di Cristina Quintavalla*

L’Altra Emilia-Romagna, alla luce dell’attuale crisi politica apertasi nel paese, si associa a quanti, movimenti, forze politiche, democratici, vogliono contrastare il piano di sprezzante oltraggio alla Costituzione italiana, portato avanti dal fascioleghismo.

Tale disegno eversivo si sta evidenziando attraverso: il tentativo di capitalizzare a proprio vantaggio i risultati elettorali conseguiti alle elezioni europee, nella più completa indifferenza nei confronti dei tempi, del quadro economico, della legge di bilancio, che deve essere presentata entro il 15 ottobre alle istituzioni Eu, pena il subentro delle clausole di salvaguardia con aumento certo dell’IVA al 25%; nel disprezzo per il ruolo centrale che ha il Parlamento italiano nella nostra Costituzione, le regole che assicurano garanzie di separazione e controllo dei poteri gli uni nei confronti degli altri; nella patente violazione dell’art. 10 che riconosce il diritto d’asilo; nella patente violazione del dettato costituzionale relativo al carattere unitario e solidaristico della nazione italiana, contro i piani secessionistici delle regioni ricche; nella torsione autoritaria che i decreti sicurezza, con particolare riferimento al decreto sicurezza bis, tentano di produrre, con inasprimento delle sanzioni, delle pene per chi salva vite in mare, ma anche con la moltiplicazione dei controlli, dei fermi, dei divieti, con la criminalizzazione e la repressione da parte delle forze dell’ordine delle lotte e delle manifestazioni, in aperta violazione dei diritti individuali e della libera espressione del proprio pensiero.

Questa svolta autoritaria, che la Lega intende portare a pieno compimento, è funzionale alla crisi economica. La crisi politica prelude infatti alla formazione di un esecutivo forte, capace di reprimere le lotte contro la TAV, il cosiddetto sblocca-cantieri col suo carico di degrado ambientale, i licenziamenti, il lavoro precario, le false partite IVA, le false cooperative, le ristrutturazioni delle fabbriche, le privatizzzazioni, il crescente costo della sanità, dell’istruzione, dei servizi per l’infanzia e gli anziani.

Quali risposte, oltre alle cariche della polizia in tenuta antisommossa, con gli idranti e i manganelli, possono essere date a chi ha perso il lavoro a causa della caduta in 10 anni del 17,5 % di capacità produttiva da parte del sistema industriale italiano? Che prospettive assicurare a coloro che sono vittime del feroce processo di ristrutturazione che coinvolge sempre più l’industria (Whirpool, Termini Imerese, Electrolux,Piaggio aereo, Melegatti, Idelstandard, Alcoa & Eurallumina, Natuzzi, Pernigotti, Beckaert, Ilva ecc.), con ben 186 tavoli di crisi aperti al Ministero per lo sviluppo economico, ma soprattutto il commercio, la logistica, l’edilizia, i call center..?

Come fermare l’emorragia di giovani che lascia questo paese per vedere riconosciuta una preparazione capace di garantire un lavoro a se stessi e un contributo alla comunità? La flat tax? Ancora una volta il privilegio parassitario? L’impunità e lo sfruttamento senza limiti, né vincoli accordato alla piccola e media proprietà, a cui la Lega accarezza il pelo?

Appare allora evidente che il truce slogan: “Prima gli italiani” è una menzogna, che la guerra contro i migranti serve a offrire in pasto ad una popolazione esacerbata e sfiduciata dei nemici su cui scaricare odio e frustrazione. La ricetta fascio-leghista non è affatto alternativa a quella liberista: i ceti padronali soprattutto del nord di cui la Lega serve gli interessi di classe sono critici verso i processi più spinti della globalizzazione, ma certo non sino al punto di entrare in rotta di collisione con le multinazionali soprattutto europee, di cui molto spesso sono i terminali in Italia.

Non ci sono vie di fuga da questi scenari, che non passino attraverso la creazione di una forte soggettività politica di sinistra, la più unitaria possibile, ma che non faccia sconti in termini di egualitarismo, giustizia, solidarietà, capace di imporre un forte intervento pubblico, che ponga limiti e vincoli allo strapotere del potere privato, una redistribuzione della ricchezza che garantisca a tutti i diritti fondamentali, la ripublicizzazione dei servizi indispensabili alla vita.

Una soggettività di sinistra, che tuttavia non dimentichi chi ha smantellato in questi anni le conquiste raggiunte attraverso lotte e sangue versato nelle piazze, chi ha voluto le privatizzazioni di comparti produttivi e servizi fondamentali in nome del libero mercato, chi ha voluto quella sciagura senza limiti che è il Jobs act, lo Sbocca Italia e la dissipazione di risorse e l’uso privatistico del patrimonio pubblico, la riforma Fornero delle pensioni, il decreto Minniti che ha fermato in larga parte i processi migratori, ma al prezzo di consegnare migliaia di vite umane alla violenza, agli stupri, alla morte certa nelle carceri libiche e alle autorità libiche, finanziate lautamente e supportate tecnicamente e militarmente dal precedente e dall’ex (ultimo) governo italiano.

Non dobbiamo dimenticare, perché il futuro non risiederà in una formula di governo che riproponga queste o analoghe scelte politiche, economiche, sociali, ma in un governo che senta su di sé tutto il peso e la forza di una cittadinanza consapevole, non rassegnata, politicizzata, che ha raggiunto la certezza che nessun potere può portare libertà, dignità e giustizia, se non quello esercitato dal basso, nei territori, nei quartieri, sui posti di lavoro, a prezzo di enormi sacrifici, e nella forma del contro-potere, che in realtà è servizio degli altri, solidarietà, prossimità, difesa del preminente interesse comune.

*Cristina Quintavalla è la portavoce di Altra Emilia-Romagna