Il comune di Roma, tramite la sua controllata Acea, aveva previsto il distacco delle utenze alla casa rifugio per donne vittime di violenza “Lucha y Siesta” per la giornata di ieri, 25 febbraio. Ma quando l’addetto incaricato si è trovato dinanzi ad un presidio di decine di donne pronte a resistere a difesa dello spazio, è stato costretto a desistere.

Nella giornata di ieri, infatti, molte decine di solidali, insieme alle abitanti e alle operatrici di Lucha, hanno dato vita a un presidio permanente in difesa dello spazio, che proseguirà fino alla risoluzione definitiva di questa vicenda.

L’esperienza di Lucha y Siesta , da 11 anni, contribuisce a sopperire alle gravissime mancanze delle istituzioni della Capitale in fatto di tutela delle donne vittime di violenza, mettendo a disposizione 14 posti letto nella casa-rifugio, oltre ad un team di professionisti che presta servizio supportando a livello medico, legale e psicologico il percorso di fuoriuscita dalla violenza delle donne ospiti della casa.

Quello contro Lucha y Siesta è l’ennesimo attacco violento delle istituzioni, funzionale alla violenza patriarcale, agli spazi recuperati e autogestiti. La chiamata alla resistenza a oltranza per evitare lo sgombero e salvaguardare uno spazio di autorganizzazione e socialità femminista, fuori dalle regole del mercato immobiliare, deve essere raccolta da tutte le realtà che lottano contro il patriarcato e contro la cieca sete di profitto delle aziende.

Piuttosto che finanziare e supportare un luogo come Lucha y Siesta, in una città che differentemente a quanto prescritto dalla convenzione di Istanbul, ha a disposizione solo 25 dei 300 posti letto previsti per donne vittime di violenza, il Comune – dove c’è una sindaca, Virginia Raggi – il comune sostiene lo sgombero di una casa delle donne, millantando sistemazioni alternative per le ospiti del rifugio, che nella realtà dei fatti non sono ancora verificabili e sarebbero comunque parziali e per il breve periodo. 


Come sempre accade nel capitalismo, gli interessi economici asfaltano tutto, anche le vite delle donne che hanno già fatto i conti in prima persona con la violenza patriarcale.
L’asta prevista per il 7 aprile (che rende “necessario “il distacco delle utenze e successivamente lo sgombero), nasce dall’esigenza dell’ATAC di sopperire alla malagestione evitando il fallimento attraverso la vendita di beni immobili presenti nel Piano di Concordato, entro il 2021.
Ma le donne non ci stanno, e RESISTENZA è diventata la parola d’ordine.

Già dal 7 settembre 2019, si è dato il via alla costruzione di un comitato di difesa della casa-rifugio, “Lucha alla città”, pianificando una campagna di sensibilizzazione ed una raccolta fondi per partecipare all’asta acquistando lo stabile e garantire il proseguimento di tutte le attività in tutela delle donne messe in piedi fino ad oggi, prevedendo anche lavori di ristrutturazione e miglioramento delle condizioni della struttura strappata dal degrado dal 2008.

Durante la giornata di ieri, animata da interventi pubblici volti al coinvolgimento nella resistenza in difesa dello spazio occupato e da una assemblea plenaria partecipatissima, sono state tante le realtà a rispondere alla convocazione . È significativo che tutto ciò accada a pochi giorni dalle due giornate di lotta internazionale dell’8 e 9 marzo, a dimostrazione del fatto che nulla ci sarà mai regalato in questa società patriarcale e capitalista, ma che l’emancipazione della donna da patriarcato e capitale passa dalla lotta della classe lavoratrice e delle donne stesse.

Difendiamo Lucha dal tentativo di sgombero!

Giù le mani da Lucha y Siesta: LE CASE DELLE DONNE NON SI TOCCANO!

Per un 8 e 9 marzo di lotta antipatriarcale e anticapitalista!

Ilaria Canale