(continua dall’articolo precedente)

Lo “sfondamento” al centro (destra) di Berlusconi non sarà più recuperato, in termini elettorali, dalle variopinte trasformazioni del centro sinistra nel quarto di secolo successivo. La chiara prevalenza della discriminante anti-comunista (ed in generale anti-sinistra) su un presunto “antifascismo conservatore” (che esisteva più nella testa di qualche intellettuale o giornalista piuttosto che nel sentire dei milioni di elettori conservatori che per decenni avevano votato la DC) era così definitivamente “sdoganata”, così come erano sdoganati gli eredi del fascismo mussoliniano, che, per la prima volta, accedevano al governo nell’Italia repubblicana, alleati a leghisti e forzitalioti. Alle elezioni successive, quelle del 1996, la destra cresceva ulteriormente, anche se, grazie alla divisione tra Lega Nord e resto della destra, al governo ci andava il “centro-sinistra” (il che la dice lunga sulla democraticità del maggioritario). L’area “comunista” (comprendiamo qui per l’ultima volta il PDS, entrato nel PSE da oltre tre anni, ma che continuava a mantenere il simbolo del PCI alle radici della quercia) cresce, portandosi al 29,6% (grazie soprattutto all’exploit di Rifondazione), dato più alto dalle ormai lontane elezioni del 1983. Chi crolla ulteriormente è l’area del centro antifascista (sostanzialmente rappresentata da Prodi e l’ex sinistra democristiana, più qualche cespuglio minore), che scende al 16,9%: in totale l’area antifascista scende per la prima volta sotto il 50% (46,5%), alla faccia delle elezioni “vinte dalla sinistra”! A destra cresce sia l’area fascista (16,5%, quasi tutti dovuti al boom di AN guidata da Fini, vista la debolezza delle varie scissioni ultra-fasciste, presenti per la prima volta alle elezioni) sia quella a-fascista, che si conferma come la maggiore delle 4 macro-aree (col 37% dei voti). La destra è quindi, per la prima volta, maggioritaria, col 53,5%.

Le elezioni del 2001, dopo 5 anni di governi di centro-sinistra, vedono un leggero recupero dell’area antifascista (dal 46,5% al 49,9%), ma vedono sostanzialmente stabili i rapporti di forza tra la destra e la somma tra centro-sinistra e sinistra, segno che ormai i voti “a-fascisti” sono stabilmente ancorati a destra (FI e Lega soprattutto). L’area comunista crolla, in seguito alla ormai consolidata migrazione dell’ex PCI-PDS nell’area socialdemocratica. Ormai solo il 6,7% dell’elettorato si riconosce nei due partiti comunisti (PRC e PdCI, partito nato nel ’98 dalla scissione dell’ala destra di Rifondazione). Anche se ci limitiamo al confronto con i voti presi dal solo PRC nel ’96 (8,6%) il calo è piuttosto accentuato. Chi guadagna da questo spostamento è, ovviamente, l’area antifascista moderata (grazie ai DS), che, col 43,2%, pur non tornando ai livelli di dieci anni prima, torna ad essere la prima delle 4 macro-aree qui considerate. L’elettorato italiano, insomma, in meno di 10 anni, ha ormai introiettato lo schema bipolare creato artificialmente col sistema maggioritario. A destra calano di 4 punti i fascisti (al 12,5%), mentre tiene l’area a-fascista (37,6%). Comunque, pur avendo perso oltre tre punti rispetto al ’96, la destra stavolta va al governo (ennesima prova dell’assurdità del maggioritario), grazie al recupero dell’alleanza con la Lega Nord.

Nel 2006 sinistra “comunista” e centro-sinistra si presentano unite nella cosiddetta Unione, a guida Prodi, con una percentuale analoga a quella del 2001 (49,8%) ma riuscendo, grazie ad un piccolo vantaggio di 24 mila voti, a dar vita al governo Prodi 2, che vede per la prima volta il PRC nell’esecutivo. I due partiti comunisti ottengono l’8,2% (secondo miglior risultato della loro storia quindicennale), mentre il centro-sinistra perde ciò che hanno guadagnato i comunisti, scendendo al 41,6%. Anche a destra uno  spostamento speculare, che vede i fascisti risalire al 13,6% , con la destra a-fascista perdere il punto guadagnato dall’estrema destra (36,6%).

Le elezioni anticipate del 2008, dopo due anni di Prodi bis,  sono le peggiori per la sinistra e il centro-sinistra in Italia dal 1948: l’area “comunista” scende al 4,1%, e il centro-sinistra cala al 39,3%. Ormai solo il 43,4% degli elettori sembra riconoscersi nell’antifascismo. Per quanto riguarda quel 4% di “comunisti”, bisogna chiarire che il dato è costituito dal 3,1% della famosa lista “arcobaleno”, che vede al suo interno i due partiti comunisti (PRC e PdCI), ma anche i Verdi e altre componenti legate alla sinistra socialista ex-PDS, più la somma dei voti dei partiti nati dalle scissioni della sinistra del PRC, contrarie al coinvolgimento governativo (Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica) che, con poco più dell’1%, non riescono ad entrare in parlamento (come non ci riesce la Sinistra Arcobaleno, visto che la soglia era fissata al 4%). Per la prima volta nella storia della Repubblica, nessun deputato della sinistra è presente in Parlamento! Nel centro-sinistra, che perde ulteriori due punti rispetto al 2006 (39,3 contro 41,6), la nascita del Partito Democratico (che anche dal nome vede sparire il termine “sinistra”), erede dei DS, della ex sinistra democristiana e di altre componenti minori, non riesce a invertire la tendenza allo spostamento a destra di nuovi settori dell’elettorato cosiddetto moderato (e in realtà reazionario). Infatti in nuovo Popolo delle Libertà, che unisce post-fascisti, berlusconiani e altri gruppi minori, diventa il primo partito in Italia, ridando il governo a Berlusconi. La destra ottiene in queste elezioni il miglior risultato della sua storia, col 56,6% dei voti. Difficile in questo contesto distinguere tra a-fascisti e fascisti, vista l’adesione del grosso di AN, erede del MSI, al nuovo partito a guida Berlusconi. Le scissioni apertamente fasciste di AN portano a casa un misero 2,7% (formalmente peggior risultato per i fascisti dal 1953), mentre l’area della destra non fascista (ma, come detto sopra, con componenti post-fasciste importanti provenienti da AN) arriva ad uno strabiliante 53,9%. Furono le ultime elezioni in cui, per lo meno formalmente, i fascisti dichiarati presero meno voti dei “comunisti” (seppur entrambi ai minimi termini).

(continua)

Flavio Guidi