Molti analisti e politici più o meno normali si sono chiesti in queste ore cosa stia succedendo al “presidente” statunitense, il noto intellettuale Donald Trump. Le sue periodiche sfuriate (un giorno contro l’Iran, un altro contro il Venezuela, quello dopo contro sua suocera, che lui considera ben più pericolosa dei primi due) sono ben conosciute. Alla Casa Bianca infatti è sempre pronta una equipe di psichiatri, psicoterapeuti, infermieri ed escort (la maggior parte vestite da infermiere, con tanto di autoreggenti bianche) per gli interventi d’emergenza. Ma la decisione di far ammazzare Soleimani (che pare lui chiamasse “fucking Sally”) è esplosa come una bomba. Nessuno dei suddetti analisti e politici se l’aspettava, anche perché tutti sapevano che Donald non aveva la più pallida idea di dove si trovasse l’Iran (che lui pronuncia “Airan” – pare fosse convinto che fosse la stessa cosa della famosa bevanda turca a base di yogurt salato, da lui assaggiata grazie ai regali inviatigli periodicamente da Erdogan, quando fanno la pace dopo le sfuriate reciproche). In effetti lo staff di geografi e politici che vive ormai in pianta stabile alla Casa Bianca ha impiegato varie ore di lezione (Donald si distrae sempre, spesso “brucia” le lezioni e dimentica sempre di portare la giustificazione firmata dai genitori o da chi ne fa le veci) per spiegargli dov’è l’Iran. Il problema è complesso: l’Iran è troppo vicino all’Iraq, ed in più si scrive quasi uguale. Ci sono volute ben tre interrogazioni prima che il povero Donald riuscisse a spiegare la differenza tra i due paesi, indicandoli sulla cartina senza confonderli. Tra l’altro nessuno gli aveva detto che in Iran ci sono siti archeologici tutelati dall’Unesco, eppure lui sembra averlo scoperto, e tutto da solo! Qualche dubbio si era insinuato nello staff quando, tre giorni fa, Donald ha chiesto chi cazzo fosse questo “Unesco” che osava proteggere i terroristi iracheni-iraniani (li mette ancora insieme per evitare di confondersi). Dopo la sommaria spiegazione degli esperti, si è allontanato scuotendo la testa e tornando a giocare alla playstation nella Sala Ovale. Non è ancora chiaro se abbia ben capito il concetto di “sito archeologico”: i numerosi docenti gli hanno fatto vedere delle fotografie del Colosseo, del Partenone e di Machu Picchu, ma lui continuava a distrarsi e a fare l’occhiolino alle due infermiere di turno, presenti per ogni evenienza. Comunque di sicuro ha capito che è una cosa a cui tiene un sacco di gente, e che quindi costa cara, forse più delle sue lussuose automobili. Per cui, senza consultare né lo staff geo-storico-politico, né quello psico-medico-erotico, né quello delegato dal Pentagono (che vive anch’esso stabilmente alla Casa Bianca) ha deciso di minacciare la distruzione di tutti “i fottuti Unesco iraniani”, creando imbarazzo un po’ in tutti (persino in sua suocera, che ha preso l’occasione per l’ennesima ramanzina infuocata). Pare che in queste ultime ore si stia un po’ calmando, grazie anche all’intervento, oltre che di alcune escort vestite da talebane, dello staff chimico-farmaceutico-pusher, presente in delegazione permanente nella nuova ala appositamente costruita alla Casa Bianca (oltre 2.000 mq, da aggiungere ai 5.000 fatti costruire tra il gennaio 2017, mese del suo insediamento, e l’ottobre 2019, mese in cui si è reso necessario assumere altri esperti chimici, dopo che Donald aveva picchiato selvaggiamente i tre pusher presenti fin dal febbraio del 2017). In queste ore, mentre le linee telefoniche tra Washington, Bruxelles, Tel Aviv, Baghdad e Teheran sono surriscaldate, è tornato a giocare alla playstation in Sala Ovale. Tutti i componenti dei vari staff (e non solo loro) stanno incrociando le dita. Speriamo bene.

Feiknius