Ieri abbiam visto l’andamento delle elezioni nell’intero Stato Spagnolo: oggi diamo un’occhiata alla Catalogna, che è stata al centro del dibattito su scala statale, con l’imponente movimento di massa che, tra alti e bassi, scuote da oltre due anni la società catalana (e di riflesso anche quella spagnola). Rispetto ai dati statali, è chiaro che la situazione catalana è anomala, data la presenza di tre partiti indipendentisti: ERC (Sinistra Repubblicana di Catalogna), Junts x Cat (Uniti per la Catalogna, gli eredi dei liberali autonomisti di Convergencia Democratica) e la sinistra anticapitalista della CUP (Candidature di Unità Popolare, presente per la prima volta alle elezioni statali). Le tre formazioni hanno ottenuto ieri 1.642 mila voti (42,6%, 23 seggi) rispetto ai 1.635 mila (39,4% e 22 seggi) di 6 mesi fa. In questo settore l’unica ad arretrare è stata ERC, il più importante di questi tre partiti a livello elettorale, chiaramente a causa della presentazione della CUP, mentre quest’ultima eredita sia i voti del Fronte Repubblicano di Fachín di 6 mesi fa, sia una parte dei voti ERC. La sinistra “statale”, compresi i socialisti del PSC-PSOE, ha ottenuto 1.440 mila voti (37,3%, 19 seggi) rispetto ai 1.655 mila (39,8%, 19 seggi) del 28 aprile. A perdere voti sono stati gli “spagnolisti” moderati del PSC-PSOE (170 mila voti in meno, -2,7%, ma stesso numero di seggi), mentre le forze più o meno “autodeterminazioniste” (con molti distinguo) non indipendentiste a sinistra dei socialisti mantengono sostanzialmente gli stessi voti e percentuali (e i 7 seggi ottenuti, 6 mesi fa come pure adesso, dalla coalizione tra i Comuni e UP). Questa coalizione, se ci aggiungiamo i voti andati agli scissionisti di Errejón, perde qualcosina in termini di voti assoluti (588 mila oggi rispetto ai 616 mila di sei mesi fa, ma cresce leggermente in termini percentuali (dal 14,8 del 28 aprile al 15,2% di oggi). Chi perde di sicuro è la destra, già debole in terra catalana. L’insieme di Ciutadans, PP e Vox passa dagli 823 mila voti di aprile (20%, 7 seggi) ai 745 mila di oggi (19,3% e 6 seggi). Ovviamente, anche in Catalogna, è il crollo di Ciutadans (nato proprio qui oltre un decennio fa) a penalizzare l’insieme delle forze reazionarie, mentre crescono sia il PP (85 mila voti in più, dal 4,8 al 7,4%, 2 seggi ad aprile, idem ieri) sia i neofascisti di Vox (94 mila voti in più, dal 3,6% di aprile al 6,3%, aggiungendo un altro seggio a quello ottenuto 6 mesi fa). C’s perde meno che nel resto del paese, dimezzando “solamente” i suoi voti (da 479 mila a 216 mila, ma scendendo da 5 a 2 seggi). Ragionando in termini di “partiti”, dunque, chi perde voti sono C’s, socialisti ed ERC, mentre crescono o tengono tutte le altre formazioni. Se, facendo un’astrazione puramente politico-culturale, dovessimo contrapporre una “sinistra” che va dalla CUP ad ERC, e da UP-Comuns ai socialisti, alla destra “spagnolista”, avremmo una sinistra che in Catalogna è più del triplo della destra (2.555 mila voti contro 745 mila, 66,2% contro 19,3%, 34 seggi contro 6). Difficilmente in Europa troviamo zone così chiaramente orientate in senso progressista, al di là della contrapposizione indipendentismo-unionismo. E il mezzo milione di voti (13,7%) ottenuto da Junts x Cat., vista l’evoluzione di questa formazione negli ultimi anni, credo si troverebbe molto più a suo agio nel campo progressista piuttosto che in quello di una destra pesantemente condizionata dal passato franchista. Ancora una volta, non ci resta che dire, con Orwell, omaggio alla Catalogna.

Flavio Guidi