E così quello che ieri sembrava impossibile, oggi è stato in gran parte realizzato dalle decisioni prese questa mattina dal Consiglio di Stato.

Come avevamo chiesto nella nostra presa di posizione di ieri mattina (https://mps-ti.ch/2020/03/lotta-al-coronavirus-e-necessaria-una-svolta-la-salute-prima-dei-profitti)  il governo ha varato in mattinata una serie di provvedimenti che delineano (finalmente) una svolta. In particolare:

– la chiusura delle attività produttive private non socialmente ed economicamente necessarie

– la chiusura delle scuole e messa a disposizione di servizi di accoglienza nelle scuole stesse per le famiglie che non possono accudire ai figli

– la diminuzione delle attività al pubblico per l’amministrazione cantonale.

A queste misure, che verranno illustrate nella conferenza stampa odierna, se ne affiancheranno sicuramente altre.

Ora, la discussione comincia ad avere, non poteva essere che così, dinamiche politiche sempre più evidenti: se ad essere messo in discussione è l’assetto produttivo, il suo funzionamento, è evidente che gli interessi in gioco sono contrastanti. 

Non a caso nella nostra posizione summenzionata abbiamo insistito sulla necessità di una svolta e sul fatto che la salute, la lotta al contagio deve venire prima degli interessi economici del sistema, prima dei profitti.

Il coronavirus, come la malattia in generale, non mette tutti nella stessa condizione dal punto di vista delle conseguenze economiche e sociali. Compito di uno Stato che volesse veramente essere al servizio dei cittadini (e il nostro non lo è) sarebbe proprio quello di attenuare le differenze economiche, sociali (e anche sanitarie va da sé) di fronte ad eventi come questi.

Che le questioni di classe siano fondamentali lo ha confermato proprio questa mattina il direttore degli industriali Modenini (AITI, presieduta dal consigliere nazionale PPD Regazzi). Non contento di aver teorizzato nei giorni scorsi il fatto che il sistema produttivo doveva andare avanti a tutti i costi (e quindi contrario ad interruzioni della produzione), ecco che ora, di fronte alla prospettiva che il governo comunque blocchi tutte le attività produttive non socialmente necessarie, presenta il conto.

Chi ha potuto ascoltare la radio questa mattina, avrà sentito Modenini affermare  che  gli industriali avrebbero presentato, già oggi, richieste “pesanti” al governo. E tra quelle che ha richiamato, spiccano evidentemente quelle che tendono a difendere i profitti, scaricando i costi sull’ente pubblico e sui salariati.

Pensiamo ad esempio, alla proposta di non versare gli oneri sociali: cioè, tradotto, di non versare una parte di salario poiché AVS e 2° pilastro altro non solo che salario differito, salario che verrà pagato ai lavoratori al momento in cui andranno in pensione; oppure la proposta di blocco del versamento delle imposte per le imprese; e via di questo passo. Certo ha proposto anche qualcosa che, almeno in linea generale ci sembra sensato e che, proprio nella nostra presa di posizione di ieri avevamo ribadito, cioè la costituzione di un fondo di sostegno all’economia. L’unica cosa è se questi soldi devono sostenere i profitti o i redditi.

Non ci opponiamo a degli aiuti ad artigiani, indipendenti, persone che lavorano e vivono nella loro mini-impresa; ma non pensiamo che SWATCH o Schindler, o Mikron , imprese che hanno riserve milionarie (sulle quali non pagano nemmeno le imposte) debbano essere la prima preoccupazione del governo.

A questo proposito è quindi necessario che il governo avanzi con decisione sulla strada di una risposta sanitaria, sociale ed economica che corrisponda alle esigenze della stragrande maggioranza della popolazione. In questo senso potrebbero entrare in linea di conto le seguenti misure:

l limitazione delle attività produttive e commerciali alle sole attività socialmente necessarie

Nell’attuale contesto significa solo le attività sanitarie e quelle commerciali relative ai generi alimentari e ai generi di prima necessità, oltre che ai servizi in grado di far funzionare le strutture sociali (elettricità, etc.). Naturalmente queste ultime attività devono essere soggette a un controllo del rispetto delle misure di protezione igienica (facciamo notare, ad esempio, in molti supermercati ancora oggi non vi era nessuna misura di controllo e di gestione del flusso, nonché del controllo delle distanze)

l difendere salari e redditi dei salariati e delle loro famiglie

La crisi che stiamo vivendo non deve in nessun modo colpire salari e redditi. Per questo si deve pensare all’introduzione di misure quali:

– la concessione del lavoro ridotto sulla base della semplice notifica estesa a tutti i lavoratori e le lavoratrici qualsiasi sia il loro statuto (ad esempio i lavoratori a tempo determinato)

– l’introduzione, fino alla fine della crisi, di una sorta di reddito di cittadinanza: un intervento pubblico che compensi le perdite di salario non rimborsate dal lavoro ridotto (20% e giorni di carenza) e da tutte le perdite di salario e reddito legate al blocco delle attività

– il divieto di licenziamenti fino alla fine del 2020

– il divieto di contabilizzare come vacanze i periodi di assenza dovute alla crisi attuale

– garantire un congedo parentale retribuito al 100% per chi ha figli minori fino a 14 anni e senza limiti d’età per chi ha figli disabili

l misure di limitazione dei servizi cantonali e di protezione dei lavoratori

-sospendere tutte le attività con l’utenza non indispensabili;

-ridurre l’apertura giornaliera degli sportelli indispensabili così da permettere una presenza limitata negli uffici;

-rinnovare automaticamente, per il mese di marzo ed aprile le prestazioni che necessitano un rinnovo (prestazioni LADI, Assegni famigliari, assistenza, etc.);

-introdurre per tutto il personale che può eseguire i propri compiti a distanza il lavoro da casa;

-permettere al personale con responsabilità famigliare di potersi occupare dei figli che devono rimanere a casa da scuola;

-modificare la logistica così da permettere il rispetto della necessaria distanza tra gli impiegati;

-consegnare a tutto il personale dell’amministrazione il protocollo o i protocolli adottati per fronteggiare l’emergenza;

Avanti quindi nella lotta, prima di tutto, in difesa della salute dei cittadini e delle cittadine, prendendo tutte quelle misure che permettano di dare a tutte e tutti lo stesso sostegno di fronte alla pandemia; e poi prepariamoci a mettere in una giusta prospettiva di classe le conseguenze economiche e sociali di questa crisi.