di Franco Turigliatto

Proviamo a riassumere per punti gli elementi di fondo della crisi in corso e le sue dinamiche.

1.La crisi apertasi con la rottura intervenuta tra i due alleati di governo è molto profonda e nessuno dei soggetti politici in campo la controlla pienamente; le sorprese ed i colpi di scena potrebbero essere ancora numerosi ed anche plateali.

M5S e Lega hanno potuto comporre un governo perché avevano alle spalle un humus politico qualunquista comune e specifici interessi materiali e tattici a governare il paese, ma non hanno potuto reggere a lungo le contraddizioni che minavano la loro alleanza; grazie alla supina condiscendenza e correità dei grillini, Salvini ha potuto usare il governo per affermare sempre più a livello di massa la sua narrazione reazionaria della realtà, costruire la campagna di odio contro i migranti e i più deboli (che continua in questi giorni) e di presentarsi come l’uomo forte capace di risolvere con scelte decise e rapide le ansie e le paure prodotte dalla situazione sociale ed economica.

Ma la crisi ha un carattere più profondo, attiene alle stesse istituzioni e assetti democratici (sia pur borghesi), messi da anni in discussione dai vari progetti e interventi di controriforma costituzionale e da concreti atti politici volti ad affermare la totale supremazia del potere esecutivo su quello legislativo e parlamentare. Sono tendenze autoritarie e repressive che caratterizzano in diverse forme un po’ tutti gli stati europei, non solo quelli dell’Est, ma anche paesi come la Francia e lo Stato spagnolo; inoltre non bisogna dimenticarsi che è proprio l’Unione Europea a essere fondata sul dominio dell’esecutivo che dispone anche del potere legislativo, accordando al Parlamento un ruolo del tutto secondario.Tutto questo non è indifferente alle classi lavoratrici, che si trovano ad agire su un terreno ben più arretrato e su cui è più difficile l’organizzazione autonoma attorno ai propri interessi.

Le leggi elettorali sempre più maggioritarie hanno sancito questo percorso, minando la rappresentatività del Parlamento e trasformando il voto sempre più in una delega, non  tanto a un partito, ma a un leader costruito dai media, prima Berlusconi, poi Renzi ed infine Salvini. E’ anche questo che permette al capo della Lega di poter dire oggi quasi impunemente: “datemi i pieni poteri”

2.La crisi avviene in un contesto economico internazionale in cui gli elementi di fondo che hanno prodotto il crack del 2008non sono stati risolti e si sono anzi approfonditi; oggi poi sono evidenti i segnali di contrazione di alcune economie trainanti come quella tedesca ed americana mentre la guerra commerciale aperta dagli USA con la Cina apre scenari rischiosissimi e del tutto imprevedibili. E’ il Sole 24 ore del 15 agosto che esprime a pieno titolo la preoccupazione del giornale della Confindustria parlando apertamente di “allarme di recessione globale”. E’ chiaro che quanto avverrà su scala internazionale potrà produrre effetti eclatanti in Italia e condizionare fortemente l’esito della crisi governativa in atto e le politiche che verranno attuate dai futuri governi.

L’economia italiana arranca e subirà inevitabilmente le ripercussioni della decelerazione della locomotiva tedesca, in primis la componentistica auto, mentre i dati della disoccupazione e di coloro che hanno rinunciato a cercare un lavoro, dei livelli di povertà continuano a rimanere drammatici: Il Sud scivola sempre più verso il basso mentre sono in corso nuovi massicci processi migratori in uscita. Le ristrutturazioni produttive, le chiusure e il trasferimento di aziende continuano: oltre 150 vertenze occupazionali sono sul tavolo del Ministero del lavoro e coinvolgono quasi 300.000 lavoratori. Il livello della precarietà in un settore chiave come la scuola, ma anche nella sanità, ha raggiunto livelli inaccettabili.

Le misure occupazionali del governo gialloverde e di intervento economico sono state inesistenti od irrisorie come il cosiddetto reddito di cittadinanza, una misura di workfare, cioè un elemosina, che certo è per alcuni una boccata di ossigeno, ma che non altera i dati di fondo della condizione della stragrande maggioranza della popolazione.

3.La caduta del governo gialloverde è un fatto positivo e come tale va salutato, la fine di un profondo equivoco e di un esecutivo che fino all’ultimo giorno ha prodotto leggi infami come i due decreti sulla sicurezza, che ha chiuso i porti, criminalizzato chi porta aiuto, che ha fatto dell’egoismo e dell’inumanità la sua bandiera, che si apprestava a realizzare altre misure pericolosissime e vergognose come la divisione del paese con la cosiddetta autonomia rafforzata e la messa in discussione dei diritti delle donne con il ddl di Pillon sulla famiglia.

4.Il progetto politico ed istituzionale  di Salvini è molto pericoloso e va combattuto fino in fondo perché rimette in discussione elementi democratici fondamentali, porta al governo del paese una destra aggressiva e gli stessi fascisti, aprendo la strada agli scenari più infausti; è un attacco diretto al movimento dei lavoratori, alle sue strutture e ai suoi diritti.

Salvini ha potuto costruire la sua campagna aggressiva senza trovare significative resistenze con il M5S che ha sostenuto le sue proposte più negative, con una opposizione del PD inesistente sul piano politico ed ancor più sul piano sociale, con le grandi organizzazioni sindacali passive. La sua credibilità e attrazione hanno potuto crescere non solo perché sollecitava i peggiori istinti, ma appariva deciso, concreto e soprattutto vincente, l’uomo forte a cui affidarsi. L’esercizio del potere attira consensi e sostegni, non solo quelli popolari, non solo dei padroni e padroncini che da sempre sono stato la base sociale della Lega, ma anche quella di esponenti industriali più in alto nella gerarchia economica della classe borghese. Anche perché costoro sanno bene, che Salvini cura in primo luogo i loro interessi a partire dal programma della Flat Tax per le imprese e per i ricchi, nuovi flussi di denaro perché a costoro non bastano le decine di miliardi che i governi del centrosinistra gli hanno già regalato.

Quando Salvini parla di democrazia e di dare la parola al popolo in realtà spera di poter concludere vittoriosamente la sua campagna aggressiva (avendogli i media dato bordone in ogni istante), con un plebiscito, un voto di delega e di passività che gli permetta di avere “i pieni poteri”. E’ esattamente il percorso di ogni processo caudillista ed autoritario che permette poi al capo ogni ulteriore forzatura di potere. L’attuale sistema elettorale (presentato come proporzionale, ma in realtà contenente i peggiori meccanismi maggioritari) che potrebbe dare alla nuova alleanza delle destre un’enorme ed artefatta maggioranza in parlamento con la possibilità di nuove pesanti controriforme istituzionali, guarda caso, è stato quello voluto dal PD di Renzi e da Forza Italia, un sistema chiaramente anticostituzionale che oggi si rivolge contro coloro che lo hanno imposto due anni fa.

5.Ma anche Salvini non è onnipotente e la sua ascesa è resistibile. Ha creduto di poter giocare la carta della crisi, avendo ormai ottenuto dai 5 Stelle tutto quello che voleva e di poter capitalizzare subito in termini di voti i suoi successi obbligando Conte a dimettersi. Ma le cose non sono andate così. Alla fine qualche meccanismo di autodifesa è scattato anche nel M5S con l’acqua alla gola, nel PD, in tutti quelli che hanno molto da perdere da un voto ravvicinato nelle condizioni volute da Salvini. I tempi della crisi si sono allungati e complicati e si sono aperti anche scenari politici diversi. E Salvini ha subito anche una significativa sconfitta, quella del voto in Senato, certo un voto procedurale che però determina uno scivolamento dei tempi della crisi e li incanala di più nelle procedure tradizionali. La sconfitta è in primo luogo simbolica perché è la prima per Salvini, ma è stata numericamente consistente perché la mozione della Lega, sostenuta da tutto la destra, ha raccolto 126 voti contro i 162 del M5S, Pd ed altri indipendenti. Ora 161 voti sono la barra della maggioranza assoluta al Senato.

E’ curioso, ma è di certo un dato politico voluto, che quasi nessun giornale abbia dato informazione di questi numeri e i media abbiamo parlato genericamente della sconfitta di Salvini, mettendo però al centro dei loro servizi la performance oratoria della stesso. Questo era il vero obiettivo del capo della Lega, rimanere al centro della scena ben sapendo che non poteva convincere i grillini, e che i numeri gli sarebbero stati avversi, tanto è vero che se ne andato prima del voto.

E’ un bene quindi che Salvini abbia preso una prima botta se pure tattica per il semplice fatto che questa, ma possibilmente altre più significative, possono mettere qualche granello di sabbia nel meccanismo di crescita di colui che è sembrato uscire sempre vincitore da ogni duello. Per la prima volta un personaggio importante del suo partito Giorgetti ha espresso pubblicamente la sua perplessità rispetto ai tempi della crisi scelti dal capo.

Sia ben chiaro però: le possibilità di successo di Salvini sono ancora tutte presenti e senza la costruzione di un forte movimento di massa sociale e rivendicativo le sue possibilità di successo rimangono altissime.

6.Quanto avverrà e come evolverà la crisi è quindi molto incerto tanto più perché questo movimento di massa ancora non c’è e le forze della sinistra di classe non sono in grado di incidere su quanto avviene sul piano politico.

Gli scenari su cui si sta discutendo sono sostanzialmente tre. In primo luogo le elezioni anticipate; in secondo luogo un possibile governo di transizione (di scopo, del presidente, le formule cambiano di giorno in giorno) che prepari le elezioni e magari faccia quella finanziaria che tutti temono di dover fare, pagando poi un prezzo alto in termini di voto; infine un governo di legislatura, cioè un governo con un programma ampio, frutto di un accordo politico tra il PD e il M5S che dispongono di una maggioranza potenziale nell’attuale parlamento. Soluzione molto difficile per ovvie ragioni questa ultima, ma di cui si sta discutendo. A dire il vero un esponente leghista ha anche avanzato la possibilità di un “contro inciucio”, cioè della ricomposizione tra Lega e M5S, ma con questa ipotesi entriamo nella fiction horror.

Resta il fatto che sono molte le variabili in campo e gli interessi dei vari partiti, tenendo anche conto delle divisioni presenti al loro interno e del ruolo di alcuni personaggi in primis Renzi e Di Maio, i quali si giocano il loro futuro personale.

In questo quadro restano fondamentali le prese di posizioni del Presidente della Repubblica, supremo garante istituzionale della borghesia italiana che ha già affermato che, qualsiasi sia il governo e qualsiasi siano le scelte politiche, non accetterà operazioni finanziarie che non rispettino l’equilibri dei conti, cioè i parametri europei. E Vincenzo Boccia presidente della Confindustria dopo aver riaffermato il criterio della cosiddetta tripla A della sua Associazione, “Autonoma, Apartitica e Agovernativa”, che le permette di giudicare i singoli provvedimenti di un governo e di una forza politica senza mai “affidare ad alcuno una delega generale”, afferma con estrema chiarezza che in nessun caso per la Confindustria sarebbe accettabile un’Italexit e la scelta egualmente disastrosa dell’uscita dall’Euro. Ed aggiunge ancora. “Nessuno può pensare di avere il consenso della Confindustria e degli imprenditori italiani attivando una roulette sui numeri per lo sviluppo, dove il rischio (per non dire la certezza) è che alla fine il debito pubblico vada in default, l’attuale assetto di protezione sociale non regga, i depositi e le azioni  dei piccoli risparmiatori perdano valore….”

Sembra un messaggio rivolto alla Lega e ai suoi “economisti”, ma anche agli imprenditori più direttamente legati a Salvini, ma va da se che è anche un messaggio rivolto ai sindacati, alle forze di sinistra, ai lavoratori: le politiche economiche liberiste non si toccano.

7.Non c’è dubbio quindi che nessuna soluzione politica che si affermerà, nel quadro dei rapporti di forza dati, corrisponderà ai bisogni e agli interessi delle classi lavoratrici; nello stesso tempo lo sviluppo delle resistenze sociali, la loro convergenza e capacità di azione sul terreno nazionale sono elementi indispensabili per poter condizionare i processi in corso, per difendere spazi ed elementi di democrazia ed aprire nuove potenzialità di mobilitazione e di lotta; non si deve stare a guardare ma lavorare per il ritorno sulla scena politica della classe lavoratrice. Diciamo questo perché non siamo ciechi e conosciamo non solo le posizioni politiche dei diversi protagonisti, ma anche che cosa siano socialmente i partiti che operano, cioè a quali classi sociali facciano riferimento. Purtroppo tutti i maggiori partiti, in diverse forme, fanno riferimento alle diverse articolazioni della classe dominante, compreso il PD, che da sempre si pone come il miglior e più affidabile gestore del sistema capitalista e degli interessi della borghesia liberale.

Per questo non solo ha gestito le politiche dell’austerità, ma anche sul piano democratico, (vedi leggi elettorali, vedi politiche verso i migranti), è stato piuttosto deludente per usare un eufemismo. Non aggiungiamo nulla sul M5S che è riuscito, avendo il 32% dei voti, nel capolavoro di costruire una autostrada per la destra e l’estrema destra creando condizioni politiche e culturali per un deterioramento sostanziale della democrazia.

Non siamo certo indifferenti a quanto avverrà sul piano politico, come siamo ben consapevoli e decisi di dover combattere le derive antidemocratiche; inoltre comprendiamo che settori sociali democratici e sociali importanti guardino con attenzione e con speranza alle forze che oggi si propongono di opporsi alla Lega e alle destre; ma quanto queste saranno capaci di farlo lo vedremo nel concreto della loro azione; lo dobbiamo fare partendo da un punto di vista del tutto indipendente, dagli interessi della classe lavoratrice, pienamente autonomo, nella costruzione di un movimento di alternativa sociale e politico tenendo insieme la battaglia democratica e quella sociale. Per usare la formula usata dalle nostre compagne e compagni dello Stato spagnolo costruire l’alternativa con un progetto sociale, una strategia, delle formule organizzative pluraliste, collettive ed inclusive e un programma solido per affrontare il neoliberalismo e la deriva autoritaria”. Qualsiasi scelta di alleanza politica e governativa col PD, come SI ha già proclamato di voler fare ai 4 venti, non potrebbe che determinare la subordinazione sociale alle logiche del liberismo e quindi facilitare l’azione della Lega e delle destre. Inoltre, quanto è avvenuto negli ultimi 20 anni in Italia qualcosa dovrebbe aver insegnato.

Rifondazione insiste molto sulla necessità di tornare a un sistema proporzionale, l’unico che permetterebbe un maggiore equilibrio e rappresentanza delle forze politiche e limiterebbe politicamente anche una eventuale vittoria elettorale delle destre.

Questo è vero e condividiamo la battaglia per il proporzionale, ma chi vuole e potrebbe farlo veramente nel contesto dato? Una nuova maggioranza parlamentare? Una nuova coalizione che dovrebbe pure, nel frattempo, non dimenticare di abrogare le tante schifezze antidemocratiche realizzate dai diversi governi negli ultimi anni?

Ritorniamo ancora una volta alla necessità di assumere una posizione di classe alternativa e di tenere strettamente legata la lotta democratica con quella sociale.

8.Così, mentre seguiamo l’evolvere della crisi politica, l’agenda delle mobilitazioni dell’autunno deve sempre essere il punto di riferimento delle forze della sinistra autentica: i movimenti contro i cambiamenti climatici, il movimento femminista, la battaglia contro il regionalismo differenziato, le campagne in difesa dei diritti dei migranti e contro la repressione del conflitto sociale, il sindacalismo conflittuale e di classe, saranno in piazza in questo autunno; molte scadenze di mobilitazione sono state già definite.

Anche i grandi sindacati farebbero bene a sviluppare una forte agenda di mobilitazioni e non chiedere passivamente al governo che verrà gli obiettivi della loro piattaforma che, per altro, contiene passaggi assai generici e alcuni anche sbagliati come quello sulla riduzione del cuneo fiscale non solo per i lavoratori ma per le imprese.

Continuiamo a pensare e a proporre a un momento unitario, un’assemblea nazionale delle forze politiche e sociali della alternativa che esprima obbiettivi comuni, contro il razzismo e i diritti dei migranti, per l’abrogazione delle leggi liberticide e la difesa della democrazia, per la difesa dei diritti delle donne contro Pillon e i suoi accoliti, contro ogni forma regressiva di divisione del paese e delle lavoratrici e dei lavoratori, per forti aumenti salariali e la divisione del lavoro esistente a parità di salario per combattere la disoccupazione, per avere una programma diverso da quello del PD e Lega sulle grandi opere a partir dalla Tav,  per prendere misure concrete ed unilaterali contro il riscaldamento climatico.

La sinistra di classe ha bisogno di questa visione d’insieme politica e sociale e di individuare un percorso di mobilitazione sociale che gli consenta di costruire la sua unità in atti operativi concreti e quindi di poter essere anche presente sul piano politico ed elettorale con una sua posizione indipendente sia nel caso di elezioni politiche ravvicinate sia se saranno procrastinate in data più lontana. Nelle prossime settimane vogliamo incontrare le forze politiche e sociali della sinistra di classe per discutere insieme di questi problemi e di queste proposte in un frangente così incerto e drammatico per il nostro paese.

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