Cari (nel senso di costosi) “padroni” (o dovrei dire “imprenditori”, “datori di lavoro” e simili, visto che mi hanno già condannato per aver chiamato uno di voi in questo modo?)

Chi vi scrive è un comunista, figlio di operai comunisti, nipote di nonni operai, prima socialisti, poi comunisti. Ci siamo, direte voi, prepariamoci alle solite invettive, recriminazioni, accuse, eventualmente insulti. Voglio rassicurarvi: questa “captatio malevolentiae” l’ho premessa appunto per evitare fraintendimenti e “leccate” varie ed eventuali. Devo confessarvi che, comunque, non avete tutti i torti ad essere sospettosi. Sono cresciuto immerso in una cultura che vi ha sempre dipinto come delle canaglie egoiste, miopi, che hanno il portafoglio al posto del cuore (e del cervello). Un po’ come il disegno di Grosz che ho premesso a questa lettera, o le caricature che vi dipingevano grassi, col cilindro in testa, i denti da squalo e il sigaro in bocca. Ma in realtà è proprio perché vorrei tanto che questa immagine stereotipata si sbiadisse nella mia mente che vi scrivo. In questi giorni uggiosi, passati chiuso in casa con mia moglie, con brevi scappate per far la spesa per noi e per portare cibo a mia madre 95enne, mi sono sforzato (e devo dire che mi è venuto piuttosto facile, roba da non crederci, conoscendomi) di sentirmi parte di un tutto (i bresciani, i lombardi, gli italiani, gli europei, in definitiva gli esseri umani) che superasse le divisioni di classe, le uniche che per me sono sempre state importanti. Il fatto che anche gente della vostra classe (addirittura ministri, presidenti, gente di potere in genere) fosse colpita da questa “peste”, e in qualche caso ci lasciasse la pelle, mi aveva fatto pensare a voi come esseri umani, fragili e, come me, temporaneamente su questo pianeta. Ecco, è appena passata l’ennesima ambulanza a sirene spiegate sotto casa mia (abito tra l’Ospedale Civile e la Clinica S. Anna): chissà se dentro ci sta uno di “voi” o uno dei “miei”. Sarà comunque un essere umano angosciato, preoccupato di veder la Grande Livellatrice avvicinarsi pericolosamente, e non credo stia pensando agli affari, al denaro, al profitto, ma solo alla sua vita che, forse, è giunta alla fine. Ebbene, vi dicevo, questa epidemia mortifera, che ci ha chiusi ognuno nel proprio guscio, voi nelle vostre ville, noi nei nostri più o meno piccoli e poveri appartamenti, costringendoci a rallentare, a riflettere, a guardare un po’ di più verso l’interno di noi stessi, ci ha accomunato come ESSERI UMANI, appunto. Quasi che la biologia, con tutta la sua potenza, avesse respinto la Storia in secondo piano, costringendoci a tornare ai FONDAMENTALI, all’attenzione alla vita come puro fatto biologico, fatto di polmoni che respirano, di cuori che battono, di sangue che scorre. Vi ho visto un po’ più come, diciamo così, membri della mia specie, senz’altro da aggiungere. Poi però ho sentito i miei amici e compagni della Pasotti, della Sk Wellman, delle Fonderie di Torbole, ecc. Mi hanno raccontato che, diversamente da noi insegnanti, studenti, casalinghe, pensionati, devono ogni giorno recarsi in fabbrica, dove, gomito a gomito con altre decine o centinaia di operai, devono produrre. Produrre, badate bene, non medicine o alimentazione, ma automobili, macchinari tessili, cotton fioc, prodotti elettronici, ecc. Tutte cose, insomma, di cui potremmo benissimo fare a meno per una settimana, un mese, tre mesi (e magari anche per sempre in molti casi, almeno secondo me). Mi hanno detto che vi hanno chiesto di stare a casa, per salvaguardare la propria salute e quella di tutti gli altri. Ma gli avete risposto di no. Perché la concorrenza, perché i mercati, perché…..il vostro orizzonte arriva al tetto della “vostra” fabbrica, della vostra villa con piscina, del vostro yacht, della vostra Ferrari. So che anche tra di voi ci sono persone meno insensibili, miopi, testarde ed ingorde. Ovvio, siete individui, come noi, e qualcuno ha, per storia personale, per cultura o per chissà che altro, la capacità di mettere il portafoglio nel posto giusto, cioè nella tasca che si appoggia sul deretano, e non al centro del proprio essere. Ma, a quanto pare, il grosso di voi continua a far di tutto per assomigliare il più possibile a quei disegni di Grosz o di Dix, a quelle caricature di cui vi parlavo prima. Non tiratemi fuori il discorso che lo fate perché vi sta a cuore il futuro dei “vostri” lavoratori, non ci ho mai creduto a questa favoletta. Sapete come si dice a Brescia, vero? L’è ecia Mantoa (è vecchia Mantova!). E non cercate di fare i “marxisti” a buon mercato, tirando fuori le dinamiche oggettive, che esulando dalle responsabilità personali. Proprio di queste ultime vi sto parlando, non fate finta di non aver capito. Non siete un bell’esempio per l’umanità, lo sapete? La vostra classe, che ritiene il profitto più importante delle vite degli esseri umani, fa piuttosto schifo, devo dirlo. Non vi odio, non temete. Mi fate solo pena.

Flavio Guidi