Di Alessia De Luca

Michael Bloomberg irrompe nella campagna per le primarie democratiche. L’ex sindaco di New York parteciperà stasera al primo dibattito in diretta televisiva con gli altri aspiranti candidati. Anche se il suo nome, sulla scheda delle prossime primarie, non ci sarà.

Secondo una delle regole fissate dal partito democratico, per partecipare ai dibattiti televisivi un aspirante candidato deve raggiungere una percentuale in doppia cifra in almeno 4 sondaggi nazionali. Con il 19% dei consensi secondo NPR/PBS/NewsHour/Marist College Poll e al secondo posto dopo Bernie Sanders, Michael Bloomberg sarà quindi presente al dibattito di stasera da Las Vegas, anche se ufficialmente non parteciperà ai prossimi due voti: i caucus in Nevada (del 22 febbraio) e le primarie in South Carolina (il 29 febbraio). Il motivo è la strategia elettorale senza precedenti che ha deciso di adottare: non correre nei primi quattro stati (Iowa, New Hampshire, Nevada e appunto South Carolina), per concentrare invece le sue enormi risorse e tutte le sue energie nell’attesissimo Super Tuesday del prossimo 3 marzo, quando in palio ci saranno 15 stati e il 40% dei delegati. Tutto pronto dunque per l’appuntamento televisivo di Las Vegas, a cui si erano già qualificati Bernie Sanders, Pete Buttigieg, Elizabeth Warren, Joe Biden e Amy Klobuchar.

Una scommessa rischiosa?

Il nono uomo più ricco del pianeta comparirà quindi stasera per la prima volta in un confronto televisivo, dopo aver per settimane inondato le Tv con i suoi spot, per i quali ha già investito oltre 400 milioni di dollari di sua proprietà, visto che ha rinunciato ad accettare donazioni per la sua campagna. L’ex sindaco di New York ha deciso di arruolare anche un esercito di influencers sui social. L’accordo prevede che Bloomberg paghi per i post che faranno su di lui. Ma per sottolineare la sua volontà di favorire l’unità di un partito che appare più disgregato che mai, Bloomberg ha assicurato che, anche qualora alla fine non fosse lui il prescelto, sosterrà comunque il candidato democratico. Un modo per assicurare lealtà alla bandiera democratica, a cui Bloomberg è approdato dopo un primo periodo repubblicano e un secondo da indipendente.

O una tattica vincente?

Una tattica che darà i frutti sperati? È presto per dirlo, ma il fatto che il multimiliardario, primo cittadino della grande mela per 12 anni, sia già entrato nel mirino degli altri sfidanti che lo accusano di voler “comprare le elezioni” la dice lunga. Grazie al suo patrimonio personale da oltre 60 miliardi, Bloomberg ha potuto investire negli ultimi tre mesi circa quattrocento milioni di dollari per la sua campagna pubblicitaria: più di quanto hanno speso tutti gli altri candidati messi insieme.

E gli altri candidati?

In base agli ultimi sondaggi, Sanders risulta primo col 33%, davanti proprio a Bloomberg e, in terza posizione ma in forte calo, l’ex vicepresidente Joe Biden, sceso al 15% dal 24% di fine anno. Fuori dal podio Elizabeth Warren, anche lei in frenata, dal 17% al 12%. Quinta la senatrice Amy Klobuchar, che raddoppia dal 4% al 9%. Alle sue spalle l’ex sindaco di South Bend, Pete Buttigieg che, nonostante i successi riportati in Iowa e New Hampshire, rallenta: dal 13% all’8%.

Bloomberg venderà Bloomberg?

In caso di vittoria alle elezioni di novembre, Michael Bloomberg venderà la sua società di informazioni finanziarie. La notizia arriva nel bel mezzo degli attacchi da parte dei suoi rivali democratici. “Non ci sarà confusione su nessuna delle sue partecipazioni finanziarie che offuschi il confine tra servizio pubblico e profitto personale”, ha detto il portavoce della campagna di Bloomberg, Tim O’Brien, in un’intervista a Christiane Amanpour della CNN. “Su questo tema ci porremo esattamente a 180 gradi da dove si trova Donald Trump, che è un conflitto di interesse finanziario ambulante” ha aggiunto O’Brien.

Polemiche e contestazioni?

Tra i suoi principali avversari c’è la National Rifle Association (NRA) e i sostenitori di politiche che favoriscono il porto d’armi. Mike Bloomberg, infatti, è il fondatore e principale sostenitore di una delle associazioni americane più importanti contro la circolazione delle armi. E sta portando questo tema al centro delle primarie democratiche. A contestarlo però, anche molti afroamericani vittime della pratica dello ‘stop and frisk’ (perquisizioni improvvise). Contestano la pratica di fermare e perquisire soprattutto i giovani afroamericani, adottata da Bloomberg da sindaco. Cosa di cui lui si è scusato pubblicamente.

Trump comincia a preoccuparsi?

Forse preoccupato dalle immense fortune di cui dispone, Donald Trump ha cominciato il 2020 riservando proprio a Bloomberg alcuni dei suoi attacchi diretti e più aggressivi. Lo scorso 17 gennaio l’ha sbeffeggiato con l’appellativo di ‘mini Mike’ in riferimento alla piccola statura di Bloomberg.Donald J. Trump@realDonaldTrump

Mini Mike. No, I would rather run against you!99.600Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter28.800 utenti ne stanno parlando

Eppure i due sono nati nella stessa città, fanno parte della stessa generazione (Trump ha 74 anni, Bloomberg 77), si conoscono da almeno quattro decenni, hanno frequentato per anni gli stessi party. Ed è proprio da quel passato e da quella che secondo alcuni è stata persino un’amiciziache oggi Bloomberg dovrà guardarsi: l’unica cosa che gli elettori democratici non potrebbero mai perdonargli.

IL COMMENTO

di Mario del Pero, Sciences Po e ISPI

“Bloomberg scende in campo perché mentre nell’area progressista del partito Democratico Bernie Sanders sembra ormai avere la meglio, in quella moderata non c’è ancora un candidato favorito. Il rischio è che il suo arrivo frammenti ulteriormente l’elettorato centrista, con una dispersione di voti che potrebbe risultare fatale.

Se nessuno dei candidati riuscirà infatti a conquistare la maggioranza dei delegati alla prima votazione, necessaria per ottenere la nomination, allora assisteremo a una situazione di “brokered convention” e il rischio di spaccare il partito sarà più concreto che mai”.

Da ispionline.it