare che in cassa integrazione i lavoratori avranno una consistente riduzione di salario».

Evidentemente gli industriali pensano che le leggi valgano solo per gli altri, ma dovrebbero stare attenti perchè sono i possidenti ad avere più vantaggi dal rispetto di queste leggi. Potrebbe venire in mente a molti di non rispettare più la legalità attuale in particolare quella che garantisce la proprietà privata dei mezzi di produzione e dei grandi patrimoni.

Per altro potrebbe essere ragionevole disporre che tutte le attività aperte, che evidentemente sono essenziali per la vita, vengano poste sotto controllo pubblico, e in un prossimo futuro socializzate sotto la gestione dei lavoratori e della popolazione, decidendo democraticamente cosa produrre come e in che quantità; e come distribuire la ricchezza così prodotta.

Vedremmo quante in questa emergenza rimarrebbero aperte come essenziali…..