Non avete anche voi la sensazione, sommamente sgradevole, che ci sia sempre più puzza di fascismo in giro? Ogni volta che entro in un bar (non dei soliti bar “ghetto” di noi compagni) ed ascolto, appunto, le famose “chiacchiere da bar”, o che sbircio un “social apolitico”, o guardo un talk show, o do un’occhiata agli onnipresenti sondaggi, sento un brivido lungo la schiena, sempre più insistente. Negli ultimi sondaggi vedo i neofascisti della Meloni dati al 10-11%, mentre la “sinistra” (quindi tutti compresi, non solo i comunisti delle varie parrocchie) viene data nel migliore dei casi al 3 o 3 e mezzo per cento. A voler essere generosi e includendovi i Verdi si arriva a malapena al 5%, meno della metà dei fascisti. E stendiamo un velo pietoso sui diffusi umori fascistizzanti tra molti elettori della Lega che, seppure in calo, sono sempre intorno al 30%. Sì, lo so, non ripetetemi la solita solfa sulla deformazione dello specchio elettorale, sui movimenti, ecc. ecc. Ma i risultati elettorali (più che i sondaggi) sono uno dei pochi dati che permettono di farsi un’idea generale e non settoriale sugli orientamenti della gente, di annusare dove spira il vento. Per questo ho provato a fare un difficile esercizio di assemblaggio di dati elettorali, quasi un gioco, senza pretese scientifiche. Stavolta non userò i numeri assoluti, ma le percentuali, per dare un’idea dei rapporti di forza relativi. Ho provato a dividere lo spettro elettorale in 4 aree: comunisti, antifascisti non comunisti, a-fascisti (cioè quelli che, pur non essendo fascisti, non si proclamano antifascisti e sono disposti ad allearsi con loro) e infine fascisti (o eredi dei fascisti) dichiarati. Vi avverto che questa quadripartizione è ancora più discutibile ed aleatoria delle mie solite tabelle dei risultati elettorali. Ma se avete qualche minuto da perdere, date un’occhiata.

Nell’ultima elezione prima del crollo dell’URSS e del cosiddetto socialismo reale, quella del 1987, i due partiti che si richiamavano al comunismo, il grande PCI e la piccola DP, ottenevano il 28,3%. All’estremo opposto il MSI, l’unico partito che si richiamava al fascismo, otteneva il 5,9%. Un fascista ogni 5 “comunisti”, insomma. Dieci anni prima il rapporto era ancora migliore, 1 a 6. Ma il riflusso era cominciato già da un decennio, e non poteva non avere strascichi elettorali. L’area a-fascista era piccolissima, intorno al 2,5%, mentre enorme era l’area che si proclamava antifascista pur non essendo comunista, al 63,3% (PSI, PSDI, PR, PRI, DC e PLI). Gli antifascisti, insomma (ci sarebbe da discutere sull’antifascismo di molti elettori DC, ma lasciamo perdere), erano il 91,6% dell’elettorato, 15 volte più dei fascisti. Infatti, guarda caso, delle favoletta delle foibe non si parlava. Cinque anni dopo, alle ultime elezioni democratiche proporzionali, quelle del ’92, si avvertono alcuni, limitati, scricchiolii, soprattutto a sinistra. Il PCI non c’è più, e nemmeno DP. L’area “comunista” è formata da due nuovi partiti, uno che si richiama al comunismo apertamente, Rifondazione Comunista, e l’altro che ha appena rotto i ponti col comunismo, ma, per paura di perdere troppi voti, mantiene nel suo simbolo, per quanto rimpicciolita, la falce e il martello del vecchio PCI; insomma, un po’ di vaselina per la trasformazione in un partito pienamente socialdemocratico prima, e liberal-progressista poi (ma al momento non si sapeva ancora, per lo meno tra i milioni di suoi elettori). Quest’area scende al 21,7%, che è sempre più del quadruplo del MSI (5,4%). Più che l’area antifascista-non comunista (che scende al 59,9%, poco più di tre punti in meno) è l’area che ho definito a-fascista ad affermarsi (col 13%) grazie soprattutto al boom della Lega di Bossi. Comunque i partiti che si definiscono antifascisti sono ancora largamente maggioritari, con l’81,6% (ma dieci punti in meno rispetto al 1987!). Lo slittamento è cominciato.

Ma sarà con le prime elezioni antidemocratiche, maggioritarie (vi ricordate il referendum voluto da Mario Segni, il democristiano di destra che finirà con i post-fascisti?) del 1994, che si può parlare di vera svolta. Non tanto a sinistra, visto che PRC e PDS crescono entrambi (26,4%), quanto in quell’area che si autoproclamava antifascista senza essere comunista, ma che in realtà era SOPRATTUTTO anti-comunista: ciò che resta del PSI, della DC, ecc. risulta più che dimezzato (24,5%), portando lo schieramento autodefinitosi antifascista pericolosamente vicino al 50% (50,9), trenta punti in meno in due anni! L’intera destra avanza: sia i “post-fascisti” di Alleanza Nazionale, sia i leghisti, sia, soprattutto, il nuovo partito pigliatutto di Silvio Berlusconi, che “succhia” la maggior parte degli ex voti DC, PSI, PSDI, ecc., spostandoli radicalmente a destra. Anzi, per dirla tutta, mostrando quanto fosse fragile – probabilmente un puro adattamento opportunista – il loro presunto antifascismo. I fascisti arrivano per la prima volta alle due cifre (13,5%), mentre gli a-fascisti loro alleati quasi triplicano (35,6%). La destra, insomma, è quasi alla pari con lo schieramento antifascista, col 49,1%.

(continua)

FG