E’ come se una scossa di terremoto avesse fatto tremare l’economia Usa. Ma solo una scossa di avvertimento, presagio di un disastro molto più grande, di una recessione e di una crisi sociale che possono travolgere un intero Paese, un’America su cui si è abbattuto con tutta la sua brutalità il virus già costato oltre 6 mila morti. E che insieme ad altre migliaia di vite umane può spazzare via il grande sogno di Donald Trump, quello di restare alla Casa Bianca.

A marzo il mercato del lavoro ha perso più di 700 mila posti: un dato shock che va ben oltre le attese (si parlava di 100 mila), il peggiore dal maggio 2009 quando fu raggiunto il picco di disoccupati dopo la grande crisi finanziaria. Il tasso di disoccupazione è quindi schizzato in un mese dal 3,5% al 4,4%, mai un balzo cosi’ lungo dal gennaio del 1975. 

E siamo solo all‘inizio della crisi da coronavirus negli USA. Le misure di contenimento sono ancora limitate, e i mercati non hanno ancora reagito appieno. Sta scoppiando la bolla della finanza drogata post 2008, si sta dispiegando appieno la crisi di sovracapacità produttiva e l‘incapacità di sviluppo razionale dell‘economia del profitto.

Chiusura in calo per Wall Street con il Dow Jones che perde l’1,69% a 21.052,53 punti, il Nasdaq l’1,53% a 7.373,08 punti e l’indice S&P500 l’1, 51% a 2.488,65 punti.